Incendio a Santo Domingo, muore turista italiana: la fuga in spiaggia e la crisi respiratoria fatale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un incendio di vaste proporzioni ha completamente distrutto il resort Viva Dominicus Beach by Wyndham nella località di Bayahibe, sulla costa sud-orientale di Santo Domingo, trasformando quello che doveva essere un soggiorno di vacanza in una tragedia destinata a lasciare il segno. Le fiamme, che hanno costretto all'evacuazione di circa 1.690 ospiti, hanno causato il decesso di una cittadina italiana, Francesca Valentino, una donna di 46 anni originaria di Caserta, colta da una crisi respiratoria mentre si trovava sulla spiaggia insieme agli altri turisti nel tentativo di mettersi in salvo.
La dinamica dell'accaduto è al centro delle indagini delle autorità locali, che stanno cercando di ricostruire con esattezza la sequenza degli eventi e le cause che hanno portato alla rapida propagazione delle fiamme all'interno della struttura ricettiva.
Secondo le prime ricostruzioni fornite dalle autorità e dalla Farnesina, la donna ha perso conoscenza dopo aver inalato una quantità letale di monossido di carbonio, sprigionato dal rogo, mentre si trovava in una zona della spiaggia dove era confluita la maggior parte degli ospiti in fase di evacuazione.
Trasportata d'urgenza in un centro ospedaliero con un'auto privata, ogni tentativo di rianimarla è risultato purtroppo vano. L'ambasciatore d'Italia a Santo Domingo si è immediatamente recato in ospedale per offrire assistenza al marito della vittima, che si trovava con lei nel resort al momento dello scoppio dell'incendio, testimoniando la tempestiva attivazione della macchina consolare per gestire l'emergenza.
Le cause della rapida propagazione e l'assenza di allarme
Le prime evidenze raccolte sul campo suggeriscono che l'incendio abbia avuto origine in una delle aree comuni della struttura per poi diffondersi con una velocità impressionante, alimentata da due fattori determinanti: le forti raffiche di vento che soffiavano sulla costa e la natura infiammabile dei tetti, realizzati con materiali tradizionali come la paglia e le fronde di palma. Questa combinazione letale ha creato un effetto domino, con le fiamme che si sono propagate da un bungalow all'altro, rendendo la situazione rapidamente ingestibile.
A rendere ancora più critico il quadro, si aggiunge la testimonianza di alcuni sopravvissuti italiani, tra cui un turista di Taranto, che hanno raccontato di non aver udito alcun segnale di allarme proveniente dalla struttura, né di aver percepito un piano di evacuazione chiaro e coordinato.
Le testimonianze raccolte dipingono uno scenario di caos e abbandono, dove gli ospiti, in preda al panico, hanno dovuto organizzarsi autonomamente per cercare una via di fuga. Alcuni turisti hanno raccontato di essersi messi a bussare porta per porta per svegliare e avvertire gli altri ospiti, mentre l'incendio divampava inesorabile.
La mancanza di un sistema di allarme funzionante e di indicazioni chiare ha gettato i numerosi presenti, tra cui circa 285 cittadini italiani, in una situazione di grande confusione e smarrimento, dove l'unico rifugio apparentemente sicuro era rappresentato dalla spiaggia, che però si è rivelata anch'essa teatro del dramma a causa del fumo tossico trasportato dal vento.
L'evacuazione di massa e il rientro dei connazionali
Le operazioni di evacuazione, gestite in coordinamento con il Centro Operativo di Emergenza (COE) dominicano e l'ambasciata italiana, hanno coinvolto un numero impressionante di persone, con circa 1.700 turisti che sono stati trasferiti in strutture alberghiere vicine e in alloggi di fortuna per garantire loro la sicurezza e l'assistenza primaria.
Il governo della Repubblica Dominicana ha inviato sul posto il capo della protezione civile e due ministri per seguire personalmente le operazioni di soccorso e le riunioni operative con i vertici dell'hotel e i rappresentanti diplomatici italiani, al fine di gestire al meglio l'emergenza e fornire supporto agli ospiti coinvolti. Tra i feriti, che hanno richiesto cure mediche, si contano almeno dieci persone, con tre di esse trasferite in strutture specialistiche per problematiche legate all'inalazione di fumo e a ustioni lievi.
Per quanto riguarda i cittadini italiani, il tour operator Alpitour, che commercializza la struttura con il brand Bravo, ha confermato la presenza di 285 connazionali all'interno del resort al momento dell'incendio. La Farnesina, attraverso l'ambasciata, si è attivata immediatamente per organizzare il rimpatrio dei turisti, un'operazione complessa che ha già visto la partenza di un primo volo diretto a Verona con 130 passeggeri a bordo e un secondo volo in programma per i giorni successivi per gli altri 80 cittadini in attesa di rientro.
L'ambasciata ha inoltre attivato un'unità di crisi per rilasciare documenti di viaggio di emergenza a quei connazionali che, nel caos della fuga, hanno smarrito passaporti e documenti personali, un gesto di solidarietà che si aggiunge al lavoro di assistenza e informazione svolto costantemente per tutti gli italiani coinvolti in questa vicenda.
Le indagini in corso e la situazione degli evacuati
Le autorità giudiziarie e tecniche della Repubblica Dominicana hanno avviato un'indagine approfondita per determinare con precisione le cause che hanno innescato il rogo, che resta al momento un punto interrogativo. Una commissione tecnica specializzata si occuperà di effettuare tutti i sopralluoghi necessari sul posto, una volta che le operazioni di messa in sicurezza dell'area saranno state ultimate, per accertare eventuali responsabilità e stabilire se vi siano state delle negligenze nella manutenzione o nella gestione della sicurezza della struttura.
Al momento, fortunatamente, non si registrano altre vittime oltre a Francesca Valentino, e tutti gli altri ospiti sono stati messi in sicurezza e continuano a ricevere assistenza.
Mentre le indagini procedono, la vita dei turisti evacuati è stata completamente sconvolta: molti di loro hanno perso tutti i bagagli e gli effetti personali, rimasti intrappolati tra le fiamme, e hanno vissuto ore di grande apprensione e terrore. Per alcuni di loro, come racconta un testimone, la salvezza è stata possibile solo grazie alla prontezza di spirito e alla solidarietà tra sconosciuti, che si sono aiutati a vicenda in assenza di un piano di evacuazione strutturato.
Nonostante la gravità dell'accaduto, le autorità locali hanno precisato che le attività turistiche nella zona di Bayahibe non hanno subito interruzioni e proseguono regolarmente, anche se il trauma vissuto da questi turisti e l'ombra di una tragedia come questa resteranno impressi a lungo nella memoria di chi l'ha vissuta in prima persona.




