A Parigi ce l’hanno con i portieri italiani: Donnarumma e l’instabilità del Psg
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Redazione Sport
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Gianluigi Donnarumma è solo l’ultimo di una lunga serie. Quattordici portieri in quattordici anni: è questo il bilancio del Paris Saint-Germain da quando, nel 2011, il club è passato sotto la proprietà dell’emiro del Qatar. Un turnover incessante, dettato non solo dalla natura ambiziosa e volubile del progetto, ma anche da dinamiche interne che spesso sfociano in scontri mediatici, quando non in pregiudizi legati al ruolo stesso dell’estremo difensore.
Il caso di Donnarumma, oggi, riflette questa instabilità. Il portiere italiano, reduce da una stagione decisiva per la vittoria in Champions League, attende da mesi un segnale chiaro sulla riconferma. Il Psg, dopo avergli proposto un rinnovo al ribasso, ha scelto di investire 40 milioni in Lucas Chevalier, giovane prospetto del Lille, legandolo con un contratto fino al 2030. Una mossa che, al di là delle rassicurazioni ufficiali, getta ombre sul futuro dell’italiano, il cui accordo scadrà nel 2026.
Non è la prima volta che un portiere italiano finisce nel mirino a Parigi. Prima di Donnarumma, Salvatore Sirigu – altro ex numero uno della nazionale – visse un’esperienza altalenante, tra promozioni e marginalizzazioni, prima di lasciare il club nel 2017. Una sorte simile toccò anche a Marco Amelia, arrivato nel 2011 come riserva e presto messo da parte. Dinamiche che, osservate nel loro insieme, suggeriscono una certa diffidenza verso gli specialisti italiani del ruolo, spesso accusati – non sempre a ragione – di essere troppo legati a uno stile considerato "datato".
Eppure, i numeri di Donnarumma parlano chiaro: decisivo in Champions, solido in campionato, ha dimostrato di poter reggere il confronto con i migliori. Ma nel calcio moderno, specie in un contesto come quello parigino, dove la pressione mediatica è costante e le scelte tecniche spesso risentono di logiche extra-sportive, il merito non basta. La foto postata su Instagram, con la scritta "n.1" e il sorriso della famiglia accanto, è un messaggio chiaro: lui non intende cedere il posto.




