La vera storia di Suor Maria Claretta, l’irresistibile personaggio di Sister Act con Whoopi Goldberg
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un convento, immaginario, che da oltre trent’anni resiste all’usura del tempo e al cambio di gusti del pubblico. Quello di “Sister Act – Una svitata in abito da suora”, pellicola del 1992 diretta da Emile Ardolino, è diventato un luogo dell’anima per generazioni di spettatori, e stasera, mercoledì 15 aprile 2026, Rai 1 lo ripropone in prima serata alle 21.30. Al centro della vicenda, come è noto, c’è Deloris, cantante notturna dai modi spicci e dal talento cristallino, che si trova suo malgrado a dover testimoniare un omicidio; la polizia, per proteggerla, la nasconde in un convento, costringendola a fingersi novizia. Eppure, chi ha visto il film almeno una volta – e chi lo rivedrà stasera – sa bene che l’anima della storia non abita solo nella protagonista Whoopi Goldberg, diventata in pochi anni uno dei volti più riconoscibili dello star system globale, interprete di decine di pellicole cult come “Il colore viola” e “Ghost”, attivista, conduttrice e persino, per la gioia dei fan italiani, cliente fissa del Bar Vulcano di “Un posto al sole” lo scorso autunno.
L’ombra lunga di un personaggio minore
Tra le suore del coro, quella che forse più di altre ha inciso sulla riuscita emotiva della pellicola è Suor Maria Claretta, un personaggio secondario che nella versione originale si chiama Mary Clarence. La sua vera origine, però, è meno nota al grande pubblico: l’interprete, Maggie Smith – che qui molti dimenticano essere la stessa della professoressa McGranitt di “Harry Potter” – diede al volto della priora burbera e dal cuore nascosto una profondità rara. Ma la “vera storia” a cui si riferisce la vulgata recente è un’altra, e riguarda un cortocircuito affettivo tutto italiano. Il personaggio di Suor Maria Claretta, infatti, ha finito per sovrapporsi nella memoria collettiva a un’altra suora, inventata e irresistibile: quella che molti telespettatori hanno imparato ad amare senza saperlo, tra una messa cantata e un arrangiamento gospel di “Ave Maria”.
Whoopi, l’Italia e quel cameo diventato cult
Il legame tra “Sister Act” e il nostro paese non è solo da botteghino, né si esaurisce nella messa in onda periodica sulle reti generaliste. Quando lo scorso autunno Whoopi Goldberg è comparsa nel longseller della Rai “Un posto al sole”, accolta con gioia ed entusiasmo sia dall’attrice che dai fan della soap, molti hanno colto un passaggio generazionale: la stessa ironia irriverente di Deloris, capace di sdrammatizzare anche una situazione di pericolo come l’aver assistito a un omicidio, si è riverberata tra i vicoli di Napoli, a Palazzo Palladini. Non si è trattato di un semplice cameo, ma di un’inrazione simbolica: Goldberg è entrata di diritto nell’olimpo della cultura pop italiana, quel limbo dove finiscono i personaggi che ripetiamo a memoria, le battute che citiamo senza nemmeno accorgercene.
La notte in tv e il ritorno delle suore canterine
Stasera, il palinsesto offre diverse occasioni per riabbracciare quel mondo. Su Rai 1 alle 21.30 il film, seguito alle 23.25 da “Porta a Porta” e dal Tg1 Sera. Su Rai 2, invece, alle 21.20 va in onda “Stasera tutto è possibile” con Stefano De Martino, dove tra gli ospiti o i reel tematici non è escluso si parli proprio del cast del film – quello vero, con Wendy Makkena nei panni di Suor Maria Roberta, la più giovane e timida, che grazie all’incoraggiamento di Deloris scopre di avere una voce straordinaria, e Kathy Najimy in quelli di Suor Maria Patrizia. È l’ennesima riprova di quanto “Sister Act” sia più di una commedia: una macchina narrativa perfetta, capace di trasformare la paura di finire in un convento – per chi ha appena visto un omicidio – in una lezione di coro e di vita.
Un omicidio, un convento e nessuna morale di fondo
La cronaca nera, nel film, è solo il grilletto: l’omicidio a cui Deloris assiste viene raccontato senza dettagli espliciti, come si conviene a una commedia che non vuole trasformarsi in thriller. Le inchieste e gli sviluppi giudiziari restano fuori campo, lasciando spazio alla trasformazione musicale del coro. Non ci sono giudizi né generalizzazioni, in questo meccanismo perfetto: solo una cantante che si nasconde, un gruppo di religiose che scopre il ritmo e un pubblico che, dopo trent’anni, canta ancora “I Will Follow Him” come se fosse la prima volta. E chissà che stasera qualcuno non lo faccia a voce alta, in salotto, mentre il Tg1 Sera aspetta le 23.55.




