L'esplosione dello Starship di SpaceX e i minuti di panico a 30mila piedi
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Redazione Esteri
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La comunicazione alla torre di controllo, quel 16 gennaio 2025, non ammetteva mezzi termini. Dopo il decollo dal Texas, il più potente razzo al mondo, lo Starship di SpaceX, aveva fallito la sua missione esplodendo in quota. E la voce che raggiunse il comandante di un JetBlue in rotta verso San Juan, Porto Rico, fu quanto mai diretta: se avesse proseguito il viaggio attraverso la zona ormai contaminata dai detriti, lo avrebbe fatto, testuali parole, «a suo rischio e pericolo». Una dichiarazione che, come rivelato da un'inchiesta del Wall Street Journal su documenti della Federal Aviation Administration, racchiudeva tutta la gravità di un incidente che per quasi un'ora gettò nel caos un tratto di spazio aereo e mise potenzialmente a repentaglio le vite delle circa 450 persone a bordo di tre diversi velivoli.
La scelta impossibile per i piloti tra detriti e carburante
Si consumò allora, a nord di San Juan, una drammatica corsa contro il tempo e una valutazione dai margini strettissimi. I piloti del volo commerciale, infatti, si trovarono di fronte a un dilemma dalla soluzione tutt'altro che scontata. Da un lato, c'era la prospettiva di attraversare un'area che i controllori del traffico aereo sapevano essere disseminata di frammenti del veicolo spaziale disintegratosi a 146 chilometri d'altezza; dall'altro, il rischio concreto di dover deviare la rotta al punto da esaurire il carburante necessario prima di poter raggiungere una pista alternativa, rimanendo così in balia dell'oceano. Una situazione analoga, per quella che era ormai una vera e propria emergenza nella sorveglianza dei cieli, vissero anche i comandanti di un aereo della Iberia Airlines e di un jet privato, costretti a improvvisare manovre mentre i radar tentavano di tracciare la pioggia di detriti in caduta.
L'incidente e la gestione del rischio nello spazio cosmico
L'episodio, che il patron di SpaceX Elon Musk commentò sulle sue piattaforme sottolineando come «il successo sia sempre incerto ma il divertimento garantito», ha riacceso con forza un dibattito che travalica i confini dell'ingegneria aerospaziale. La questione centrale, che le agenzie governative e, sempre più, le compagnie private devono affrontare, riguarda la sostenibilità delle operazioni nello spazio cosmico e la mitigazione dei rischi non solo durante le missioni, ma anche per quanto ricade sul nostro pianeta. La caduta incontrollata di frammenti, specie di dimensioni considerevoli, rappresenta un pericolo tangibile, come dimostrato quella sera di gennaio, quando il confine tra l'ambiziosa esplorazione spaziale e la sicurezza del trasporto aereo civile divenne pericolosamente labile.
Le indagini e il peso dei detriti spaziali
L'inchiesta giornalistica ha portato alla luce come l'esplosione abbia costretto i controllori a gestire una crisi improvvisa, il cui esito non era scontato. L'attenzione si concentra ora non solo sulle dinamiche tecniche del fallimento del razzo, ma anche sui protocolli di sicurezza e di coordinamento tra le entità che gestiscono il traffico spaziale e quello aereo. L'evento, per sua natura eccezionale, solleva interrogativi precisi sulla densità del traffico nello spazio vicino alla Terra e sulla necessità di framework regolatori in grado di prevenire simili scenari, dove il margine d'errore si assottiglia fino a sfiorare la tragedia. La gestione dei detriti, il loro monitoraggio e la comunicazione tempestiva del pericolo diventano, dunque, tasselli fondamentali per un'era di accesso allo spazio sempre più frenetica e affollata.




