Roma, spuntano svastiche e croci celtiche sui muri del cortile del set di «C’è ancora domani» di Paola Cortellesi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un gesto vandalico, dalla chiara matrice politica e simbolica, ha colpito nel cuore della notte uno dei luoghi divenuti, negli ultimi anni, iconici per la cinematografia italiana e non solo. È accaduto a Roma, nel rione Testaccio, dove un manipolo di individui, approfittando del buio tra il 20 e il 21 febbraio, ha imbrattato i pilastri del cancello e alcune pareti del complesso condominiale situato in via Bodoni 96. Sulla superficie, realizzate con vernice nera, sono comparse svastiche e una croce celtica, simboli immediatamente riconducibili all'ideologia nazifascista e all'estremismo di destra. La scelta del bersaglio, va da sé, non è affatto casuale: quel cortile, infatti, è lo stesso che ha fatto da sfondo a numerose scene di C'è ancora domani, l'opera prima di Paola Cortellesi che ha incantato milioni di spettatori, diventando un fenomeno sociale prima ancora che cinematografico.

La pellicola, ambientata nella Roma del dopoguerra, racconta le difficoltà e il riscatto di una donna, Delia, interpretata dalla stessa regista, in un'Italia che si appresta a vivere il cruciale momento del referendum istituzionale e della conquista del diritto al voto da parte delle donne. Proprio per questo, il luogo del set era assurto a simbolo tangibile di emancipazione femminile e di lotta contro una certa retorica della sopraffazione; ecco allora che imbrattarlo con quei precisi simboli assume il significato di un attacco trasversale, volto a colpire non un semplice edificio, ma i valori democratici e antifascisti che quel film, e la storia che racconta, incarnano.

A dare notizia dell'accaduto è stata una nota congiunta, diffusa da esponenti del territorio: Marco Noccioli per l'Anpi di Testaccio, Guglielmo Bianchi per Avs e Matteo Morelli per il Partito Democratico. Nel loro comunicato, i tre denunciano come il clima intimidatorio, nella zona e non solo, stia diventando sempre più evidente, e come la violenza di certi atti vandalici si manifesti ormai in modo sempre più sfacciato. L'Anpi, che all'inizio di quest'anno ha istituito un Osservatorio permanente antifascista con lo scopo di monitorare e rispondere a ogni episodio di violenza neofascista sul territorio, ha sottolineato come episodi del genere non possano e non debbano essere normalizzati. Non si tratta, secondo l'associazione partigiana, di semplici bravate notturne, ma di veri e propri atti politici che mirano a intimidire e a riproporre un'iconografia che si credeva ormai relegata ai margini più estremi della società, anche se la memoria storica, come dimostra la pronta reazione popolare, è ben radicata.

Pronta la rimozione dei simboli e la risposta del quartiere

La reazione della città, comunque, non si è fatta attendere. Già nella giornata di ieri, le squadre dell'Ama, l'azienda municipale per l'ambiente, sono intervenute per cancellare le scritte e ripristinare il decoro urbano, restituendo al muro il suo aspetto originario. Un intervento, questo, che è stato letto da più parti come un segnale forte di rigetto da parte della collettività: un quartiere come Testaccio, storicamente legato ai valori della Resistenza e dell'antifascismo, non accetta imposizioni del genere e si attiva immediatamente per rimuoverne le tracce. Ma la risposta non si è limitata alla sola pulizia materiale. Per ribadire, con la presenza fisica delle persone, che l'identità del rione non può essere scalfita da atti di questo tipo, Anpi, Avs e Pd hanno lanciato un appello alla mobilitazione.

È stato così indetto un presidio antifascista, fissato per lunedì 23 febbraio alle 17.30, proprio davanti al portone di via Bodoni 96. L'invito, esteso a tutte e tutti, vuole essere un'occasione per ritrovarsi collettivamente e riaffermare, con la forza della partecipazione popolare, che Testaccio resta un rione fieramente antifascista. Non si tratta, è bene sottolinearlo, di una manifestazione di parte, quanto piuttosto di un raduno civico per difendere la memoria e i principi costituzionali, nati proprio dalla lotta di liberazione dal nazifascismo. Lo stesso Guglielmo Bianchi di Avs, interpellato in merito, ha sottolineato come la scelta dei luoghi da imbrattare non sembri più casuale: dopo alcuni episodi vandalici avvenuti a dicembre nelle sedi politiche della zona, ora si colpisce un luogo dal forte valore simbolico, quasi a voler testare la reazione del tessuto sociale.

L'analisi di un gesto che va oltre la semplice vandalismo

Sull'episodio è intervenuto anche Matteo Morelli del Pd, il quale ha espresso una preoccupazione che va al di là dell'atto in sé. Morelli ha osservato che, sebbene si possa essere tentati di bollare l'accaduto come una ragazzata, è il contesto generale a destare allarme. Il fatto che si scelga di dipingere una svastica, con tutto il suo carico di orrore storico, in un luogo che celebra l'emancipazione femminile e la nascita della Repubblica, è un segnale inquietante. L'esponente democratico si è chiesto se i responsabili siano realmente consapevoli del significato profondo di quei simboli, oppure se agiscano in un clima culturale che, in qualche modo, legittima certe esibizioni. Al di là delle motivazioni individuali, ciò che preoccupa è la costruzione di un quadro in cui gesti del genere diventano possibili, se non ripetuti, in un'area che storicamente non aveva mai conosciuto simili manifestazioni. Il presidio di lunedì servirà proprio a questo: a tracciare un confine netto, visibile e partecipato, tra la stragrande maggioranza dei cittadini e chi, con la violenza dei simboli, tenta di riaprire ferite che la storia aveva già rimarginato con la Costituzione repubblicana.

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