Il Dortmund punge due volte, l'Atalanta si ferma a zero. La rimonta? Un’impresa tutta in salita
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Redazione Sport
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La prima puntata del doppio confronto europeo tra Borussia Dortmund e Atalanta, andata in scena al Signal Iduna Park, si è chiusa con un 2-0 che sembra già un verdetto pesante, seppur non definitivo, per la squadra di Raffaele Palladino. Gli uomini di Niko Kovac, trascinati dalla fisicità di Serhou Guirassy, hanno inflitto una lezione di cinismo alla Dea, punendola nei due momenti in cui ha abbassato la guardia: un avvio di match horror e il recupero del primo tempo. Per i bergamaschi, costretti a fare i conti con un risultato che complica il cammino verso gli ottavi di finale, servirà una prestazione di ben altro spessore tra sette giorni a Bergamo.
La partita non era ancora entrata nel vivo – complice anche il rinvio di quindici minuti per il ritrovato bus della squadra di casa, rimasto impigliato nel traffico della Renania – che il Dortmund aveva già trovato il vantaggio. Al terzo minuto, un cross teso e preciso di Julian Ryerson dalla destra pesca Guirassy, il cui colpo di testa non lascia scampo a Marco Carnesecchi: Kossounou, che pure era lì, viene saltato con troppa facilità dall'attaccante, e la sensazione è che quel duello perso possa aver condizionato l'intero primo tempo -1. I nerazzurri provano a reagire, e al ventiduesimo è Nicola Zalewski a creare l'unico brivido della frazione: il suo cross basso dalla sinistra attraversa tutta l'area, ma Mario Pasalic, in scivolata, arriva per un soffio in ritardo, mancando l'appuntamento con il pallone che avrebbe potuto valere il pareggio. È l'occasione nitida, quella che ti fa pensare che la partita possa essere ancora in equilibrio.
E invece, quando il cronometro segna il quarantaduesimo, arriva la doccia gelata. Guirassy, questa volta, si trasforma in assist-man: parte in progressione sulla sinistra, supera l'uomo e mette al centro un pallone invitante per Maximilian Beier, che deve solo appoggiare a porta vuota il suo primo gol in questa Champions League -2-5. Un due a zero maturato in venti minuti di sostanziale pressione tedesca, ma che fotografa impietosamente le difficoltà di una difesa, quella atalantina, apparsa in affanno ogni volta che il Borussia alzava i giri del motore. I cambi all'intervallo – dentro Hien per Djimsiti e Krstovic per un opaco Scamacca – provano a dare una scossa, ma la ripresa offre poco più di un tentativo di Krstovic, un'incornata di grazia di Sulemana e una conclusione a giro di Samardzic, tutte troppo centrali o sporcate dalla retroguardia giallonera.
La rabbia di Palladino e l'orgoglio di De Roon
Nel dopogara, l'umore nello spogliatoio italiano è fatto di rammarico ma anche di una certa determinazione. Marten De Roon, capitano e memoria storica di questo gruppo, ha parlato di quei primi dieci minuti di sofferenza e di una partita che, fino al raddoppio, era rimasta in bilico. “Poi il secondo gol ha complicato tutto”, ha ammesso l'olandese, sottolineando però come gli ultimi venticinque minuti della ripresa, quelli con la squadra più corta e compatta, abbiano restituito un po' di fiducia in vista del ritorno. “Ci siamo guardati in faccia nello spogliatoio”, ha spiegato, “e ci siamo detti di crederci fino alla fine” -2.
Dall'altra parte, Raffaele Palladino non ha nascosto il nervosismo, culminato in un mancato gesto di fair play con il collega Kovac a fine gara. Una reazione dettata, a suo dire, dai continui proteste dello staff tedesco durante i novanta minuti. Al di là del battibecco, però, il tecnico ha voluto mettere in prospettiva il ko: “Questa è solo la prima parte della sfida”, ha dichiarato a Sky Sport, “noi abbiamo la possibilità di giocare il secondo tempo tra le mura amiche. Se loro hanno segnato due gol con due tiri, noi possiamo fare lo stesso al Gewiss Stadium” -10. Una provocazione, certo, ma anche la presa d'atto di una serata storta, dove l'assenza di uomini chiave come De Ketelaere e Raspadori si è fatta sentire, e dove i meccanismi offensivi si sono inceppati contro una difesa organizzata.




