Cuba ammette l'epidemia di dengue, chikungunya e oropouche: oltre 13mila casi

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Dopo settimane in cui il fenomeno era stato sistematicamente sminuito, nonostante un fiume in piena di segnalazioni provenienti dai cittadini attraverso i social network, il governo cubano ha fatto marcia indietro, ammettendo attraverso una dichiarazione ufficiale trasmessa dalla televisione di Stato l’esistenza di un’epidemia in piena regola. A parlare è stata la viceministra della Salute Pubblica, Carilda Peña, la quale ha fornito un dato che, seppur parziale, fotografa una situazione sanitaria complessa: almeno tredicimila casi di febbre sono con ogni probabilità da ricondurre al contagio dei virus dengue, chikungunya e oropouche. La Peña ha parlato, senza giri di parole, di “un aumento in tutte le aree del Paese” di queste tre patologie, il cui comune denominatore è la trasmissione attraverso la puntura di insetti vettori, in particolare le zanzare.

La criticità del sistema sanitario e le misure annunciate

La dichiarazione del viceministro, la quale ha anche segnalato che sette persone si trovano attualmente in condizioni cliniche critiche, arriva in un momento di forte pressione sulle strutture ospedaliere dell’isola, alcune delle quali descritte da fonti locali come vicine al collasso per l’improvviso picco di ricoveri. Di fronte a un’escalation che non accenna a placarsi, le autorità hanno annunciato l’avvio di campagne di fumigazione intensive, indicate come misura prioritaria per il contenimento della proliferazione degli insetti. Tali interventi, come è stato specificato, saranno concentrati in modo particolare nella provincia di Matanzas, un’area che sembra essere tra le più colpite dalla recrudescenza dei contagi. Si tratta di un’operazione di disinfestazione che mira a colpire le larve e gli esemplari adulti delle zanzare, interrompendo così il ciclo di trasmissione dei virus alla popolazione.

Le richieste della società civile e il contesto regionale

In questo quadro, l’Organizzazione Non Governativa Ocdh ha formalmente sollecitato le istituzioni a compiere un ulteriore passo, chiedendo che venga dichiarato lo stato di emergenza sanitaria, una misura che, secondo il gruppo, consentirebbe di destinare risorse straordinarie e coordinare gli sforzi in maniera più efficace. La situazione cubana, del resto, non è un caso isolato nel panorama continentale, bensì si inserisce in un più ampio contesto di diffusione di arbovirus che sta interessando diverse nazioni dell’America Latina, dal Brasile all’Argentina fino al Perù, dove i sistemi sanitari sono chiamati a fronteggiare ondate epidemiche di proporzioni significative. La circostanza rende ancor più evidente la natura transnazionale della sfida, legata a doppio filo a fattori climatici e ambientali che favoriscono la proliferazione dei vettori.

La trasmissione e la gestione della crisi

I tre virus menzionati, che condividono modalità di contagio simili ma possono presentare sintomatologie e decorsi differenti, stanno dunque mettendo a dura prova un sistema, come quello cubano, storicamente considerato un’eccellenza nel suo genere a livello regionale. La dengue, la chikungunya e il più recente oropouche, sebbene spesso non fatali, possono causare complicanze serie in una fascia della popolazione già vulnerabile, richiedendo un’assistenza medica tempestiva e un monitoraggio costante dei pazienti. Le azioni intraprese dalle autorità, che si concentrano al momento sulla lotta al vettore, rappresentano la principale linea di difesa in assenza di vaccini ampiamente disponibili per queste specifiche malattie, in un’isola che deve fare i conti con una crisi che va ben oltre i confini della sanità.

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