Savoia, scontro sui titoli nobiliari: Emanuele Filiberto nega la vendita
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Redazione Interno
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Emanuele Filiberto di Savoia respinge le accuse sulla presunta vendita di titoli nobiliari e onorificenze, finite anche al centro di un'interrogazione parlamentare presentata dal vicecapogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra Marco Grimaldi. Il principe sostiene che i versamenti collegati alle attività associative e agli eventi non possano essere considerati il prezzo necessario per ottenere una distinzione. La replica arriva mentre la questione degli Ordini dinastici alimenta anche un duro confronto interno alla famiglia, con Aimone di Savoia che ha contestato pubblicamente le dichiarazioni del cugino e la sua gestione.
La replica sulle onorificenze e il ruolo di Santini
La posizione dell'erede di Casa Savoia è netta: «Nessuna onorificenza viene venduta». Nella sua ricostruzione devono essere tenute separate le quote associative, le somme destinate all'organizzazione delle attività e la partecipazione agli eventi dall'eventuale acquisto di una distinzione onorifica. Assimilare questi elementi, sostiene, significa descrivere un meccanismo che non corrisponde alla realtà. La risposta riguarda direttamente le contestazioni sollevate nell'atto parlamentare di Grimaldi, che ha portato la vicenda dal confronto mediatico a quello politico e istituzionale.
Nella questione compare anche Alessandro Santini, amministratore delegato di The Royal Protocol Srl Impresa Sociale insieme al principe. La società viene descritta come un soggetto di diritto italiano, ancora inattivo e senza collegamenti con società estere. Il suo oggetto sociale riguarda l'archiviazione storico-documentale attraverso una tecnologia a registro distribuito: in base a questa impostazione, non avrebbe quindi il compito di attribuire titoli, certificare diritti con valore giuridico o svolgere operazioni in criptovalute. Lo statuto dell'impresa sociale prevede inoltre che non siano distribuiti utili o riserve e che gli amministratori non percepiscano compensi.
Santini difende il progetto definendolo un'iniziativa culturale costruita nel rispetto della legge e sostiene che le contestazioni possano essere verificate attraverso gli atti pubblici e una visura camerale. L'obiettivo dichiarato dell'archivio documentale è anche quello di contrastare la circolazione di genealogie autoreferenziali, titoli nobiliari fasulli e ordini cavallereschi privi di una base storica. La sua posizione separa dunque l'attività della società dalla concessione di riconoscimenti e concentra il progetto sulla conservazione e sulla verificabilità della documentazione.
Lo scontro nella famiglia e la dura risposta di Aimone
Alla controversia sulle onorificenze si è sovrapposto un secondo fronte, interno alla dinastia. Aimone di Savoia, figlio di Amedeo duca d'Aosta, ha deciso di intervenire dopo le dichiarazioni del cugino, pur precisando di non voler entrare nel merito delle polemiche nate intorno agli eventi capitolari degli Ordini Dinastici. Ha definito quelle vicende «penose» e ha contestato l'attribuzione della loro gestione, spostando poi il confronto sul tema dei valori e della continuità della Casa.
Il principe ha reagito in particolare alle affermazioni secondo cui farebbe poco per la famiglia e, dopo la morte di Vittorio Emanuele, avrebbe chiesto di gestire insieme gli Ordini. Aimone ha bollato quelle dichiarazioni come «false, provocatorie e oltraggiose» e ha negato di aver avanzato una richiesta di gestione congiunta. La sua ricostruzione è differente: avrebbe proposto che il cugino continuasse a occuparsi direttamente degli Ordini, prevedendo però una specifica eccezione per l'Ordine Supremo della Santissima Annunziata.
Il nodo dell'Ordine della Santissima Annunziata e della beneficenza
Secondo Aimone, la massima onorificenza dinastica avrebbe dovuto essere conferita soltanto con il consenso di entrambi, una soluzione che a suo giudizio avrebbe impedito di svilire il riconoscimento. Ha inoltre affermato di avere formulato diversi tentativi di accordo sulle diatribe dinastiche e di possedere documentazione a sostegno della propria versione. La presa di posizione segue una dichiarazione resa il 10 aprile, con la quale aveva esposto la propria interpretazione delle leggi della Casa e il comportamento che, a suo giudizio, i suoi principi dovrebbero adottare nel contesto attuale.
Un altro punto di contrasto riguarda la beneficenza e il finanziamento delle attività dinastiche. Aimone afferma di svolgere personalmente iniziative benefiche, sia privatamente sia a nome della propria Casa, senza raccogliere fondi presso terzi. Nella sua ricostruzione storica, gli Ordini erano sostenuti finanziariamente dalla stessa famiglia, come mostrerebbero le proprietà del Mauriziano al momento dell'avvento della Repubblica, mentre gli insigniti potevano contribuire volontariamente senza assumere necessariamente un ruolo determinante. Ha infine sostenuto che la raccolta di denaro non costituiva il fine degli Ordini Dinastici.
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