Erdogan: “Israele pagherà per tutti i morti che ha causato”
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Redazione Esteri
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È un’accusa che, pronunciata durante la preghiera del venerdì in una moschea a Rize, città natale della sua famiglia sul Mar Nero, assume i contorni di una invocazione più che di una semplice dichiarazione politica. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel discorso per la festa di Eid al-Fitr che sancisce la fine del mese penitenziale del Ramadan, ha levato la voce contro Israele, chiedendo ad Allah – che ha definito “il Dominatore” – di “schiacciare e distruggere” lo Stato ebraico. “Il Medio Oriente è in fermento”, ha scandito il leader, secondo quanto riportato dall’agenzia Anadolu. “Questo Israele sionista ha massacrato centinaia, persino migliaia di persone. Non ho dubbi che ne pagherà il prezzo”. Un monito, il suo, che arriva in un momento di altissima tensione regionale, quando gli equilibri, già fragili, sembrano sul punto di frantumarsi dopo le recenti operazioni israelo-americane contro l’Iran.
Il monito dopo il Ramadan e la retorica della punizione divina
Le parole di Erdogan, pronunciate al termine di un periodo sacro per l’Islam, non sono state un semplice richiamo alla diplomazia, ma hanno assunto una valenza quasi teologica. “Con il volere di Dio, pagherà un prezzo per questo”, ha ripetuto il presidente turco, sottolineando come il mondo islamico stia affrontando “gravissime difficoltà” nonostante la conclusione di un “Ramadan benedetto”. La cornice – quella di Rize, una città simbolo per le sue radici familiari – ha aggiunto un tono personale a un attacco che, nelle sue intenzioni, si fa portavoce di un risentimento più ampio. Erdogan ha parlato di “centinaia e migliaia” di vittime causate da Israele, un’accusa generica nei numeri ma precisa nella direzione, che serve a ribadire la posizione di Ankara in un quadrante mediorientale sempre più incandescente. L’agenzia di stampa statale turca ha ripreso integralmente l’intervento, diffondendolo come un documento ufficiale di rottura.
La cautela di Ankara nel vuoto lasciato dall’Iran
Proprio mentre Erdogan alzava il tono, sullo sfondo si consumava una partita geopolitica delicatissima. Dopo gli attacchi israeliani e statunitensi contro l’Iran, una delle domande che circolano negli ambienti diplomatici è chi colmerà il vuoto che Teheran potrebbe lasciare nella regione. La Turchia, in questo scenario, ha tentato di muoversi con cautela, manifestando rammarico per l’aggressione subita dall’Iran ma respingendo, nello stesso tempo, le azioni iraniane contro altri Stati. Una posizione ambivalente che, tuttavia, le dichiarazioni di Erdogan rischiano di scardinare: invocare la “distruzione” di Israele non solo mette Ankara in rotta di collisione con Tel Aviv, ma la pone anche in una posizione di netta contrapposizione rispetto agli equilibri che gli Stati Uniti – con Donald Trump nuovamente alla presidenza – stanno cercando di ridefinire nell’area.
Nuovi equilibri e il rischio di un allargamento del conflitto
Il dibattito, nei giorni successivi agli attacchi contro l’Iran, si era concentrato principalmente sulla possibilità che Israele potesse estendere il proprio raggio d’azione, prendendo di mira altri Paesi. La Turchia, in questo elenco, era stata indicata da più parti come un potenziale obiettivo o, quantomeno, come il prossimo contrappeso. Erdogan, con le sue parole pronunciate a Rize, sembra voler rispondere in anticipo a questa ipotesi, rilanciando una retorica anti-israeliana che da sempre caratterizza la sua parabola politica, ma che oggi si inserisce in un contesto di violenza inesplosa. L’invocazione che Allah “schiacci” Israele rappresenta, di fatto, un rifiuto delle mediazioni occidentali e un tentativo di smarcarsi da quelle posizioni di condanna equilibrata che Ankara aveva tentato di tenere nei giorni precedenti. Il Medio Oriente, come ha detto lo stesso Erdogan, è “incandescente”, e le sue parole rischiano di alimentare ulteriormente le fiamme, in un gioco di accuse incrociate dove il prezzo, avverte il presidente turco, sarà comunque pagato da Israele.




