Sinner, la rinuncia a Montreal e il dibattito sul record dei Masters 1000: “Scelta giusta per gli Us Open”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non si placano le polemiche intorno alla decisione di Jannik Sinner di rinunciare al Masters 1000 di Montreal. Il numero uno del mondo, reduce dal trionfo a Wimbledon contro Alexander Zverev, ha scelto di non disputare il primo dei due appuntamenti nordamericani che conducono agli Us Open, alimentando un dibattito che va al di là della semplice gestione delle energie.

Mentre il tennista altoatesino si allena a Montecarlo in vista del rientro in campo fissato al Masters 1000 di Cincinnati, le voci critiche – come quella del giornalista di Eurosport Simone Eterno – si rincorrono: “Uno sportivo per entrare nel mito ha anche bisogno di essere personaggio. Fossi stato in Sinner – per come si era configurata la stagione – sarei andato a Montreal per provare a fare la storia per vincere tutti i Masters 1000”, ha commentato, definendo l’azzurro un “anti-personaggio”.

La logica della rinuncia: la salute prima del record

A difendere la scelta del numero uno del mondo ci ha pensato, tra gli altri, Fabio Fognini, che in un intervento a Sky Sport ha spiegato come la decisione di saltare Montreal abbia un senso logico in ottica Us Open. In particolare, l’ex tennista azzurro ha osservato come la priorità di Sinner debba essere quella di preservare la propria condizione fisica dopo una stagione intensissima.

Un concetto, questo, ribadito anche dal coach Darren Cahill dopo il successo a Londra: il rischio burnout è concreto, e il cambio di approccio dopo il malore e la deludente eliminazione al secondo turno del Roland Garros contro Juan Manuel Cerundolo ha imposto una riflessione profonda sulla programmazione. La scelta di Sinner, quindi, non è dettata dalla mancanza di ambizione, ma da una consapevole progettualità a lungo termine per allungare la carriera al vertice del tennis mondiale.

Montreal, un’occasione per gli altri azzurri

L’assenza di Sinner, insieme a quelle di Novak Djokovic e Carlos Alcaraz (ancora alle prese con il recupero dall’infortunio al polso), rappresenta un’opportunità significativa per il tennis italiano. Proprio Fabio Fognini ha sottolineato come questa possa essere una buona occasione per Matteo Berrettini e Lorenzo Musetti, che potrebbero sfruttare un tabellone meno competitivo per fare strada in Canada.

“Oggigiorno chiunque può vincere un Masters 1000, ai miei tempi con Nole, Roger e Rafa era impossibile, anche perché non ne mancavano mai uno”, ha commentato l’ex giocatore azzurro, accendendo i riflettori su un fenomeno che sta cambiando il volto del circuito: le frequenti rinunce dei top player ai tornei obbligatori, una tendenza che sta sollevando non poche perplessità tra organizzatori e addetti ai lavori.

A Montecarlo per ricaricarsi: la preparazione per il cemento

Dopo le vacanze tra Sardegna, una crociera e una breve puntata nella sua San Candido, Sinner è già al lavoro al Montecarlo Country Club – che si trova in realtà a Roquebrune-Cap-Martin, in Francia – per riprendere confidenza con i campi in cemento. Il numero uno del mondo si allena con costanza, alternando il lavoro sul campo a una routine quotidiana fatta di lunghi riposi (anche dieci ore di sonno a notte) e gestione della privacy, lontano dall’assedio mediatico.

Tra i suoi compagni di allenamento spicca il monegasco Valentin Vacherot, reduce da un infortunio e vincitore lo scorso anno del Masters 1000 di Shanghai, un avversario ideale per testare il ritmo partita in vista dell’impegno di Cincinnati, dove Sinner dovrà riscattare la finale non giocata dello scorso anno contro Alcaraz.

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