Voli, l’estate tra rassicurazioni sul carburante e la paura dei rincari
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Redazione Interno
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Le scrivanie degli uffici acquisti delle principali compagnie aeree e della gestione dei grandi scali europei sono letteralmente roventi in queste ore, nonostante le temperature primaverili. L’oggetto del contendere, più che le prenotazioni dei vacanzieri, è il cherosene. Negli ultimi giorni, c’è stata una frenetica attività di contatto tra i vettori, le società petrolifere e l’intricata galassia degli intermediari specializzati nella distribuzione del carburante per l’aviazione; lo scopo, piuttosto ovvio, era cercare di ottenere una fotografia chiara su quali saranno le reali scorte disponibili per la stagione estiva. Da una parte, questa mobilitazione è stata innescata dai continui allarmi seguiti alla chiusura dello Stretto di Hormuz e al conseguente blocco navale delle petroliere, mentre dall’altra riflette la necessità, da parte delle aerolinee, di capire se e quando attivare eventuali piani di riduzione dei voli per non restare a secco in piena alta stagione.
Le garanzie (condizionate) dei fornitori
Dopo una prima ricognizione, sembra che le rassicurazioni non manchino, ma è il diavolo che si annida nei dettagli temporali. Le società di raffinazione avrebbero infatti fornito ampie garanzie sulla disponibilità di cherosene per il periodo che va da giugno a settembre, un messaggio che ha temporaneamente placato gli animi più agitati. Tuttavia, e qui sta il nodo della questione, la certezza assoluta è un miraggio che si potrà forse raggiungere soltanto con l’arrivo di giugno. Il motivo è squisitamente tecnico e legato alla logistica: la raffinazione delle quantità richieste avviene normalmente con un anticipo di circa due mesi rispetto alla consegna effettiva; in pratica, se ad aprile ci si sta già attrezzando per giugno, bisognerà aspettare maggio per iniziare a lavorare sul carburante destinato a luglio. Non stupisce, quindi, che un colosso come Ryanair, pur avendo comunicato di poter garantire l’approvvigionamento fino a metà o fine maggio, abbia subito aggiunto una postilla non certo rassicurante: se la guerra e la conseguente chiusura di Hormuz dovessero continuare, non si possono escludere rischi concreti per le forniture in alcuni aeroporti europei.
Il caro prezzi e la resa dei conti dell’Antitrust
Se la scarsità fisica è una minaccia futura, l’aumento dei prezzi è una realtà già tangibile che sta colpendo i viaggiatori. Il costo del biglietto aereo, come rilevato dalle ultime analisi di mercato, ha già subito un incremento globale del 29 per cento, e gli esperti del settore avvertono che non siamo di fronte a un picco temporaneo bensì all’inizio di un trend destinato a consolidarsi, con rincari che potrebbero tranquillamente raggiungere il 50 per cento a parità di tratta rispetto all’anno precedente. A fronte di questo scenario di incertezza generale, molti cittadini si stanno interrogando sui propri diritti, chiedendosi se sia il caso di prenotare ora o se sia meglio attendere eventi, e soprattutto cosa succede se il volo prenotato venisse cancellato proprio a causa della carenza di carburante. La risposta dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’Antitrust, è stata però gelida e netta: su questo frangente specifico, l’Authority ha dichiarato di non avere competenze, rimandando il problema altrove e lasciando i passeggeri in balìa delle norme europee sul trasporto aereo che, come noto, prevedono tutele minori in caso di “cause eccezionali” come appunto una guerra.
Rincari strutturali e la fine dei voli low cost?
La situazione sta già modificando in maniera radicale le strategie operative delle compagnie, costrette a fare i conti con un costo del carburante che, come ricorda Andrea Giuricin, docente di Economia dei trasporti, incide mediamente per circa il 30 o 40 per cento sui costi operativi totali di un vettore. Alcune realtà, come Ryanair e Lufthansa, hanno già annunciato il possibile taglio di decine di tratte, ritenute non più sufficientemente redditizie in un contesto di rincari selvaggi; la compagnia irlandese, in particolare, ha già provveduto a eliminare circa tre milioni di posti dai propri piani di volo per il 2026, concentrando l’offerta laddove i margini e l’accesso al carburante sono più sicuri. Di fatto, chi viaggerà nei prossimi mesi dovrà prepararsi a pagare molto di più, come già successo durante le vacanze di Pasqua dove su alcune tratte nazionali, come da Milano Malpensa a Brindisi, si sono registrati rincari superiori al 59 per cento, e dovrà anche abituarsi ad avere molte meno alternative a disposizione rispetto al passato.




