Andrej Babiš ritorna alla guida della Repubblica Ceca, sfidando l'Europa con un proprio modello

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le urne della Repubblica Ceca, chiamate a rinnovare la Camera bassa del Parlamento, hanno sancito il prepotente ritorno sulla scena politica dell’oligarca Andrej Babiš. Il suo movimento, Azione dei cittadini insoddisfatti, si è attestato al 34,7% dei consensi, un risultato che, sebbene non maggioritario, gli consegna un’innegabile centralità nella formazione del prossimo esecutivo. Babiš, che della nomenklatura comunista pre-caduta del Muro fu un esponente di spicco – un “Karrierekommunist”, per usare un’efficace definizione tedesca – ha saputo costruire nel tempo un impero economico che lo colloca tra gli uomini più facoltosi del paese, un percorso di trasformazione che molti osservatori accostano, per stile e metodi, a quello di Donald Trump.

Una retorica che cavalca il malcontento

La sua retorica, che non disdegna toni accesi e un linguaggio a tratti ibrido – un misto di ceco e slovacco, reminiscenza dell’ultimo presidente della Cecoslovacchia socialista –, punta dritto al cuore del malcontento popolare, cavalcando con abilità le insicurezze economiche e un sentimento di scetticismo verso le istituzioni di Bruxelles.

La posizione sul Green Deal europeo

La sua opposizione rispetto al Green Deal europeo si configura come uno dei punti di frizione più evidenti. Una posizione che lo avvicina, per certi versi, a figure come Viktor Orban, ma dalla quale si distanzia per una certa ambiguità tattica e per un approccio più marcatamente legato agli interessi industriali nazionali, molti dei quali riconducibili al suo stesso gruppo imprenditorale, storicamente legato al settore dei fertilizzanti.

Le inchieste giudiziarie e le polemiche

Sul versante giudiziario, l’oligarca settantunenne deve affrontare diverse inchieste. Queste, sebbene non gli abbiano impedito di riconquistare un largo seguito, costituiscono un elemento costante del dibattito pubblico e contribuiscono a dipingere il ritratto di un uomo politico controverso, la cui ascesa è stata costellata da polemiche e da uno scontro permanente con una parte della magistratura.

L'elezione del giovane italo-ceco Samuel Volpe

Accanto al trionfo di Babiš, il voto ha registrato un altro fatto singolare: l’elezione alla Camera di un giovane italo-ceco, Samuel Volpe, ventiquattrenne originario di Capaccio Paestum, eletto nella circoscrizione della Boemia centrale con il Partito Pirata. La formazione progressista, che alcuni commenti istituzionali hanno avvicinato per alcuni tratti al Movimento 5 Stelle italiano, ha infatti ottenuto un lusinghiero 8,9% delle preferenze, un risultato che segna un ingresso significativo nell’arena politica nazionale.

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