La tanatoesteta di Masterchef: "Il grazie dei familiari ripaga ogni difficoltà"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La prima apparizione televisiva di Raffaella Acciardi, che nella vita pratica la tanatoestetica presso la Pubblica Assistenza L’Avvenire a Prato, ha portato in primo piano, durante la puntata di MasterChef Italia, un mestiere di cui si parla raramente fuori dai contesti di lutto. "Mi piace molto cucinare, così mi sono detta: proviamo, perché no?", ha spiegato la donna, raccontando con naturalezza la sua scelta di partecipare al talent culinario, una decisione presa senza secondi fini che ha poi generato, una volta mandata in onda la sua prova, un'entusiasta reazione tra i suoi colleghi. Il suo dolce, un quattro quarti al limone a forma di luna chiamato "Eclissi" e farcito con crema pasticciera, non è infatti bastato a convincere la severa giuria, ma l’esperienza vissuta, a suo dire, resta comunque unica e da provare, una parentesi frizzante in una professione che richiede invece una sensibilità costante.

Un lavoro che supera lo stigma

Il settore funerario, come ha sottolineato la stessa Acciardi, si porta dietro un peso culturale non indifferente, spesso banalizzato da un linguaggio greve o da battute di facile effetto, che poco hanno a che fare con la realtà di un'attività profondamente legata al rispetto della persona. La sua formazione, avvenuta presso la Scuola superiore di formazione funeraria (Ssff) alla Croce Verde di Reggio Emilia – un istituto unico nel suo genere in Italia –, l’ha preparata a un compito delicato, quello di occuparsi con arte e dignità della salma, un gesto finale che ha un profondo valore per chi resta. "Trucco e vesto i cadaveri", ha dichiarato in televisione, senza reticenze, rivelando un’originaria aspirazione per la medicina legale che l’ha comunque condotta verso un ruolo di cura, seppur diverso da quello inizialmente immaginato.

La dignità come cifra professionale

Quello della tanatoestetica è, nelle parole di Raffaella Acciardi, un mestiere in cui il riconoscimento più grande non proviene dai riflettori o da un giudizio in televisione, ma dalla gratitudine silenziosa delle famiglie. È quel "grazie", spesso non pronunciato ma percepibile, che ripaga delle difficoltà inerenti a un lavoro svolto costantemente a contatto con il dolore, un sentimento che trasforma un atto tecnico in un servizio di conforto. La sua apparizione a MasterChef, per quanto fugace, ha così squarciato per un momento il velo di riserbo su un mondo poco conosciuto, mostrandone l’aspetto profondamente umano e l’alta specializzazione richiesta, lontana dagli stereotipi popolari.

Oltre la televisione, la normalità di un'arte

Terminata l’avventura televisiva, con la sua eliminazione durante i Live Cooking davanti a Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, Raffaella Acciardi è tornata alla sua routine professionale, a quell’"arte funeraria" che pratica con dedizione. La sua storia, passata dai fornelli di MasterChef alla preparazione delle salme, evidenzia come esistano percorsi di vita e professionali che sfuggono alle narrazioni convenzionali, fondati su una concretezza fatta di gesti precisi e di un rispetto che va oltre la vita. La scuola reggiana, citata con orgome durante la trasmissione, rappresenta in questo senso un punto di riferimento fondamentale per chi, come lei, sceglie di operare in questo campo con competenza e tatto, portando avanti un’attività essenziale, sebbene spesso rimasta nell’ombra.

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