L’Arena di Verona tra record tv, brindisi mondiale e il caso Domingo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un milione e ottocentottantunmila spettatori incollati al teleschermo, con uno share del 14,9% su RaiUno, hanno sancito il successo di ascolti per "Campioni del mondo - Italia loves Unesco", la diretta andata in scena venerdì scorso dal palcoscenico naturale dell’Arena di Verona.

La kermesse, pensata per celebrare i 61 siti italiani riconosciuti dall'organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, è diventata immediatamente un banco di prova per la capacità del sistema Paese di unire musica, enogastronomia e diplomazia in una sola serata.

Dietro i numeri, tuttavia, si cela un retroscena che poco ha a che fare con l’armonia istituzionale: la scelta di escludere dal programma l’immortale «‘O Sole Mio», un brano simbolo della candidatura della canzone napoletana classica a patrimonio immateriale Unesco, a causa dei veti posti dal celebre tenore spagnolo Plácido Domingo, presente sul palco insieme a Serena Autieri per eseguire «Dicitencello Vuje».

Il ministro Mazzi e l’abbraccio dei delegati internazionali

A fare gli onori di casa, e a raccogliere il testimone di una serata tanto voluta dall’esecutivo, è stato il ministro del Turismo, il veronese Gianmarco Mazzi, il quale ha voluto sottolineare come l’evento rappresenti un veicolo di promozione senza precedenti. «È stata la serata televisiva più vista – ha dichiarato Mazzi – e si stima che, sull’onda delle cerimonie olimpiche, l’abbiano seguita oltre 60 milioni di spettatori internazionali».

Un’audience che non poteva lasciare indifferenti, soprattutto alla luce della massiccia presenza in platea dei cento delegati Unesco arrivati a Verona con un volo speciale da Parigi, accolti all’aeroporto dallo stesso ministro e dalla sovrintendente della Fondazione Arena, Cecilia Gasdia.

Quella folla di diplomatici e rappresentanti permanenti – provenienti da nazioni come l’Australia, il Qatar, l’Ucraina e lo Zimbabwe – ha assistito a uno show che intrecciava le arie liriche (riconosciute patrimonio immateriale nel 2023) con la potenza rock di Patti Smith e le melodie di Gigi D’Alessio e Massimo Ranieri.

Il brindisi da record e il protagonismo del Prosecco

Se la parte musicale ha risentito di dinamiche artistiche non prive di attriti, la parte enologica dell’evento ha invece marciato senza intoppi, anzi, alzando i calici. Nel corso della serata, gli organizzatori hanno realizzato quello che è stato definito il "brindisi più grande del mondo", un momento corale che ha visto sfilare diecimila calici per celebrare le eccellenze vitivinicole nazionali. A trarre il massimo beneficio da questa vetrina sono state le Colline del Conegliano Valdobbiadene, la cui area è già patrimonio dell’umanità.

Franco Adami, presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, si è detto onorato di rappresentare un territorio che, attraverso l’immagine del vino, riesce a raccontare la cura del paesaggio e la qualità della produzione italiana. Un modo, questo, per legare indissolubilmente il riconoscimento del paesaggio veneto a quello della cucina italiana, proclamata patrimonio dell’umanità solo pochi mesi fa.

L’ombra dell’esclusione e i retroscena sul palco

Ma torniamo al nodo che ha reso la serata meno "unita" di quanto volessero i ministri Lollobrigida e Mazzi, presenti in conferenza stampa per il lancio ufficiale della candidatura della canzone napoletana. Il fatto che «‘O Sole Mio», un brano universalmente riconosciuto come emblema della tradizione partenopea, non abbia trovato spazio in scaletta ha sollevato più di un sopracciglio tra gli addetti ai lavori.

Secondo le fonti raccolte nella sala stampa dell’Arena, l’esclusione sarebbe stata una condizione imprescindibile posta dal team di Plácido Domingo, il quale non avrebbe gradito la sovrapposizione o la competizione con il proprio repertorio sul palco. In sua vece, il tenore Vittorio Grigolo ha dovuto orientarsi su altri brani, lasciando un vuoto simbolico che la serata – nonostante la presenza di giganti come Morandi e la stessa Autieri – non è riuscita a colmare.

Un incidente diplomatico artistico che dimostra quanto, anche nelle notti di gala dedicate all’orgoglio nazionale, la logica dei divi internazionali possa plasmare il racconto televisivo a discapito delle candidature istituzionali.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.