Il board di eBay respinge l’offerta da 56 miliardi: GameStop non compra il marketplace californiano
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Redazione Economia
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Non ci sarà alcuna fusione, almeno per il momento, tra due mondi solo apparentemente vicini come quello delle aste online – un’invenzione della prima bolla internet – e la rivendita di videogiochi in formato fisico, attività che GameStop, nonostante i venti contrari del digitale, continua a presidiare con crescente difficoltà. Il Consiglio di amministrazione di eBay, riunitosi nelle scorse settimane per valutare la proposta giunta dal Texas, ha infatti deciso di archiviare l’offerta da 56 miliardi di dollari presentata dalla catena di videogames, giudicandola “né credibile né attraente”. Una bocciatura secca, che getta luce sui reali margini di manovra di un’operazione ritenuta da molti analisti azzardata fin dalle prime voci circolate a inizio mese.
Un’offerta strutturata metà in contanti e metà in azioni, ma il board parla di dubbi sulla sostenibilità
GameStop aveva messo sul piatto 125 dollari per ogni Titolo eBay, proponendo una struttura ibrida: il 50% del corrispettivo sarebbe stato saldato in liquidità, l’altro 50% in azioni della stessa GameStop. Una formula che, sulla carta, avrebbe permesso al rivenditore texano di ridurre l’esborso immediato di cassa, ma che secondo il board californiano cela rischi finanziari non trascurabili. La lettera firmata dal presidente di eBay – visionata da Bloomberg – sottolinea come la proposta appaia scarsamente sostenibile una volta analizzati i flussi di cassa attuali della società acquirente, senza contare che la capitalizzazione di eBay risulta quasi quattro volte superiore al valore complessivo di GameStop. Un’asimmetria, quest’ultima, che rende peculiare – per usare un eufemismo – la dinamica del predatore che vorrebbe divorare una preda di dimensioni decisamente maggiori.
La crisi di GameStop e il ritiro entro i confini statunitensi indeboliscono la credibilità dell’operazione
Da tempo la catena di videogiochi, un tempo presente in centinaia di centri commerciali d’Europa e oltreoceano, sta attraversando una profonda ristrutturazione. Il marchio, reduce da una spending review senza precedenti, si è sostanzialmente ritirato dai mercati extra-americani, concentrando le residue energie operative entro i confini nazionali. Un ridimensionamento che non è passato inosservato agli occhi del board di eBay: la mancanza di una solida base industriale internazionale, unita a perdite ricorrenti negli ultimi esercizi, ha alimentato i dubbi sulla capacità di GameStop di gestire una piattaforma complessa come quella del sito d’aste. Nella nota di diniego, i dirigenti del marketplace hanno inoltre evidenziato l’assenza di garanzie sufficienti a tutelare il valore per gli azionisti in caso di integrazione tra due modelli di business tanto diversi.
GameStop potrebbe ora rivolgersi direttamente agli azionisti o provare a cambiare il board di eBay
Il rifiuto formale apre però scenari alternativi, tipici delle ostilità nel mercato dei controlli societari. GameStop, qualora decidesse di non accettare il primo “no” come definitivo, potrebbe tentare la cosiddetta “offerta pubblica di acquisto ostile”, cioè rivolgersi direttamente agli azionisti di eBay scavalcando il management. Un’altra strada, ugualmente aggressiva, consisterebbe nel promuovere una modifica del consiglio di amministrazione della piattaforma californiana, sostituendolo con propri candidati per poi far approvare l’acquisizione. Nessuna di queste mosse è però stata per ora annunciata ufficialmente dal rivenditore texano, che al momento si limita a prendere atto della replica ricevuta. Le prossime settimane diranno se la partita è chiusa o se, al contrario, il braccio di ferro entrerà in una fase più calda.




