Silvi paese, il fronte della frana si allarga: crolla una palazzina nonostante le evacuazioni
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Redazione Interno
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Il movimento franoso che da settimane interessa l’area collinare di Silvi, in provincia di Teramo, ha subito nella mattinata di oggi, sabato 28 marzo, un’accelerazione improvvisa e violenta, modificando drasticamente il perimetro di un’emergenza che sembrava tenuta sotto controllo. A finire nel vortice del cedimento non è stata soltanto la sede stradale della provinciale 29/b, già chiusa nei giorni scorsi all’altezza dell’incrocio con la frazione di Santa Lucia, ma anche un’abitazione che, fino alle prime luci dell’alba, non rientrava tra quelle considerate a rischio imminente.
Il cedimento, che ha coinvolto un fronte di circa ottanta metri caratterizzato da terreno argilloso e da una storica fragilità idrogeologica, ha prodotto profonde fratture nell’asfalto e il trascinamento a valle di diversi alberi, sollevando una densa colonna di polvere visibile a distanza. Se da un lato il crollo della palazzina ha rappresentato l’evento più drammatico della giornata, dall’altro l’efficacia del sistema di monitoraggio attivato nelle settimane precedenti ha permesso di scongiurare conseguenze ben più gravi: l’edificio, infatti, era stato evacuato poco prima del collasso, così come altre due strutture che, dopo le verifiche spettive dei vigili del fuoco, erano state aggiunte alla lista degli sgomberi precauzionali.
Il rischio si sposta e si amplia, la “zona rossa” si allarga
L’elemento che ha reso necessario un cambio di passo nelle operazioni di messa in sicurezza è legato proprio all’imprevedibilità dell’evoluzione del fronte franoso. Fino a pochi giorni fa, le autorità avevano concentrato le attenzioni su due case le cui famiglie erano già state allontanate; l’abitazione crollata oggi, invece, si trovava in una posizione che gli esperti ritenevano al momento meno esposta. Questo scollamento tra le previsioni e la realtà dei fatti ha indotto il Comune a ridefinire l’area di pericolo, che ora è stata delimitata come “zona rossa” con accessi interrotti.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Roseto degli Abruzzi, che hanno utilizzato droni per effettuare ricognizioni aeree al fine di avere una visione d’insieme delle lesioni al terreno e delle condizioni di stabilità degli edifici circostanti. Al loro fianco, i tecnici dell’Agenzia regionale di Protezione Civile – il cui direttore Maurizio Scelli ha coordinato le operazioni sin dalle prime ore – e un pool di geologi, che hanno avviato rilievi approfonditi per comprendere la dinamica dell’accelerazione e, soprattutto, per valutare la tenuta delle strutture ancora in piedi che si affacciano sul cratere.
La macchina dei soccorsi e la gestione della viabilità
La viabilità locale ha subito uno stravolgimento totale. La strada provinciale 29/b, arteria che collega la parte alta del paese con la marina, risulta completamente sprofondata nel tratto interessato dalla frana, con la carreggiata letteralmente scomparsa sotto il peso del materiale terroso. Questo scenario ha reso necessario non solo il mantenimento della chiusura al traffico già disposta nei giorni scorsi, ma anche l’istituzione di deviazioni alternative per garantire la mobilità dei residenti non coinvolti direttamente dalle evacuazioni.
Inoltre, come misura di sicurezza aggiuntiva in considerazione della criticità del momento e della necessità di effettuare verifiche strutturali anche sugli edifici pubblici, il sindaco Andrea Scordella ha disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per i prossimi tre giorni. Una decisione, questa, che mira a ridurre la presenza di persone nelle aree che potrebbero essere interessate da eventuali sviluppi del movimento franoso, mentre i tecnici continuano a lavorare per stabilizzare il quadro conoscitivo di un dissesto che, per estensione e dinamica, presenta similitudini – come riportato da alcuni residenti – con il celebre caso della frana di Niscemi in Sicilia.
Un fronte sotto osservazione costante
Il movimento franoso che oggi ha causato il crollo dell’abitazione non è un evento improvviso: era già attivo da alcune settimane, tanto che a fine gennaio erano state evacuate le prime due famiglie a seguito dei primi segnali di cedimento del terreno. Tuttavia, l’accelerazione registrata nelle ultime ore ha trasformato un fenomeno lento e monitorato in un’emergenza a rapida evoluzione, che ha richiesto l’intervento diretto del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, il quale ha mantenuto costanti contatti con il direttore Scelli e il sindaco Scordella per assicurare il coordinamento istituzionale.
Attualmente risultano coinvolte nell’area di crisi quattro palazzine, con circa cinque nuclei familiari che hanno dovuto abbandonare le proprie case in via definitiva o temporanea. La Protezione Civile regionale ha garantito il supporto logistico e il ricollocamento degli sfollati, mentre i tecnici sono al lavoro per definire l’esatta perimetrazione del dissesto. La priorità, in questa fase, resta quella di scongiurare ulteriori crolli – che il sindaco stesso ha definito probabili nei prossimi giorni – e di assicurare che tutte le persone ancora presenti nelle zone limitrofe vengano messe in sicurezza prima che il fronte franoso possa compiere un altro, pericoloso, passo in avanti.




