L’attacco a “Report” vola a Bruxelles: gli eurodeputati di FdI scrivono alla Commissione Ue

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre in Rai si susseguono le riunioni per decidere il futuro professionale di Sigfrido Ranucci, la polemica politica intorno al conduttore e alla sua trasmissione ha ormai superato i confini nazionali. Nella giornata di ieri, domenica 23 agosto 2026, la delegazione degli eurodeputati di Fratelli d’Italia ha formalmente inviato una lettera ufficiale alla vicepresidente esecutiva della Commissione Europea, Henna Virkkunen, nella quale si denuncia una presunta violazione delle norme sul pluralismo informativo da parte del programma di approfondimento del servizio pubblico.

L’iniziativa, che arriva in un momento di particolare tensione all’interno di Viale Mazzini, rappresenta un ulteriore e significativo tassello nella strategia della maggioranza di governo volta a ottenere la rimozione del giornalista dalla conduzione dello storico programma, una partita che gli esponenti di Fratelli d’Italia intendono chiudere nel più breve tempo possibile.

I numeri contestati e la denuncia di “faziosità”

Secondo quanto riportato nella lettera inviata a Bruxelles, il partito della premier Giorgia Meloni avrebbe condotto un’analisi interna sulla programmazione degli ultimi due anni, dalla quale emergerebbe una presunta sproporzione nel trattamento mediatico riservato al governo e alla forza politica di maggioranza. Quasi una puntata su due, stando a questa ricostruzione, avrebbe avuto come fulcro l’esecutivo Meloni e i suoi esponenti, a discapito dello spazio concesso ad altre formazioni politiche.

Questa presunta disparità, sostengono gli eurodeputati, configurerebbe una “faziosità” strutturale del programma e una violazione dei principi di pluralismo sanciti dalle normative europee, motivo per il quale è stato chiesto un intervento diretto della Commissione per verificare la corretta applicazione delle regole in materia di informazione radiotelevisiva.

La segnalazione, che porta la firma della delegazione di FdI al Parlamento Europeo, si inserisce in un contesto già infiammato da settimane, alimentando ulteriormente lo scontro politico tra la maggioranza e le opposizioni che, al contrario, si sono mosse per tutelare il conduttore.

Le reazioni delle opposizioni e il contenzioso sul “Freedom Act”

La reazione delle forze di opposizione non si è fatta attendere, con i pentastellati che hanno prontamente stigmatizzato l’iniziativa degli eurodeputati di FdI, definendola un atto intimidatorio e strumentale nei confronti di un giornalista e di una testata che hanno sempre svolto il loro lavoro con rigore e imparzialità.

In questo quadro, i 5 Stelle hanno annunciato l’invio di una contro-lettera alle autorità europee nella quale si sostiene che l’Italia starebbe violando il Freedom Act, chiedendo alla Commissione di valutare l’applicazione di eventuali sanzioni nei confronti dello Stato italiano per il clima di pressione politica che si è creato intorno al servizio pubblico.

L’accusa di fondo è quella di voler condizionare l’informazione attraverso un’azione politica mirata, che mira a delegittimare un programma scomodo per il governo e a rimuovere un conduttore che con le sue inchieste ha spesso acceso i riflettori su temi spinosi e su vicende giudiziarie di rilievo.

L’incertezza in Rai e i tempi dell’inchiesta di Roma

La vicenda si intreccia inevitabilmente con le dinamiche interne all’azienda di Viale Mazzini, dove oggi si sarebbe dovuta tenere una riunione per trovare una nuova collocazione professionale a Ranucci, un incontro che però resta avvolto nell’incertezza a causa del complicarsi del quadro giudiziario.

La Procura di Roma, infatti, ha manifestato l’intenzione di ascoltare il giornalista solo dopo l’udienza per il Riesame di Valter Lavitola, che è stata fissata per il 7 settembre, una decisione che di fatto rende impossibile per l’azienda acquisire gli ulteriori elementi che dovessero emergere dall’inchiesta, prolungando così lo stato di attesa e aumentando le tensioni.

La scelta della procura di rinviare l’audizione di Ranucci, in attesa degli esiti del procedimento riguardante l’ex direttore del Mattino, mette la Rai in una posizione complessa: senza elementi nuovi e definitivi, ogni decisione sul futuro del conduttore rischierebbe di essere presa in un vuoto di informazioni, esponendo il servizio pubblico a ulteriori critiche e a possibili azioni legali.

Un’escalation che coinvolge le istituzioni europee

L’iniziativa degli eurodeputati di FdI, che hanno chiesto un intervento della vicepresidente esecutiva Virkkunen, segna un’escalation significativa nel conflitto tra governo e informazione, portando una questione interna alla Rai sul tavolo delle istituzioni comunitarie.

La richiesta di verificare la presunta “faziosità” di un programma attraverso i canali europei non ha precedenti recenti nel panorama politico italiano e rischia di aprire un fronte nuovo nel dibattito sulla libertà di stampa e sul ruolo del servizio pubblico, un ruolo che deve coniugare la ricerca dell’indipendenza con i vincoli e le sensibilità di una maggioranza che non ha mai nascosto la sua insofferenza verso alcune modalità del giornalismo d’inchiesta.

Mentre le opposizioni parlano di un pericoloso tentativo di intimidazione e di una violazione dei principi democratici, Fratelli d’Italia insiste sulla necessità di un’informazione più equilibrata, e la partita si gioca ora su più tavoli: quello romano, con l’incognita delle riunioni aziendali e delle audizioni giudiziarie, e quello europeo, dove la lettera di ieri potrebbe non restare senza conseguenze.

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