L'Ucraina colpisce nel profondo della Russia: impianti energetici e chimici sotto attacco, voli bloccati in sei aeroporti
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Redazione Esteri
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Una nuova, massiccia offensiva a lungo raggio ha preso di mira, nella notte, infrastrutture strategiche situate a centinaia di chilometri dal confine ucraino, un'operazione che il presidente Volodymyr Zelensky ha personalmente rivendicato, pubblicando sui suoi canali ufficiali le immagini dei blitz.
Le forze di Kiev, infatti, hanno centrato un deposito petrolifero nella regione di Yaroslavl – un impianto che, stando alle dichiarazioni del leader ucraino, sarebbe "importante per le riserve" del paese aggressore – e lo stabilimento chimico Azot, situato nella regione di Tula, la cui attività, ha aggiunto, è cruciale per la capacità russa di produrre esplosivi. I due attacchi, condotti a distanza di oltre settecento chilometri dalla linea di confine ucraina, dimostrano la crescente capacità di penetrazione dei droni di Kyiv.
Reazioni a catena e contromisure russe
Le conseguenze di questi raid non si sono limitate ai soli siti colpiti, generando invece un effetto domino che ha paralizzato parte del traffico aereo civile russo. Immediatamente dopo gli attacchi, sono state imposte severe restrizioni ai voli in almeno sei aeroporti russi, una misura necessaria per garantire la sicurezza degli aerei alla luce della minaccia rappresentata dagli sciami di droni.
Nel dettaglio, dalla serata di sabato, un totale di 28 regioni della Federazione Russa è stato posto in stato di allerta aerea, un dato che testimonia la vastità geografica e l'intensità della minaccia percepita dal Cremlino.
Se da un lato le autorità russe, come il governatore di Tula, hanno confermato la caduta di detriti sui siti industriali senza però ammettere ufficialmente i danni, dall'altro le immagini diffuse mostrano chiaramente un vasto incendio divampare nello stabilimento Azot di Novomoskovsk, già più volte bersagliato in passato dalle forze di Kyiv.
La strategia delle "sanzioni a lungo raggio"
Zelensky, nel commentare i "buoni risultati" raggiunti dai suoi militari, ha inquadrato queste azioni come parte integrante di un piano più ampio, da lui definito come l'applicazione di "sanzioni a lungo raggio" contro la Russia, un programma che prevede obiettivi specifici per colpi a media e lunga distanza.
L'Ucraina sostiene, con fermezza, che i siti presi di mira – il deposito di carburante e l'impianto chimico – siano direttamente collegati alla logistica e all'apparato bellico di Mosca; colpire la produzione di esplosivi, come quella dello stabilimento Azot, significa pertanto ridurre la capacità offensiva russa lungo l'intera linea del fronte. Non si tratta, quindi, di attacchi casuali, bensì di una strategia mirata che mira a erodere le fondamenta economiche e industriali che sostengono lo sforzo bellico nemico.
L'inasprimento delle tensioni e il fallimento della via diplomatica
Il presidente ucraino ha ricordato, nel suo intervento, come Kyiv avesse offerto ai vertici del Cremlino "ogni possibile formato di negoziazione" per porre fine alle ostilità, sottolineando però che l'unica risposta ricevuta sia stata la "continuazione dell'aggressione" e i tentativi di intensificarla.
È in questo contesto di rifiuto del dialogo che si inserisce la dottrina offensiva ucraina: riportare la guerra nel territorio da cui è partita, colpendo quelle riserve energetiche e quegli stabilimenti militari che finora erano rimasti al sicuro dalla portata dei conflitti.
La scelta di colpire infrastrutture sensibili come i depositi della riserva statale a Yaroslavl non è dunque solo un fatto militare, ma rappresenta un messaggio preciso sulla capacità di resistenza e di ritorsione di un paese che, pur subendo devastanti bombardamenti quotidiani, rivendica il diritto di difendersi colpendo le fonti dell'aggressione.




