Intelligenza artificiale, nuovi ruoli e rischi per il futuro del lavoro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’intelligenza artificiale sta modificando ruoli, competenze e percorsi di carriera nelle organizzazioni, con nuove figure professionali che emergono accanto alla trasformazione dei profili già esistenti. L’adozione dell’AI porta cambiamenti nei processi di lavoro e rende centrali elementi come governance, integrazione dei team e power skills. La trasformazione descritta nell’estratto di “Super enterprise: la rivoluzione dell’ai guidata da persone e organizzazioni” evidenzia come il valore dell’intelligenza artificiale dipenda anche dalle capacità delle persone e dalla capacità delle organizzazioni di accompagnare questi cambiamenti.

Tra gli aspetti più discussi c’è il rischio legato all’automazione dei compiti tradizionalmente affidati ai professionisti junior. Il concetto di Cognitive Commons, introdotto da un paper di Nolan Lovett della NATO Special Operations University pubblicato online il 26 luglio 2026 su Human Resource Development Review, descrive la possibilità che l’eliminazione di alcune attività formative riduca il percorso attraverso cui si costruiscono le competenze degli esperti. L’utilizzo dell’AI può offrire vantaggi immediati, ma secondo questa prospettiva potrebbe diminuire nel tempo il numero di persone capaci di riconoscere e correggere gli errori dei sistemi di intelligenza artificiale.

Il cambiamento dei ruoli e il valore delle competenze umane

La diffusione dell’intelligenza artificiale si inserisce in un contesto in cui anche il rapporto tra aziende e lavoratori viene analizzato attraverso nuove dinamiche occupazionali. Nel libro “Disposable Workers: The Transformation of Employment” (“Lavoratori usa e getta: la trasformazione dell’occupazione”), Osterman evidenzia come i datori di lavoro mostrino già un impegno minore nei confronti dei lavoratori. Un’indagine nazionale condotta su oltre 6.000 lavoratori indica che il 35% degli attuali dipendenti rientra in una categoria definita “usa e getta”, secondo la classificazione proposta dall’autore.

La presenza dell’AI potrebbe accelerare questa tendenza, secondo gli elementi riportati, intervenendo in un mercato del lavoro dove le organizzazioni devono affrontare il rapporto tra automazione e sviluppo delle competenze. La nascita di nuovi ruoli legati all’intelligenza artificiale si accompagna quindi alla necessità di considerare il ruolo delle persone nei processi decisionali, nella gestione dei gruppi e nella costruzione delle capacità professionali. Governance, collaborazione tra team e power skills diventano così temi centrali nel percorso di trasformazione organizzativa.

Intelligenza artificiale e inclusione lavorativa delle persone con disabilità

Un altro tema riguarda il rapporto tra intelligenza artificiale e inclusione nel mondo del lavoro per le persone con disabilità. La questione analizzata riguarda la possibilità che l’AI possa favorire nuove opportunità oppure creare ulteriori barriere rispetto ai posti di lavoro disponibili. L’approfondimento ha coinvolto Marino Bottà, indicato come uno dei massimi esperti italiani nel settore degli inserimenti professionali, dell’inclusione lavorativa e della formazione aziendale a sostegno dei lavoratori con disabilità motoria, intellettiva, cognitiva e comportamentale.

Gli scenari legati all’intelligenza artificiale vengono quindi osservati da più prospettive: dalla nascita di nuovi profili professionali alla trasformazione delle competenze richieste, fino agli effetti sui percorsi di accesso e crescita nel lavoro. L’evoluzione dell’AI riguarda non solo gli strumenti tecnologici utilizzati dalle organizzazioni, ma anche il modo in cui vengono costruiti i percorsi professionali e le condizioni che permettono alle persone di sviluppare capacità utili nel tempo.

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