Addio a Dave Mason, la chitarra poliedrica che fondò i Traffic

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Se n’è andato in punta di piedi, come richiedeva del resto la sua natura di artista schivo e rifinitore, colui che forse non amava i riflettori quanto la sostanza della musica. Dave Mason, il chitarrista e cantautore britannico che ha segnato il rock dagli anni Sessanta in avanti, si è spento all’età di 79 anni nella sua residenza di Gardnerville, in Nevada. La notizia, diffusa dalla famiglia attraverso una nota ufficiale, racconta di un epilogo tanto sereno quanto struggente: dopo aver cucinato una cena con la moglie Winifred, si è accomodato nella sua poltrona preferita, con il cagnolino ai piedi, e non si è più risvegliato. Non sono state al momento rese note le cause del decesso, anche se l’artista aveva dovuto cancellare le sue ultime attività dal vivo a causa di problemi di salute.

L’eredità dei Traffic e quel “Feelin’ Alright” immortale

La sua parabola artistica, complessa e stratificata, inizia ufficialmente nel 1967, quando fonda insieme a Steve Winwood, Jim Capaldi e Chris Wood i Traffic, una delle formazioni più influenti del rock-folk psichedelico britannico. Mason, in quel contesto, si rivelò subito un talento compositivo sopraffino, scrivendo per la band brani che sarebbero diventati colonne sonore di un’intera generazione, come “Feelin’ Alright” e “Hole in My Shoe”. Eppure, il suo rapporto con i Traffic fu turbolento e discontinuo: dopo aver contribuito ai primi due album in studio, lasciò la band, salvo poi rientrare brevemente nel 1971 per l’album dal vivo “Welcome to the Canteen”. Questa irrequietezza, lungi dall’essere un limite, ne definì il carattere di musicista totale, sempre in bilico tra la fedeltà al gruppo e la necessità di esprimere la propria visione personale. Nel 2004, insieme agli ex compagni, ha ricevuto l’ambita induzione nella Rock and Roll Hall of Fame, un riconoscimento che ha suggellato il valore di quella parentesi artistica irripetibile.

Una carriera solista e collaborazioni con i mostri sacri

Lasciata (più volte) la casa madre, Mason intraprese una carriera solista che lo portò a pubblicare una decina di album, toccando l’apice commerciale con il singolo “We Just Disagree” nel 1977. Ma è nel ruolo di turnista d’eccezione che Mason ha lasciato un’impronta forse ancora più indelebile nel rock. La sua chitarra, capace di fraseggi eleganti e incisivi, è stata richiesta da una lista di colleghi che sembra la formazione ideale di un sogno ad occhi aperti. Lo troviamo, così, a suonare la chitarra a 12 corde in “All Along the Watchtower” per Jimi Hendrix, oppure a prestare la sua arte a George Harrison nell’album “All Things Must Pass”. Non mancano le collaborazioni con i Rolling Stones (dove suonò lo shehnai in “Street Fighting Man”), Eric Clapton, e persino un breve ma significativo periodo nei Fleetwood Mac, con i quali incise l’album “Time” nel 1995. Una versatilità, la sua, che gli ha permesso di attraversare decenni di musica senza mai apparire fuori posto, arricchendo il lavoro altrui con quella sensibilità unica che solo i grandi sanno riconoscere.

La morte serena tra le montagne del Nevada

A raccontare gli ultimi istanti di vita del musicista è stata la stessa famiglia, descrivendo una scena di rara pace domestica. Dopo una cena preparata insieme alla moglie, Mason si è accomodato nella sua poltrona, con il cane di piccola taglia ai piedi, chiudendo gli occhi per sempre circondato dall’atmosfera della Carson Valley che tanto amava. Un’uscita di scena “da manuale”, l’hanno definita i suoi cari, a coronamento di una vita vissuta “alle sue condizioni”. Addio, dunque, a un protagonista schivo ma essenziale del rock internazionale, a quell’artista che seppe trasformare le note in emozioni pure, senza mai cercare la facile popolarità ma inseguendo invece la sostanza della melodia. La sua chitarra, quella voce che lui stesso definiva il suo alter ego, continuerà a risuonare in brani immortali, consegnando Dave Mason alla storia della musica come uno dei suoi artigiani più preziosi e completi.

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