Le ispezioni Aiea in Iran e la lunga scia di dichiarazioni contrastanti tra Trump e Teheran
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito con forza che l'Iran ha acconsentito alle ispezioni dei propri siti nucleari da parte dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea), pur concedendo che non c'è alcuna fretta nell'avviare le verifiche.
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Nel corso di una dichiarazione rilasciata ai giornalisti al suo arrivo in Pennsylvania, Trump ha sottolineato come la mancata accettazione di questa condizione avrebbe comportato l'immediata interruzione dei negoziati in corso con Teheran, affermando senza mezzi termini che, in caso contrario, avrebbe annullato gli incontri senza esitazione. rainews +3
La posizione di Washington e la replica di Teheran
Le dichiarazioni del presidente americano, che hanno trovato eco anche nelle parole del vicepresidente J.D. Vance, il quale aveva definito l'accordo come un «traguardo importante per il popolo americano», si scontrano però con una realtà diplomatica decisamente più sfumata e contraddittoria. sky +3
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha infatti fornito una versione diametralmente opposta, smentendo categoricamente che durante i colloqui in Svizzera si sia discusso del programma nucleare o che siano stati assunti nuovi impegni in materia di ispezioni.
Teheran, pur ribadendo che i rapporti con l'Aiea proseguiranno secondo le procedure vigenti e nel rispetto degli accordi sulle salvaguardie, ha escluso che l'agenzia possa visitare gli impianti danneggiati dai bombardamenti dello scorso anno, compiuti da Israele e dagli Stati Uniti. agenziagiornalisticaopinione +3
Il ruolo dell'Aiea e il nodo delle strutture bombardate
In questo quadro di posizioni apparentemente inconciliabili, la parola è passata al direttore generale dell'Aiea, Rafael Mariano Grossi, il quale ha cercato di tagliare la testa al toro affermando che le ispezioni alle centrali iraniane si faranno, a prescindere dalle smentite di Teheran.
Grossi ha spiegato che il memorandum d'intesa firmato tra Stati Uniti e Iran prevede esplicitamente la supervisione dell'Agenzia sulle attività nucleari, e che le verifiche, che potrebbero avvenire tra due giorni, una settimana o dieci giorni, rappresentano un passaggio essenziale e non negoziabile. La questione degli impianti danneggiati, tuttavia, rimane un punto di attrito significativo, con l'Iran che ha ribadito la propria ferma opposizione a qualsiasi accesso ispettivo in quelle specifiche strutture. editorialedomani +3
Sfide politiche interne e prospettive del negoziato
La partita sul nucleare, che rappresenta la coda più delicata dei colloqui iniziati in Svizzera, si intreccia con le tensioni politiche interne agli Stati Uniti, dove il Senato, a maggioranza repubblicana, ha inflitto una battuta d'arresto al presidente Trump approvando una risoluzione che limita i suoi poteri di guerra e chiede la fine delle ostilità senza un'autorizzazione specifica del Congresso.
Nonostante queste frizioni, l'amministrazione americana ha già formalizzato la revoca delle sanzioni petrolifere contro l'Iran per un periodo di sessanta giorni e ha acconsentito a lasciare aperto lo Stretto di Hormuz, mosse che hanno prodotto effetti concreti e immediati, come il ripristino del flusso di petrolio e lo sblocco di una parte degli asset iraniani congelati. la7 +3




