Emergenza cherosene, da Ryanair a Lufthansa le compagnie che potrebbero tagliare i voli
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Redazione Economia
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La mappa del trasporto aereo europeo, che già aveva imparato a convivere con le turbolenze geopolitiche, si trova oggi a dover fare i conti con un nemico silenzioso eppure decisamente concreto: il carburante. Non soltanto più caro, come ci si potrebbe aspettare in un contesto di inflazione persistente, ma addirittura insufficiente a causa di un crollo verticale delle forniture. È questo, in estrema sintesi fattuale, lo scenario che sta spingendo vettori del calibro di Ryanair e Lufthansa a rivedere al ribasso i propri piani operativi, con il concreto rischio – ormai più che una semplice ipotesi circolata negli ambienti del settore – di dover tagliare un numero significativo di rotte. A complicare ulteriormente il quadro, va detto, si aggiunge una domanda di viaggi che, sebbene meno sostenuta su alcune tratte tradizionalmente a basso costo, continua a mostrare segnali di crescita difficilmente ignorabili.
La guerra in Medio Oriente e il nodo dello stretto di Hormuz
L’effetto diretto del conflitto in Medio Oriente si manifesta, in questo caso, non attraverso le immagini dei campi di battaglia ma attraverso il blocco navale implicito che si è creato attorno allo stretto di Hormuz. L’esempio più plastico di questa emergenza è rappresentato dalla petroliera "Rong Lin Wan", un gigante d’acciaio lungo 250 metri carico di cherosene: sulla carta geografica che ne traccia la lenta rotta lungo la costa dell’Africa occidentale, questa nave è soltanto un puntino colorato, ma nella realtà dei fatti rappresenta l’ultimo carico di carburante per aerei che è riuscito a superare indenne il passaggio. Attraccherà in Olanda il 9 aprile, e dopo quella data – lo ammettono senza troppi giri di parole gli analisti del settore – non esiste più alcuna certezza sull’approvvigionamento di circa il 40% del jet fuel destinato all’intero continente europeo.
L’allarme di Ziemelis e il rischio fallimenti
Non si tratta, beninteso, di una semplice psicosi da mercato. Gediminas Ziemelis, fondatore e presidente di Avia Solutions Group – il cui quartier generale operativo si trova a Dubai – ha lanciato nelle scorse ore un avvertimento che molti addetti ai lavori hanno accolto come un campanello d’allarme difficilmente ignorabile. In alcune recenti interviste, Ziemelis ha parlato senza mezzi termini di probabili difficoltà per molte compagnie aeree nei prossimi mesi, arrivando a ipotizzare scenari di fallimento per quei vettori che non dispongono di sufficienti riserve liquide o di contratti di fornitura blindati. Le sue parole, per quanto dure, trovano un riscontro oggettivo nei numeri: le compagnie stanno già ricalibrando i piani operativi sulla base delle scorte disponibili e delle previsioni di approvvigionamento, senza potersi permettere il lusso di attendere sviluppi migliori.
La data spartiacque del 9 aprile e l’estate dei voli a rischio
Il 9 aprile, va detto, rappresenta molto più di una semplice scadenza logistica: è il giorno indicato come possibile punto di arrivo degli ultimi carichi programmati di cherosene, una soglia che – se non verrà superata con nuove forniture – rischia di innescare una catena di effetti sulle operazioni di volo proprio alla vigilia della stagione estiva. E la domanda, paradossalmente, continua a crescere. Nella settimana compresa tra il 23 e il 29 marzo si sono registrati 27.784 voli giornalieri, con un aumento del 2,5% rispetto alla settimana precedente e del 2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un incremento che, se da un lato testimonia la resilienza del settore, dall’altro rischia di trasformarsi in un boomerang: più voli significa più carburante consumato, e con le scorte che si assottigliano giorno dopo giorno, alcune rotte – quelle a basso costo per prime – potrebbero essere sacrificate. L’effetto, inesorabile, sarà un aumento del prezzo del biglietto su quelle tratte che per anni hanno rappresentato l’eccezione a basso costo in un mercato altrimenti dominato da tariffe elevate.




