L’Italia divisa tra il ciclone di San Valentino e l’attesa di un anticiclone che forse, alla fine del mese, metterà a tacere l’Atlantico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è la quiete che precede la tempesta, ma la tempesta stessa, quella che sta scolpendo il profilo meteorologico di questo febbraio 2026; e non accenna a voler cedere il passo. L’Italia – lo confermano le analisi del meteorologo Lorenzo Tedici per iLMeteo.it e i modelli del centro europeo Copernicus – continua a trovarsi imbrigliata in una sorta di corridoio atlantico forzato, una deviazione innaturale della corrente a getto polare che, anziché scorrere rettilinea verso le alte latitudini, si inarca verso il Mediterrazno a causa di un blocco anticiclonico piantato tra Groenlandia e Scandinavia -2-7. Questo meccanismo, spiegano gli esperti, sta letteralmente riscrivendo la geografia climatica del continente: il Nord Europa è sigillato da un muro di gelo secco, mentre l’Italia viene investita da un flusso zonale umido che non le concede tregua, con precipitazioni che gli stessi meteorologi definiscono ormai come un surplus eccezionale.

Se il presente è fatto di nubi basse e ombrelli perennemente aperti, il weekend che coincide con San Valentino si preannuncia come il capitolo più tumultuoso di questa lunga saga. Un vortice depressionario molto profondo, destinato a scavarsi un letto tra i mari italiani con valori barici che si prevedono inferiori ai 985 hPa, è già stato battezzato come il “ciclone di San Valentino” e porterà con sé non solo piogge, ma un cambio di passo termico radicale -2-5. Fino a venerdì, il Paese resterà esposto a venti di burrasca che flagelleranno con particolare intensità Sardegna, Sicilia e Calabria: onde che, secondo le stime, potrebbero raggiungere i sei metri di altezza nel basso Tirreno e raffiche capaci di superare i cento chilometri orari, condizioni che metteranno a dura prova i collegamenti marittimi e la tenuta dei litorali già provati dalle mareggiate di gennaio -1-7.

La genesi artica del vortice e il ritorno della neve a bassa quota

A rendere questo ciclone profondamente diverso dalle precedenti perturbazioni atlantiche è la sua alimentazione. La massa d’aria che lo sostiene non proviene dalle usuali latitudini oceaniche, ma scende direttamente dalla Lapponia, trasportando un corredo termico che nulla ha a che vedere con la mitezza degli ultimi giorni -2-5. Sabato il maltempo si distribuirà in modo asimmetrico sulla Penisola – più incisivo sul Nord-Est e sulle regioni tirreniche meridionali – ma sarà domenica, giorno di San Faustino, a segnare lo spartiacque: il crollo verticale delle colonnine di mercurio, con una diminuzione che in alcune zone potrebbe toccare gli otto gradi in appena ventiquattro ore, riporterà l’inverno a latitudini e altitudini che sembravano averlo dimenticato -3-6.

La neve, in questo contesto, cesserà di essere un fenomeno confinato ai duemila metri delle Alpi centrali o ai valichi appenninici più elevati; la quota neve è attesa in drastico abbassamento fino a lambire le colline del versante adriatico e le zone interne del Centro-Sud, mentre sulla Valle d’Aosta, già nei giorni precedenti, si assisterà a un accumulo eccezionale oltre i novecento metri -2-10. Il freddo, insomma, non sarà semplicemente un ritorno alla media stagionale, ma un’incursione che potrebbe portare i termometri ben al di sotto di essa, con la notte tra sabato e domenica che potrebbe regalare estese brinate persino in aree della pianura Padana nordoccidentale -3.

L’ipotesi della svolta: l’anticiclone atteso per l’ultima decade

Eppure, proprio mentre il Paese si prepara a indossare i cappotti pesanti, i centri di calcolo internazionali iniziano a ragionare su una data di scadenza per questo lungo assedio atlantico. Se l’inizio della prossima settimana sarà ancora condizionato dall’instabilità residua del ciclone, con venti che faticheranno a calmarsi e un clima rigidamente invernale, gli aggiornamenti più recenti tracciano una possibile inversione di tendenza intorno al 21-22 febbraio -4-9.

L’ipotesi, ancora da certificare con la necessaria prudenza a causa della distanza temporale, è quella di una rimonta dell’alta pressione che, dalle medie latitudini oceaniche, potrebbe estendere la sua influenza verso il bacino del Mediterraneo centrale. Questo movimento, qualora confermato, interromperebbe il deflusso delle perturbazioni atlantiche verso l’Italia, deviandolo definitivamente verso il Nord Europa. Il ritorno di un anticiclone stabile non significherebbe semplicemente la cessazione delle piogge, ma l’avvio di una fase atmosferica completamente diversa, caratterizzata da ampie schiarite, un soleggiamento finalmente duraturo e un graduale addolcimento delle temperature che restituirebbe ai terreni, ormai saturi dopo settimane di piogge quasi ininterrotte, il tempo necessario per asciugarsi -4.

Prima di allora, tuttavia, non ci sarà scampo: il treno di perturbazioni che sta attraversando la Penisola deve ancora completare la sua corsa, e l’appuntamento con il ciclone di San Valentino è ormai scritto nelle carte meteorologiche.

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