Il Madring si svela: i render del circuito che ospiterà il gp di spagna di f1 nel 2026
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
A poco più di sei mesi dal debutto, previsto per l’11 settembre, gli organizzatori del Gran Premio di Spagna hanno diffuso i primi render ufficiali del Madring, il nuovo circuito semipermanente che riporterà la Formula 1 nella capitale iberica dopo un'assenza lunga quarantacinque anni. Le immagini, pubblicate in questi giorni, offrono uno sguardo dettagliato sulle infrastrutture e sulle sezioni più caratteristiche di un tracciato ibrido, concepito per coniugare la velocità di un percorso permanente con il fascino e la complessità di un circuito cittadino. L'impianto, situato nelle vicinanze dell'aeroporto di Barajas e del complesso fieristico IFEMA, si estende per cinque chilometri e quattrocento metri e presenta ventidue curve, un numero che di per sé suggerisce già un elevato tasso di impegno tecnico per piloti e monoposto.
La vera novità, e il punto focale attorno al quale ruota l'intera progettazione della pista, è rappresentata da curva 12, ribattezzata "La Monumental". Si tratta di una piega parabolicadalla lunghezza eccezionale, cinquecentoquarantasette metri, che la rende la più estesa dell'intero calendario mondiale; a caratterizzarla ulteriormente è un banking del ventiquattro per cento, una pendenza trasversale che richiama alla mente i classici ovali americani ma che, in questo contesto, è stata pensata per esaltare lo spettacolo e mettere a dura prova l'aderenza delle vetture di nuova generazione. Gli organizzatori hanno previsto, attorno a questo settore, una vera e propria arena da quarantacinquemila posti, un colpo d'occhio che promette di diventare una delle immagini simbolo dell'evento.
A firmare il concept del Madring è lo studio Dromo, guidato da Jarno Zaffelli, professionista già noto per i suoi interventi di riprofilatura su circuiti storici come Zandvoort. I render diffusi permettono di apprezzare non solo l'architettura della Monumental, ma anche la complessità delle altre zone, come la sequenza rapida di Valdebebas, che si snoda adiacente al centro sportivo del Real Madrid, o il primo tratto urbano. Proprio all'avvio del giro, dopo un breve sprint di duecento metri dalla linea di partenza, le monoposto incontreranno una prima chicane; questa conformazione, con uno spazio ridotto per districarsi nel caos del via, lascia presagire partenze potenzialmente convulse, un elemento che gli stessi progettisti non hanno nascosto di aver voluto per aumentare la dose di imprevedibilità della gara.
L’azzardo tecnico di una curva monumentale
L'attenzione degli appassionati e degli addetti ai lavori, però, rimane catalizzata dalle peculiarità di curva 12, un unicum nel panorama contemporaneo. La percorrenza stimata in circa sei secondi a pieno regime, con vetture spinte a trecento chilometri orari, rappresenta una sfida ingegneristica non indifferente, specialmente alla luce delle rivoluzionarie power unit che debutteranno proprio nel 2026, con un rapporto di potenza termica ed elettrica destinato a ridefinire le strategie di guida. L'idea di un settore così inclinato nasce dalla volontà di creare un punto di firma inconfondibile, un tratto distintivo che, nelle intenzioni di chi ha promosso il progetto, dovrebbe competere per spettacolarità con curve iconiche come il Raidillon o la 130R. Non si tratta semplicemente di un vezzo estetico, ma di un elemento che impatterà profondamente il setup delle monoposto, obbligando a trovare un compromesso tra carico aerodinamico per la curva e velocità di punta sui lunghi rettilinei.
Numeri da record e logistica da grande evento
Oltre agli aspetti puramente agonistici, i render mettono in luce anche la vocazione "friendly" del circuito nei confronti del pubblico. La cosiddetta "Pelouse", un'ampia area situata all'interno della sezione di Valdebebas, potrà ospitare fino a cinquantamila spettatori, configurandosi come un grande parco del tifo e dell'intrattenimento. La capacità totale dell'impianto, che combina tribune fisse e aree verdi, supererà le centodiecimila unità, un dato che colloca il Madring tra i circuiti più capienti d'Europa. A questo si aggiunge la logistica dei trasporti, studiata per favorire l'afflusso via metropolitana, sfruttando la vicinanza con la linea 8 che collega il centro città con l'aeroporto. Con il settanta per cento dei tagliandi già venduto a sei mesi dall'evento, la risposta del pubblico sembra aver premiato la scommessa madrilena, nonostante lo scetticismo iniziale di una parte degli appassionati legati al tracciato di Catalogna.
Un tracciato ibrido tra tunnel e accelerazioni
L'architettura del Madring, come emerge dalle rappresentazioni grafiche, si sviluppa alternando tratti veloci a sezioni più tortuose. Dopo la partenza e la prima chicane, le monoposto imboccheranno curva 3, "Hortaleza", una rapida piega a destra che introduce il settore urbano; qui si trova il rettilineo più lungo, ottocentotrentanove metri su Ribera del Sena, dove si toccheranno i trecentoquaranta orari. Segue un passaggio sotto la autovía e l'ingresso in due tunnel, soluzione che aggiunge un ulteriore elemento di suggestione visiva e di complessità per l'adattamento alla luce. In totale, ventidue curve che mescolano pendenze, contropendenze e variazioni altimetriche, come la salita dell'otto per cento nota come Subida de las Cárcavas. L'obiettivo dichiarato dai progettisti, ovvero offrire un layout che favorisca i sorpassi in più punti, è testimoniato dalla presenza di almeno tre aree di frenata impegnativa, tra cui la staccata alla fine del lungo curvone, che immette nella sequenza veloce di Valdebebas, quartiere che dà il nome anche al comparto finale del tracciato.




