Mischia a centrocampo: il governo accelera sul decreto stadi, ma il commissario slitta
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Redazione Sport
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Mentre il governo si prepara a varare il decreto sport, che dovrebbe dare una spinta decisiva alla modernizzazione degli impianti in vista delle candidature per i grandi eventi, manca ancora una figura chiave: il commissario agli stadi. "La prossima settimana porteremo in Consiglio dei ministri il provvedimento, con una piattaforma commissariale che collaborerà con i sindaci", ha assicurato il ministro per lo Sport Andrea Abodi, lasciando però nell’incertezza i tempi per la nomina. Un vuoto che rischia di rallentare un processo già complesso, considerando le difficoltà burocratiche e le resistenze locali che spesso bloccano i cantieri.
Intanto, il decreto contiene una novità storica per il mondo dello sport: gli arbitri, d’ora in poi, saranno considerati pubblici ufficiali. Una modifica al Codice Penale voluta per contrastare le aggressioni, sempre più frequenti, contro i direttori di gara. Chi attaccherà un fischietto rischierà pene severe, equiparate a quelle previste per chi aggredisce un agente di polizia. "Omologheremo la punibilità a quella delle forze dell’ordine", ha spiegato Abodi, sottolineando come la misura risponda a una necessità urgente, dopo gli episodi di violenza che hanno segnato recenti partite.
La riforma, inserita nel decreto approvato ieri, estende la protezione anche a tutte le figure tecniche che garantiscono la regolarità delle competizioni. Un passo atteso da anni, soprattutto dopo i casi – alcuni finiti in tribunale – di tifosi e persino calciatori che hanno preso di mira gli arbitri. La legge 401 del 1989, finora applicata solo alle forze dell’ordine, ora includerà anche i direttori di gara, con sanzioni che potranno arrivare fino all’arresto.




