Batteri resistenti nelle nostre carni, l'allarme dell'EFSA: Salmonella e Campylobacter non rispondono più agli antibiotici

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non è un allarme nuovo, certamente, ma la sua reiterazione nel tempo, unita ai dati più freschi, ne aumenta semmai la gravità. Il rapporto congiunto del 2026 tra l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) dipinge un quadro a tinte fosche per quanto concerne la resistenza antimicrobica (AMR) nei batteri di origine alimentare. Se da un lato, e questo va detto con onestà, si registrano alcuni timidi miglioramenti in specifici contesti nazionali, la tendenza generale, soprattutto per patogeni comuni e pericolosi come Salmonella e Campylobacter, rimane preoccupante. L'analisi, condotta su campioni prelevati tra il 2023 e il 2024 da umani, animali da produzione alimentare e alimenti destinati al consumo, conferma una realtà con cui i sanitari fanno i conti ormai da anni: i farmaci di prima linea rischiano di diventare inefficaci -1-6.

Resistenze diffuse e opzioni terapeutiche ridotte

Il nodo cruciale, come emerge chiaramente dalla sintesi del rapporto, è l'elevata percentuale di isolati di Salmonella e Campylobacter – sia nell'uomo che negli animali – che continuano a mostrare resistenza alla ciprofloxacina. Questo antimicrobico, appartenente alla classe dei fluorochinoloni, è considerato di importanza critica per il trattamento delle infezioni invasive e gravi nell'uomo; la sua efficacia ridotta complica notevolmente la gestione clinica di patologie che, altrimenti, sarebbero facilmente debellabili -1-2. La situazione per il Campylobacter è talmente compromessa che, in Europa, la ciprofloxacina non viene più raccomandata come trattamento empirico: la resistenza è ormai così diffusa da renderne l'uso sostanzialmente inutile -2-7. Ma il fenomeno non si limita a questo principio attivo. La relazione evidenzia una resistenza ampia e consolidata anche verso altri antimicrobici di uso comune, come ampicillina, tetracicline e sulfamidici, che rappresentano da decenni i cavalli di battaglia della terapia antibiotica -2-6. Significa che batteri un tempo sensibili a una rosa ampia di molecole oggi sopravvivono senza problemi, richiedendo l'impiego di farmaci di seconda o terza linea, spesso più costosi e con un profilo di effetti collaterali più pesante.

Segnali contrastanti e nuove minacce silenziose

Sarebbe tuttavia riduttivo, e scientificamente scorretto, dipingere un panorama unicamente negativo. Nel corso dell'ultimo decennio, diversi Stati membri hanno riportato progressi incoraggianti, frutto di politiche mirate e di un uso più prudente degli antibiotici in veterinaria. Per esempio, la resistenza della Salmonella all'ampicillina e alle tetracicline è diminuita in modo statisticamente significativo in molti Paesi, sia negli umani che in alcuni animali da reddito come polli da carne e tacchini -2-7. Anche per il Campylobacter si osserva una riduzione della resistenza all'eritromicina – un macrolide spesso utilizzato come prima scelta – in diversi contesti nazionali. Questi dati, per quanto positivi, non devono però indurre a un facile ottimismo. Se da una parte cala la resistenza verso alcuni farmaci, dall'altra emerge e si consolida quella verso molecole di ultima istanza. Il rapporto dedica ampio spazio al rilevamento, in diversi Paesi, di batteri E. coli produttori di carbapenemasi in animali da produzione alimentare e nella carne -2-6. I carbapenemi sono antimicrobici di riserva, utilizzati solo quando tutti gli altri hanno fallito, e il loro impiego in allevamento è vietato. Trovare batteri resistenti a questi farmaci nella filiera alimentare significa che i geni di resistenza stanno circolando in modo subdolo, magari attraverso altre vie, e rappresentano una bomba a orologeria per la salute pubblica.

L’importazione del rischio e la stabilizzazione dei progressi

Un altro aspetto su cui il report dell'EFSA e dell'ECDC pone l'accento è la globalizzazione del problema. Nelle carni importate, in particolare di pollo e tacchino, sono stati riscontrati livelli molto elevati di resistenza alle cefalosporine di terza generazione in Salmonella e in E. coli indicatori -6. Questi dati suggeriscono che il problema non può essere affrontato solo con politiche europee, ma richiede un coordinamento internazionale, poiché i batteri resistenti non conoscono confini e viaggiano comodamente attraverso le merci. Inoltre, sebbene a livello UE si osservino trend positivi nella riduzione dell'AMR, il rapporto segnala una certa stagnazione: i miglioramenti registrati negli anni precedenti in alcuni settori, come ad esempio nell'E. coli da pollame, hanno subito un rallentamento, stabilizzandosi su livelli che restano alti -2-6. Non si torna indietro, insomma, ma l'avanzata è meno rapida e in alcuni casi si è fermata, il che significa che lo sforzo per contenere il fenomeno deve essere non solo mantenuto, ma intensificato con approcci integrati che tengano insieme la salute umana, animale e ambientale: il cosiddetto approccio One Health -7.

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