Juve, il mercato e la ricerca infinita del centravanti giusto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È stata una caccia, quella della Juventus nello scorso mercato di gennaio, che ha finito per rivelarsi tormentata e sostanzialmente sterile, una sorta di percorso labirintico che ha visto la dirigenza, con Damien Comolli in prima linea, sondare una lista lunghissima di nominativi senza mai riuscire a stringere il contratto decisivo. L’inseguimento, che alcuni hanno provato a leggere anche attraverso le lenti di sofisticati algoritmi, si è snodato tra contatti, trattative e voci di palazzo, toccando nomi come quelli di Mateta, En Nesyri, Sorloth, Icardi e Kolo Muani, senza dimenticare l’occhio rivolto per un certo periodo anche a Zirkzee, in un tentativo di coprire quella che ormai appariva, agli occhi di tutti, una palese emergenza tecnica. Una ricerca faticosa, protrattasi fino agli ultimi minuti utili della sessione invernale, che ha fotografato l’ansia e, al tempo stesso, la consapevolezza interna di avere un buco da colmare a centrocampo e soprattutto in attacco, quest’ultimo acuito dal prolungato infortunio di Dusan Vlahovic, il cui rientro è stato più volte rimandato.

Una finestra chiusa senza il colpo atteso

La finestra di mercato, alla fine, si è chiusa così come era aperta, senza che l’auspicato “colpo” da centravanti, quello che lo stesso Luciano Spalletti aveva indicato come necessario per dare peso e alternativa al reparto offensivo, potesse materializzarsi. I bianconeri hanno quindi archiviato il periodo di acquisizioni con due arrivi, quelli di Emil Holm, proveniente dal Bologna, e di Jeremie Boga, dal Marsiglia, movimenti che vanno a coprire rispettivamente il posto lasciato libero da Joao Mario e a fornire una spalla a Kenan Yildiz. Operazioni di contorno, queste, che poco hanno a che vedere con il nodo principale della questione, ovvero la mancanza di un vero terminale in grado di sopperire all’assenza del serbo. Le cessioni, dal canto loro, hanno riguardato Rugani, Joao Mario, Rohui e Pedro Felipe, in un rimaneggiamento della rosa che non ha toccato il cuore del problema.

Le ragioni di una mancata operazione

Quello che si è concluso, dunque, è un mercato che difficilmente passerà alla storia per brillanti intuizioni o per acquisizioni in grado di cambiare le sorti della squadra, lasciando invece l’amaro in bocca per l’occasione mancata. La sensazione, rafforzata dalle cronache di quei giorni, è che la società abbia vagliato molte strade, alcune delle quali anche ambiziose, senza però mai trovare la determinazione, o forse le condizioni economiche, per chiudere davvero un affare di peso. Un’indecisione che ha portato a escludere progressivamente diverse opzioni, comprese quelle che parevano più vicine, consegnando a Spalletti una rosa sostanzialmente invariata nella sua ossatura offensiva. Lo stesso allenatore, d’altronde, aveva lasciato intendere di volere giocatori di altro livello, di quelli in grado di fare la differenza in campionato e in Europa, piuttosto che di semplici riempitivi.

Il futuro e la concentrazione sul campionato

Con il mercato ormai alle spalle, e con la consapevolezza di aver scampato il pericolo di una crisi ancor più profonda grazie al contemporaneo passo falso di alcune dirette concorrenti, la Juventus non può che guardare avanti, concentrandosi sul campionato che l’ha riportata al quarto posto. I piani per il futuro dovranno necessariamente passare da una riflessione su come strutturare la prossima campagna acquisti, affinché la ricerca di un centravanti non si trasformi di nuovo in un inseguimento vano e dispersivo. Intanto, la squadra è chiamata a dare il massimo con quello che ha, cercando di trovare al suo interno, magari grazie al ritorno di Vlahovic e alla crescita di Yildiz, quelle soluzioni che il mercato non ha saputo o potuto fornire, in attesa di una nuova estate che si annuncia già cruciale per le ambizioni del club.

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