Gli italiani, la sfiducia nei servizi e il fantasma dell'autoritarismo
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Redazione Interno
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Il quadro che emerge dalla ventottesima edizione dell’Osservatorio “Gli italiani e lo Stato”, un’indagine condotta da LaPolis-Università di Urbina Carlo Bo insieme a Demos e Avviso Pubblico, non lascia spazio a molte illusioni: il Paese, che scivola verso il basso nella scala sociale, sviluppa un sentimento di insoddisfazione profonda verso quei servizi pubblici che dovrebbero costituirne l'ossatura. La scuola, la sanità, i trasporti, settori fondamentali per la qualità della vita e per la mobilità ascendente, non riescono a riguadagnare il consenso perduto negli anni, confermando un trend negativo che sembra ormai strutturale. La percezione di un declino collettivo, quello che alcuni definiscono una perdita di status, finisce per alimentare una sfiducia diffusa, la quale, se da un lato erode la legittimità delle istituzioni, dall’altro lascia aperto uno spazio pericoloso a risposte politiche estreme.
Il crollo della soddisfazione nei servizi essenziali
La scuola pubblica, ad esempio, è considerata soddisfacente solo da meno di quattro italiani su dieci, una percentuale che si attesta al 38% e che fotografa una crisi di fiducia palpabile. Lo studio, nel suo complesso, rivela come il malessere non sia episodico ma persistente, toccando con uguale forza anche il sistema sanitario e le reti di trasporto, i quali, nonostante gli sforzi e le dichiarazioni d’intenti, non riescono a riconquistare il favore che avevano in passato. Ciò che colpisce, in questa lunga discesa, è il contrasto con la tenuta di altre figure e istituzioni: il capo dello Stato e le forze dell’ordine, infatti, resistono meglio all’erosione del consenso, mantenendo un capitale di fiducia che appare come un argine isolato in un panorama generale di scetticismo.
Partecipazione in bilico tra impegno e disaffezione
La mappa della partecipazione civica e politica, d’altra parte, si presenta frastagliata e piena di contraddizioni. Se da un lato l’astensionismo elettorale continua la sua crescita, segnalando un distacco preoccupante dai meccanismi formali della democrazia rappresentativa, dall’altro l’associazionismo e il volontariato tengono, dimostrando che il desiderio di fare parte di un sociale non si è spento ma forse cerca canali alternativi. È un dato che suggerisce una ricerca faticosa di autodefinizione da parte degli italiani, un tentativo di trovare nuove forme di appartenenza in un contesto dove le tradizionali agenzie di coesione, a cominciare dalla scuola, mostrano la corda. Le divisioni, in questo quadro frammentato, sembrano acuirsi piuttosto che ricomporsi.
Il consenso per le tentazioni autoritarie
Proprio su questo terreno di sfiducia e di incertezza attecchisce, secondo il rapporto, un consenso inquietante per soluzioni politiche di stampo autoritario. L’indagine quantifica in una persona su cinque l’ampiezza del consenso sociale verso forme di governo non democratiche, incluse quelle che richiamano esplicitamente l’esperienza storica del fascismo. Una percentuale che, se si considerano anche coloro che si dichiarano incerti di fronte al bivio tra democrazia e autoritarismo, si allarga fino a comprendere circa un italiano su tre. È un segnale di allarme che non può essere ignorato, poiché lega la percezione di un deterioramento della vita quotidiana e dei servizi a una disponibilità, seppur minoritaria ma significativa, ad abdicare alle libertà fondamentali in cambio di presunte efficienze e ordine.




