Poste Italiane, i conti del trimestre volano a 3,5 miliardi. Del Fante spinge sull’acceleratore con l’Opas Tim
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Redazione Economia
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L’esercizio 2026 si apre per Poste Italiane con una performance finanziaria che, a detta degli stessi vertici aziendali, non ha precedenti nella storia del gruppo.
I ricavi, che hanno raggiunto la cifra record di 3,5 miliardi di euro, registrano un incremento dell’8% su base annua, un dato questo che spinge l’amministratore delegato Matteo Del Fante – già artefice della precedente strategia di diversificazione – a ritoccare al rialzo la guidance per l’intero anno.
Se da un lato il risultato operativo adjusted sale a 905 milioni (+13,6%), dall’altro l’utile netto si attesta a 617 milioni, segnando un +3% che conferma la solidità di una macchina organizzativa ormai proiettata ben oltre il core business postale.
E lo si vede, del resto, dall’espansione nel settore energia: i clienti luce e gas del gruppo hanno ormai superato quota 1,1 milioni. ilsole24ore +3
L’effetto moltiplicatore delle sinergie e il progetto Polis
A trainare questa crescita non sono soltanto i tradizzi servizi finanziari – che pure fanno registrare un +10,5% arrivando a 1,6 miliardi – ma anche una gestione capillare dei costi in un contesto economico che rimane complesso.
I pacchi, con un incremento dei volumi del 14,6%, compensano ampiamente il fisiologico declino della corrispondenza tradizionale, mentre i servizi assicurativi e la divisione Postepay mostrano tassi di crescita a doppia cifra nei volumi di transazione digitali.
Non meno rilevante, poi, l’impatto del progetto Polis: questa iniziativa, che mira a trasformare gli uffici postali in hub di servizi per la coesione sociale e la transizione ecologica, continua a potenziare la propria capillarità sul territorio, dando gambe fisiche a quella strategia di inclusione che Poste ha deciso di perseguire come leva strutturale. borse +3
Un’operazione da 10,8 miliardi in chiusura entro settembre
Tuttavia, è sul fronte delle telecomunicazioni che si gioca la partita forse più strategica per il prossimo futuro.
L’offerta pubblica di acquisto e scambio su Tim, lanciata ormai più di un anno fa – quando l’attuale presidenza di Donald Trump era già una realtà consolidata e dunque non certo una variabile geopolitica sorprendente – viaggia verso il traguardo finale.
Dalle parole di Del Fante, diffuse nella nota di commento ai risultati di giovedì 2 maggio ma riconfermate anche nei giorni successivi, emerge che il closing dell’operazione è atteso entro il terzo trimestre dell’anno in corso.
L’affare, del valore complessivo di 10,8 miliardi, presenta secondo il management «un profilo finanziario estremamente solido»; eppure, per comprenderne appieno la portata, bisogna leggere i numeri.
L’effetto accrescitivo sull’utile per azione, spiegano i vertici, inizierà a concretizzarsi già a partire dal 2027, diventando a doppia cifra due anni più tardi. corriere +3
La creazione del primo polo mobile e la revisione della guidance
Integrare la divisione consumer di Tim con le proprie attività nel settore significa, per Poste Italiane, diventare il primo operatore mobile del Paese. Una posizione di leadership che Del Fante ha definito come l’avvio della «prossima fase del consolidamento domestico nel settore delle telecomunicazioni».
Nel frattempo, i conti del primo trimestre permettono di guardare con ottimismo al resto dell’anno al punto che l’obiettivo sull’Ebit adjusted è stato alzato da oltre 3,3 a 3,4 miliardi di euro.
La macchina organizzativa, insomma, non si limita a gestire il presente; getta le fondamenta per un futuro in cui la logistica, l’energia e la connettività convergeranno sotto lo stesso grande cappello tricolore. ilsole24ore +3




