Il nuovo fronte giudiziario su Amazon a Milano: un archivio di mail e l’ipotesi della stabile organizzazione occulta
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Redazione Economia
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Le carte depositate negli uffici del procuratore aggiunto Elio Ramondini – lo stesso magistrato che già in passato aveva incrociato le attività del colosso di Seattle – disegnano un quadro investigativo che va ben oltre la consueta dialettica tra contribuente ed amministrazione finanziaria. All’origine della nuova ondata di perquisizioni, eseguite nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Monza sia nella sede milanese di Amazon sia nelle abitazioni private di sette suoi dirigenti – questi ultimi non formalmente iscritti nel registro degli indagati, a precisarlo sono fonti vicine all’inchiesta – c’è il materiale informatico consegnato da un ex dipendente dell’area fiscale del gruppo, una figura che gli inquirenti considerano a tutti gli effetti una sorta di deep throat interno. Si tratta di un fascicolo parallelo rispetto a quello definito a dicembre con un accordo transattivo da cinquecentoundici milioni di euro, accordo che chiudeva – almeno sul piano tributario – la partita relativa all’Iva sui prodotti di venditori cinesi; qui la contestazione è diversa e, per certi versi, più strutturale: la Procura ipotizza infatti che la casa madre lussemburghese, Amazon Eu sarl, abbia di fatto operato in Italia per anni attraverso quella che viene definita una “stabile organizzazione occulta”, un meccanismo che avrebbe consentito di non dichiarare e di non versare imposte dirette sui redditi prodotti nel Paese tra il 2019 e il 2024, per un ammontare che gli investigatori stimano in alcune centinaia di milioni.
Il meccanismo contestato e il ruolo della consulenza esterna
Il nucleo dell’accusa, che al momento è formalmente a carico di ignoti anche se le perquisizioni hanno ovviamente un destinatario sostanziale nell’azienda, ruota attorno all’analisi dei flussi di posta elettronica che l’ex manager, ascoltato dai pm alla fine di gennaio, è riuscito a preservare: si tratta di messaggi che l’infrastruttura informatica di Amazon cancella in automatico ogni tre mesi, ma che il dipendente – come egli stesso ha riferito agli inquirenti motivando la sua scelta con esigenze di lavoro e di sicurezza – aveva archiviato su supporti esterni, e che ora costituirebbero una traccia documentale della pianificazione che si voleva accertare. Tra le carte sequestrate, particolare attenzione sarebbe stata dedicata alla corrispondenza che riguarda il cosiddetto progetto commingling – una pratica logistica che mescola i beni di venditori diversi in vari paesi europei – e ai pareri legali ottenuti dalla società su questa operatività: secondo la ricostruzione, allo studio londinese Baker & McKenzie venne chiesto un parere possibilista, mentre i professionisti italiani di Kpmg (i cui uffici milanesi sono stati oggetto di acquisizione documentale, sebbene la società di revisione non risulti indagata) avrebbero espresso un giudizio ben più problematico sulla compatibilità del meccanismo con le norme fiscali italiane.
I precedenti contenziosi e il nodo della riorganizzazione societaria
La vicenda si inserisce in un contenzioso ormai decennale tra il gruppo guidato da Jeff Bezos e il fisco italiano, un contenzioso che ha già visto Amazon corrispondere somme rilevanti in passato: nel dicembre del 2017 fu versato un centinaio di milioni per chiudere una precedente contestazione, e sempre a dicembre scorso, come accennato, è arrivato l’accordo da cinquecentoundici milioni che riguardava un altro filone. Inoltre, un ramo del gruppo, Amazon Italia Transport, era finito nel mirino della Procura nell’ambito delle inchieste sui cosiddetti “serbatoi di manodopera”, con un sequestro da centoventuno milioni nel luglio del 2024, risarcito poi con un versamento di oltre centottanta milioni nello stesso dicembre. L’attuale indagine, però, si concentra sulla natura della presenza di Amazon in Italia prima dell’agosto 2024: è di quei giorni, infatti, l’annuncio di una riorganizzazione societaria che ha trasferito servizi e logistica da una società lussemburghese all’altra, un passaggio che – secondo l’ipotesi investigativa – sarebbe avvenuto proprio per regolarizzare una situazione pregressa e aderire al regime di cooperative compliance con l’Agenzia delle Entrate. A supporto di questa tesi, nell’ordinanza della Procura si cita anche la vicenda dei centocinquantanove dipendenti che, in quel periodo, vennero licenziati da una società del gruppo e immediatamente riassunti da un’altra, un passaggio considerato dagli inquirenti un indizio della continuità operativa sul territorio.
La posizione dell’azienda tra “dialogo trasparente” e azioni ritenute sproporzionate
Di fronte all’irrompere della Guardia di Finanza negli uffici e nelle abitazioni private dei suoi manager – operazione che ha portato al sequestro di computer, hard disk e dispositivi, con l’obiettivo di mettere al sicuro la documentazione informatica prima che venisse cancellata – la reazione del colosso americano non si è fatta attendere. In una nota diffusa nelle ore successive alle perquisizioni, l’azienda ha parlato di azioni “aggressive e del tutto sproporzionate”, sottolineando come fosse già in corso un “dialogo trasparente” con le autorità fiscali italiane nell’ambito del programma di cooperazione rafforzata avviato nei mesi scorsi; una linea difensiva che punta a evidenziare la presunta contraddizione tra la volontà di adempiere – testimoniata dalle istanze presentate all’Agenzia delle Entrate nel 2024 e nel 2025 – e l’iniziativa giudiziaria. Una posizione, quella espressa dalla società, che torna a sollevare il tema della prevedibilità del contesto normativo italiano: negli stessi comunicati si lascia intendere che procedimenti prolungati e sanzioni giudicate eccessive potrebbero incidere sulle scelte di investimento future del gruppo nel paese. Nel frattempo, la top manager Barbara Scarafia, che risulta indagata insieme alla società, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio, in attesa di valutare la mole di documentazione acquisita dalla Procura.




