Il petrolio e le incertezze geopolitiche riaccendono la volatilità: Piazza Affari vacilla dopo lo stop ai dialoghi Usa-Iran
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Redazione Economia
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Una settimana iniziata all’insegna dei record si è trasformata in un brusco risveglio per le Borse europee, con Piazza Affari che, dopo aver agganciato quota 50mila punti – un livello che mancava dal lontano 2000, quando il paniere era composto da 30 sottostanti – ha subito una correzione altrettanto repentina.
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Se da un lato l’ottimismo degli investitori era stato alimentato dalla speranza di una distensione in Medio Oriente, dall’altro la realtà sul campo ha riacceso la tensione: Teheran, attraverso l’agenzia di stampa Tasnim, ha annunciato l’interruzione dello scambio di messaggi con gli Stati Uniti, una decisione presa come reazione agli attacchi che hanno coinvolto il Libano. askanews +3
E non è tutto, perché i vertici iraniani hanno manifestato la piena disponibilità a chiudere completamente lo Stretto di Hormuz e altri passaggi navali cruciali, una mossa che getta un’ombra lunga sulle catene di approvvigionamento globali. askanews +3
La frenata dei listini e la fuga verso il greggio
La notizia della rottura dei canali diplomatici – mediati da terze parti – ha agito come un secchio d’acqua fredda sui mercati del Vecchio Continente.
Dopo una mattinata di cautela, gli indici hanno virato decisamente al ribasso: il Ftse Mib, proprio nel giorno in cui festeggiava il ritorno a quei livelli psicologici mai più toccati dal boom delle dot-com, è scivolato sotto soglia, perdendo circa sette decimi di punto percentuale e attestandosi poco sotto i 49.700 punti. teleborsa +3
Non è andata meglio a Parigi, Francoforte o Londra, tutte in territorio negativo, mentre Wall Street stessa, che si apprestava ad aprire in rialzo, ha dovuto fare i conti con questo nuovo scenario di incertezza.
L’effetto immediato, come spesso accade in questi frangenti, è stato una vera e propria corsa all’acquisto sul petrolio: gli operatori, temendo strozzature nell’offerta, hanno premiato l’oro nero, con il Brent (scadenza agosto) balzato fino a 96,4 dollari al barile e il Wti (scadenza luglio) schizzato oltre i 93 dollari, registrando progressi intorno al 6 e al 7%. ilsole24ore +3
L’inversione di tendenza dopo maggio e il nodo Hormuz
Questi rialzi assumono un significato particolare se letti in controtendenza rispetto al mese di maggio: solo poche settimane fa, entrambi i benchmark avevano subito perdite consistenti, quando la possibilità di un accordo di pace sembrava concreta e gli analisti ipotizzavano la riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio obbligato per le navi cisterna.
La scorsa settimana, il greggio aveva perso circa il 10%, alimentato dalle speranze di una de-escalation. teleborsa +3
Oggi, la musica è cambiata: le reciproche incursioni militari del fine settimana – con le forze statunitensi che hanno colpito obiettivi iraniani in “autodifesa” e la Guardia Rivoluzionaria che ha risposto – hanno spazzato via quelle illusioni. A complicare ulteriormente il quadro, c’è l’avanzata israeliana in Libano nella campagna contro Hezbollah, che rende il contesto mediorientale una polveriera pronta a esplodere da un momento all’altro. askanews +3
L’attenzione resta fissa sui dati macro e sul lavoro americano
Mentre i riflettori sono puntati sulle tensioni geopolitiche, la comunità finanziaria (ndr, gli operatori) non perde di vista il calendario macroeconomico, in particolare gli indicatori provenienti dagli Stati Uniti.
Questa settimana è ricca di appuntamenti cruciali: si parte con i report su posti di lavoro Challenger, gli ADP e i Jolts, per arrivare al clou di venerdì con i Nonfarm Payrolls e il tasso di disoccupazione. ilsole24ore +3
Il mercato cerca indizi su come si muoverà la Federal Reserve in un contesto di inflazione ancora vischiosa; se da un lato l’aumento del costo del denaro per frenare i consumi è una variabile, dall’altro l’impennata del greggio rischia di alimentare nuove pressioni inflazionistiche importate.
È un equilibrio delicato – spiegano gli analisti – quello tra la voglia di rischio, frenata dallo stallo diplomatico, e la necessità di proteggersi da un caro-energia che non accenna a risolversi. teleborsa +3




