Elon Musk non si presenta a Parigi, la procura francese prende atto ma l’inchiesta su X non si ferma
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Redazione Esteri
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Il miliardario americano, nonostante la convocazione formale, non si è presentato davanti ai pubblici ministeri parigini. Il procuratore, in una nota ufficiale, ha preso atto dell’assenza di Musk, l’uomo più ricco del mondo, ma ha subito precisato che la sua mancata comparizione – o quella di qualsiasi altro dirigente coinvolto – non costituisce un ostacolo insormontabile per il prosieguo delle indagini. La convocazione, avvenuta nella giornata di lunedì, era stata notificata al tycoon nell’ambito di una delicata inchiesta che vede nel mirino la piattaforma X, ex Twitter, per una serie di presunte violazioni della legge francese. Oltre a Musk, era stata chiamata a riferire anche l’ex amministratrice delegata Linda Yaccarino, la quale ha seguito l’esempio del suo vecchio capo rifiutandosi di comparire.
Pedopornografia e deepfake: i nodi cruciali dell’indagine francese
Ciò che rende questo procedimento giudiziario particolarmente spinoso, tanto da aver già innescato frizioni diplomatiche con Washington, è il merito delle accuse. La magistratura transalpina, che da tempo si è posta alla guida della lotta contro l’impunità dei giganti del web, sospetta che la piattaforma sia stata complice, o quanto meno negligente, nella diffusione di materiale pedopornografico. Non solo: gli inquirenti stanno analizzando anche l’utilizzo illecito del modello di intelligenza artificiale di X, in particolare del chatbot Grok, per la creazione di deepfake a contenuto sessualmente esplicito. Questi ultimi, come si legge negli atti, verrebbero prodotti senza il consenso delle vittime, sollevando interrogativi pesantissimi sulla gestione dei dati e sulla moderazione dei contenuti da parte del social network. A febbraio, per raccogliere elementi probatori, l’unità cyber della gendarmeria aveva già effettuato una perquisizione nella sede parigina dell’azienda, un’operazione che Musk aveva bollato come una "caccia alle streghe" a sfondo politico.
La durezza dello scontro e la reazione del Dipartimento di Giustizia americano
L’assenza di ieri non è certo un segnale di distensione; anzi, rappresenta l’ennesimo episodio di una escalation verbale iniziata mesi fa. Poche settimane dopo il blitz di febbraio, Musk aveva apostrofato i magistrati francesi con epiteti offensivi, definendoli pubblicamente "ritardati mentali" nella sua lingua madre (pur scrivendo in francese). Il fronte, però, si è allargato ben oltre l’aula di tribunale. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la procura di Parigi aveva cercato un canale di collaborazione con le autorità statunitensi, ipotizzando che la controversia legale su Grok potesse nascondere manovre finanziarie per gonfiare il valore delle società di Musk. Tuttavia, il Dipartimento di Giustizia americano ha rispedito al mittente la richiesta di assistenza giudiziaria, rifiutandosi di collaborare sotto accusa di interferenza politica.
“Non interferite”: la difesa della sovranità giudiziaria francese
Nonostante le pressioni – o forse proprio a causa di esse – la Procura di Parigi non ha mostrato segni di cedimento. In una nota diffusa nei giorni scorsi, gli inquirenti hanno ribadito un concetto chiave: la separazione dei poteri sancita dalla Costituzione francese garantisce l’indipendenza assoluta dell’autorità giudiziaria. Di fatto, hanno rispedito le critiche al mittente, sottolineando che le indagini procedono esclusivamente sotto la loro direzione, al di là delle pressioni politiche o diplomatiche. L’intera vicenda, mentre Musk resta fisicamente lontano dalle aule giudiziarie (con il rischio concreto, seppur al momento remoto, di finire in stato di fermo), si trasforma sempre più in un banco di prova fondamentale per la regolamentazione extraterritoriale delle big tech.




