Il maltempo in Abruzzo, la neve che seppellisce Schiavi d’Abruzzo e il lento movimento delle correnti dai Balcani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’abisso tra la costa e l’entroterra, in questi giorni, si misura in metri di coltre bianca e nel fragore dei fiumi che hanno rotto gli argini consueti della loro portata. Mentre sulle montagne del Chietino la vita, con una sorta di quieta determinazione, continua a scorrere sotto cumuli di neve che toccano i due metri, lungo la fascia adriatica è il limo dei corsi d’acqua a dettare il ritmo dell’emergenza. Un centro di bassa pressione, posizionato sul Tirreno meridionale e in lento movimento verso i settori ionici, agisce come una pompa instancabile: richiama correnti fredde dai Balcani, e queste ultime, scontrandosi con l’umidità residua, danno vita a fenomeni diffusi e persistenti, specialmente sui versanti che guardano il mare. Un quadro meteo-climatico che, a dispetto del calendario, restituisce un primo aprile da pieno inverno.

L’idrometro della paura: sette fiumi oltre la soglia di allarme

La Protezione Civile monitora con ossessione il livello dei fiumi, e i dati, in queste ore, non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. Per sette corsi d’acqua la soglia di allarme è stata superata, un dato che fotografa la severità delle precipitazioni concentrate sui bacini idrografici. Nel Pescarese, il Pescara e il Saline hanno gonfiato i loro letti fino a toccare livelli di criticità; nel Chietino, invece, la lista è più lunga e include l’Alento, il Foro, il Sangro, l’Osento e il Sinello. A questi si aggiungono due fiumi, il Piomba e il Feltrino, che hanno varcato la soglia di pre-allarme: i loro livelli, in graduale ma costante aumento, si avvicinano pericolosamente al limite massimo di guardia. È una situazione idraulica complessa, quella che si registra tra le province di Pescara e Chieti, dove l’acqua si mescola al fango e la viabilità secondaria, in molti tratti, è stata compromessa dall’esondazione delle acque di scorrimento.

Schiavi d’Abruzzo, il paese sommerso dalla neve

A 1.172 metri di altitudine, Schiavi d’Abruzzo racconta un’altra faccia della stessa tempesta. Qui la pioggia si è trasformata in neve, e quella neve non ha smesso di cadere fino a formare una coltre che in alcuni punti raggiunge i due metri di altezza. Svegliarsi il primo aprile con cumuli simili potrebbe apparire, a un osservatore distratto, un pesce d’aprile tardivo. Ma per i 614 abitanti del piccolo comune del Chietino non c’è nulla di ironico: è la realtà di un borgo di montagna che convive con l’isolamento. Eppure, raccontano gli stessi residenti, la vita va avanti: si lavora, si esce per le commissioni, si spala la neve con la stessa regolarità con cui altrove si annaffiano le piante. Il sindaco, intercettato durante un reportage, ha voluto sottolineare come la coesione degli abitanti sia l’unica arma per superare l’emergenza. Ma ha anche sollevato un tema che, al di là della retorica dell’unità, tocca il portafoglio delle famiglie: la vera emergenza, per chi resta in questi luoghi, non è solo la neve che blocca le strade, ma il costo del riscaldamento, un peso che diventa insostenibile quando le caldaie devono funzionare a pieno regime per settimane di seguito. Da qui l’appello, diretto e privo di giri di parole, per sgravi fiscali sul gas che possano alleviare il sacrificio economico imposto dal clima.

L’allerta rossa e l’attesa di una tregua per Pasqua

Mentre a Schiavi d’Abruzzo si convive con la neve, il resto della regione, e buona parte d’Italia, resta sotto il segno dell’allerta rossa decretata dalla Protezione Civile. Il livello di criticità, il massimo previsto dalla scala di valutazione, ha imposto la chiusura delle scuole in diverse città, tra cui Chieti e i centri del Teramano. Una scelta precauzionale che riflette la pericolosità di un maltempo che, associato ai forti venti e al già citato innalzamento dei fiumi, rende pericolosi anche gli spostamenti brevi. Le proiezioni, tuttavia, lasciano intravedere una possibile luce in fondo al tunnel: nella giornata di domani, giovedì 2 aprile, la perturbazione porterà ancora fenomeni sparsi o diffusi, ma con una tendenza all’attenuazione che dovrebbe consolidarsi nel corso della giornata di venerdì. L’auspicio, alimentato dalle prime indicazioni dei centri meteo, è che per le festività pasquali le temperature possano finalmente risalire, riportando la primavera sui crinali innevati e nelle valli allagate.

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