Accertamenti catastali post Superbonus: perché oggi serve una perizia catastale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A distanza ormai di alcuni anni dal “vivo” della stagione del Superbonus, l'attività di controllo dell'Agenzia delle Entrate – un lavoro minuzioso che ha richiesto tempo per processare i dati dei cantieri – sta progressivamente spostando l'attenzione dalle agevolazioni fiscali agli effetti che molti interventi hanno prodotto sul patrimonio immobiliare e sulla sua rappresentazione catastale.

Sempre più frequentemente vengono notificati avvisi di accertamento catastale con i quali l’amministrazione finanziaria procede alla revisione di classamenti, consistenze e rendite, un’operazione che travalica la semplice verifica della congruità dei costi. Sotto la lente di ingrandimento, insomma, finisce l’intera storia dell’immobile, dal primo mattone ai lavori più recenti, e per chi ha omesso degli aggiornamenti la situazione si fa critica.

I controlli, infatti, non si fermano alla verifica dell’eventuale aumento della rendita conseguente agli interventi agevolati – come previsto dai commi 86 e 87 dell’articolo 1 della legge n. 213/2023 – ma si estendono all’esame dell’intera posizione catastale del bene, analizzando frazionamenti e variazioni pregresse che potrebbero rivelarsi irregolari.

Numeri e dimensioni del fenomeno: quasi un immobile su due fuori norma

A suffragare la severità di questa tornata ispettiva arrivano i dati contenuti nel Documento di Finanza Pubblica 2026, approvato a fine aprile, che fotografano uno scenario di ampia portata: su circa 3.500 pre-controlli conclusi dall’Agenzia delle Entrate entro la fine del 2025, oltre 1.550 unità immobiliari presentavano ancora delle criticità.

Tradotto in percentuale, significa che quasi il 45% dei proprietari di case ristrutturate con i bonus edilizi – e in larga parte col Superbonus – non ha aggiornato la rendita catastale, nonostante i lavori ne avessero di fatto incrementato il valore. È vero che, dall’altra parte della medaglia, risultano 1.050 immobili già regolarizzati e 900 esonerati dall’obbligo, ma la quota di “sommerso” emersa è sufficiente a giustificare la massiccia campagna di comunicazione che il Fisco ha messo a punto per i prossimi mesi.

Le lettere di compliance e il calendario delle verifiche

L’arma in dotazione all’amministrazione per gestire questo fronte è ormai collaudata: si tratta delle cosiddette “lettere di compliance”, missive con cui il Fisco invita il contribuente a verificare autonomamente l’anomalia prima che scatti un accertamento formale. Il piano di invii è già stato calendarizzato e prevede cifre imponenti: si parla di 20.000 comunicazioni per il 2026, 40.000 per il 2027 e ben 60.000 per il 2028, raggiungendo un totale di 120.000 controlli mirati nell’arco del triennio.

Per intercettare le difformità, l’Agenzia non si affida solo alla carta, ma utilizza sistemi di fotointerpretazione e algoritmi di intelligenza artificiale; a fine 2025 il monitoraggio territoriale aveva già coperto il 75% del paese con l’obiettivo di arrivare all’85% entro la fine dell’anno corrente.

Cosa rischia chi non aggiorna i dati e come intervenire

Le conseguenze per chi ignora l’obbligo di aggiornamento non sono affatto trascurabili e colpiscono sia il portafoglio che la libertà di disporre del bene. Sul piano pecuniario, l’articolo 2 del D.Lgs. 23/2011 prevede sanzioni che vanno da un minimo di 1.032 euro fino a un massimo di 8.264 euro per ogni unità immobiliare irregolare. Ma c’è di più: l’immobile che non rispecchia i dati catastali è di fatto “bloccato”, perché dal 2010 la conformità catastale è requisito indispensabile per la stipula di qualsiasi atto notarile di compravendita o di locazione.

Per limitare i danni, esiste però la strada del ravvedimento operoso: se il proprietario procede spontaneamente alla presentazione della variazione (Docfa) prima di ricevere la lettera formale di contestazione, le sanzioni si riducono drasticamente, attestandosi su cifre molto più basse (circa 103 euro entro 90 giorni dal ritardo). In ogni caso, con un piano di verifiche che si intensificherà mese dopo mese, rimandare l’adeguamento della rendita espone ormai a un rischio concreto e immediato.

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