Influenza K e H3N2 in ascesa, gli esperti indicano la vaccinazione come scudo cruciale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
L’influenza stagionale, come preannunciato dagli esperti, sta incrementando la sua diffusione in modo progressivo in tutte le regioni italiane, avvicinandosi al consueto picco epidemico che tradizionalmente si registra nelle prime settimane dell’anno nuovo. I dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità, del resto, fotografano una situazione in netta evoluzione: l’incidenza complessiva ha raggiunto i 14,7 casi ogni mille assistiti, un valore significativo che si traduce in quasi cinque milioni di cittadini colpiti da sindromi respiratorie acute dall’inizio del periodo di monitoraggio. La scorsa settimana, in particolare, ha fatto registrare un ulteriore balzo con oltre ottocentomila nuovi casi, confermando una tendenza che i virologi seguono con attenzione.
Il virus predominante e la questione della "super influenza"
A dominare il panorama, rappresentando la stragrande maggioranza delle infezioni, è il virus A di tipo H3N2, noto per la sua capacità di causare sintomi piuttosto intensi come febbre alta e tosse persistente. Proprio in relazione a questo ceppo, gli scienziati stanno monitorando l’affacciarsi della cosiddetta variante K, definita da alcuni una “super influenza” per una caratteristica peculiare: la sua spiccata propensione a eludere, in parte, la protezione offerta sia dai vaccini stagionali – che rimangono comunque lo strumento di prevenzione più efficace – sia dall’immunità naturale sviluppata in precedenti incontri con virus influenzali. Non vi sono, tuttavia, segnali che indichino una maggiore severità clinica intrinseca di questa variante rispetto alle altre in circolazione.
L’appello dei medici: protezione ancora possibile
In questo contesto, il mondo medico rilancia con forza l’importanza della vaccinazione, sottolineando come l’operatività dei centri vaccinali non si sia ancora interrotta. Fausto Baldanti, responsabile del Centro regionale per le malattie infettive, pur valutando positivamente le oltre due milioni di somministrazioni già effettuate a livello regionale, invita a non abbassare la guardia. “Si può fare meglio e siamo ancora in tempo per farlo”, ha dichiarato, ricordando che il vaccino costituisce una barriera fondamentale per scongiurare le complicazioni più serie, prime fra tutte le polmoniti, che possono conseguire a un’infezione influenzale particolarmente aggressiva. Un concetto ribadito anche da Roberto Burioni, il quale, intervenendo in televisione, ha delineato uno scenario in cui la crescita dei contatti sociali durante le festività potrebbe fungere da acceleratore per la diffusione virale.
Lo scenario complesso delle prossime settimane
La situazione epidemiologica si presenta infatti articolata, con la circolazione contemporanea di più agenti patogeni respiratori. Accanto ai virus dell’influenza A H3N2 e H1N1, infatti, continuano a essere rilevati il SARS-CoV-2, responsabile del Covid-19, e il virus respiratorio sinciziale, quest’ultimo particolarmente rilevante per la popolazione pediatrica. Questo mosaico, unito all’atteso aumento dei contatti in occasione delle feste natalizie, prelude a un ulteriore incremento dei casi, che potrebbe concretizzarsi in un picco proprio all’inizio di gennaio. La raccomandazione degli specialisti, pertanto, resta ancorata a un duplice pilastro: ricorrere alla vaccinazione, se non ancora fatto, e mantenere un alto livello di consapevolezza rispetto alle misure di igiene e protezione individuale, soprattutto in contesti affollati.




