Raffica di attacchi tra Usa e Iran, colpiti cinque Paesi del Golfo: il Kuwait chiude l'aeroporto
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Redazione Esteri
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Non c'è tregua, ormai, tra Stati Uniti e Iran. E il teatro delle ostilità si allarga, coinvolgendo sempre più attori e territori, mentre le diplomazie internazionali arrancano, relegate a un ruolo marginale da una spirale bellica che sembra ormai inarrestabile. A una settimana esatta dalla fine della tregua, il comando centrale degli Stati Uniti, il Centcom, ha confermato che nella notte appena trascorsa sono stati bombardati numerosi obiettivi strategici in territorio iraniano.
Siti di sorveglianza, infrastrutture logistiche militari, depositi sotterranei per lo stoccaggio di armi e capacità marittime: un ventaglio di bersagli che suggerisce l'intenzione americana di colpire in profondità la macchina bellica di Teheran, minandone le capacità offensivo-difensive.
Il Centcom e la macchina da guerra americana
Il Centcom, in una nota diffusa attraverso il proprio profilo ufficiale sulla piattaforma X, ha rivendicato l'operazione, specificando che per l'azione sono stati impiegati aerei da caccia, droni e navi da guerra, una combinazione di forze che testimonia l'entità e la complessità logistica dell'operazione militare. Le parole utilizzate dal comando statunitense, seppur tecniche, lasciano poco spazio a interpretazioni: la potenza di fuoco messa in campo è considerevole e l'obiettivo, dichiarato o meno, appare quello di indebolire in modo sistematico le difese iraniane.
Ma se da un lato gli Stati Uniti sembrano procedere senza particolari ostacoli nel loro disegno militare, dall'altro l'Iran, inevitabilmente, non ha alcuna intenzione di restare a guardare.
La risposta dei Pasdaran e il richiamo al Corano
La replica di Teheran, come prevedibile, non si è fatta attendere, ed è arrivata con la consueta durezza retorica dei Guardiani della rivoluzione, i Pasdaran. Attraverso un comunicato diffuso dai media iraniani, i Pasdaran hanno argomentato la necessità della risposta militare con un passaggio che mescola religione e politica. L'assenza, a loro dire, di qualsiasi istituzione internazionale capace di frenare quelle che definiscono “le brutalità dell'esercito statunitense” lascerebbe a Teheran una sola strada percorribile: quella della rappresaglia, legittimata da un preciso precetto coranico.
“Aggredite chi vi aggredisce in misura pari all'aggressione subita”, hanno scritto, citando il testo sacro; una giustificazione teologica che serve a inquadrare la risposta armata come un atto dovuto, quasi una necessità etica prima ancora che strategica.
Una notte di fuoco: nuovi attacchi e reazioni a catena
La settima notte consecutiva di bombardamenti americani sull'Iran non ha portato solo danni alle infrastrutture militari, ma ha generato un effetto domino di violenza che ha rapidamente varcato i confini del Paese. Il bilancio fornito da fonti locali parla di almeno tre vittime, mentre Teheran ha immediatamente rivendicato la propria rappresaglia, annunciando di aver colpito obiettivi militari in Kuwait e Giordania. Una dichiarazione che ha fatto immediatamente salire la tensione in tutto il Golfo.
La scelta di estendere gli attacchi ad altri Paesi, peraltro, rappresenta un cambio di passo significativo, che rischia di trasformare un conflitto bilaterale in una crisi regionale su larga scala. In questo clima di fibrillazione, a confermare la gravità della situazione sono arrivate notizie di esplosioni nella zona dello stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il trasporto del petrolio, dove due petroliere, secondo fonti iraniane, sarebbero state colpite da mine mentre navigavano.
Una circostanza, quest'ultima, prontamente smentita da Washington, che ha parlato di informazioni infondate.
Il Kuwait sospende i voli e la regione si blocca
Le ripercussioni del conflitto si sono fatte sentire in modo drammatico e immediato in Kuwait, dove l'ondata di attacchi iraniani ha costretto le autorità a chiudere l'aeroporto internazionale della capitale. Tutte le operazioni di decollo e atterraggio sono state temporaneamente sospese, una misura precauzionale che ha gettato nel caos i viaggiatori e messo in ginocchio il traffico aereo del Paese. La compagnia di bandiera, Kuwait Airways, ha confermato la sospensione, annunciando la riprogrammazione della maggior parte dei voli, mentre la situazione resta in evoluzione.
La decisione di chiudere lo scalo, come riferito da Al Jazeera che cita un aggiornamento ufficiale della stessa compagnia aerea, è stata presa in seguito all'ultima ondata di attacchi iraniani, un chiaro segnale di come la guerra, ormai, stia toccando da vicino la vita quotidiana di intere popolazioni e non solo le postazioni militari. La regione del Golfo, in preda a una tensione che cresce di ora in ora, si trova così a fare i conti con un'instabilità che rischia di avere conseguenze durature, economiche e sociali, ben oltre il terreno dello scontro armato.




