Putin rompe gli indugi sulla Banca centrale: pressioni su Nabiullina per il taglio dei tassi
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Redazione Esteri
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Per anni Vladimir Putin ha cercato di intervenire il meno possibile nella politica monetaria della Russia. Ha lasciato campo libero alla Banca centrale, ha difeso a spada tratta l'autonomia dell'istituto e ha sempre speso parole di stima per la sua governatrice, Elvira Nabiullina. Non un commento, non un'indicazione su dove dovessero orientarsi i tassi. A luglio qualcosa si è rotto. Nel giro di appena quattordici giorni il capo del Cremlino ha lasciato intendere, non una ma due volte, che il costo del denaro dovrebbe scendere.
Dichiarazioni sorprendentemente esplicite, arrivate proprio a ridosso di una riunione decisiva sulla politica monetaria, che hanno di fatto mandato un segnale diretto alla banchiera centrale sulla necessità di cambiare rotta.
Un taglio dei tassi avvolto nel mistero
Ufficialmente, la Banca di Russia ha ribadito che la scelta di ridurre il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 14% il mese scorso, è stata presa in piena autonomia. I fatti, però, raccontano una storia diversa: la riduzione è arrivata senza le consuete indicazioni prospettiche (le cosiddette forward guidance), da sempre un marchio di fabbrica della gestione Nabiullina. Un silenzio che ha lasciato i mercati un po' più al buio sul futuro. Un episodio che fotografa bene come oltre quattro anni di guerra in Ucraina abbiano trasformato le istituzioni russe dall'interno.
Una banca centrale che un tempo veniva citata come modello di indipendenza tecnica si trova oggi a operare in un contesto in cui è sempre più difficile tenere separate le priorità politiche dalle decisioni sui tassi, mentre l'economia bellica russa fa i conti con una crescita in frenata e una spesa pubblica fuori controllo. «Il presidente in passato si asteneva dal commentare le azioni della banca centrale, ma ora ha iniziato a farlo», ha spiegato Oleg Vyugin, ex primo vice governatore della Banca di Russia.
«Allo stesso tempo, le grandi imprese si lamentano pubblicamente da mesi degli alti tassi di interesse. Insieme, questi fattori hanno aumentato la pressione sulla banca centrale».
Nabiullina apre a maggiore flessibilità sull'inflazione
Secondo una fonte vicina al governo russo, la stessa Nabiullina avrebbe già accettato l'idea che la banca centrale possa, temporaneamente, mostrarsi più elastica rispetto al proprio obiettivo di inflazione, fissato al 4%. Non esiste ancora, va precisato, un'intesa formale in tal senso. Lasciare che i prezzi salgano di uno o due punti percentuali oltre l'obiettivo per un periodo limitato sarebbe una situazione non ideale, ma nemmeno drammatica, ha spiegato la fonte, paragonando la scelta al gesto di sollevare leggermente il coperchio di una pentola in ebollizione.
Le previsioni riviste: più inflazione, meno crescita
A luglio i vertici della banca centrale hanno corretto al rialzo le stime sull'inflazione per fine anno, portandole in una forchetta tra il 6% e il 7%, contro il 4,5%-5,5% ipotizzato ad aprile. Contestualmente, le previsioni di crescita del Pil per il 2026 sono state tagliate: dalla forchetta 0,5%-1,5% si è passati a un più modesto 0%-1%. La decisione di abbassare i tassi è maturata al termine di un confronto interno molto acceso.
Il motivo del contendere non era tanto l'inflazione in sé, dato che sull'origine temporanea dello shock legato ai prezzi del carburante c'era un consenso piuttosto ampio tra i responsabili politici. La vera spaccatura riguardava le famiglie russe: se i consumatori avrebbero continuato a essere prudenti oppure se, al contrario, avrebbero accelerato la spesa per proteggere il valore dei risparmi di fronte all'incertezza economica crescente.
Sotto al materasso: la corsa al contante
Diversi media hanno segnalato che i russi stanno ritirando grandi quantità di contanti. A luglio, secondo i dati della Banca Centrale, il volume di contante in circolazione è aumentato di 643,4 miliardi di rubli: quasi una volta e mezza, ovvero il 43,1% in più rispetto a giugno. Dall'inizio dell'anno, questo indicatore è cresciuto di 2.100 miliardi di rubli, secondo quanto riportato dall'autorità di vigilanza finanziaria.
Gli analisti collegano l'impennata della domanda di banconote a tre ragioni principali: le interruzioni più frequenti della connessione internet mobile, che rendono difficili i pagamenti senza contanti per famiglie e imprese; il periodo delle vacanze estive; e l'adeguamento alle modifiche fiscali che hanno reso più costosi i pagamenti elettronici per le aziende. Questa dinamica sta mettendo a dura prova il settore bancario: i saldi stabili sui conti correnti si stanno riducendo, il che significa che le banche hanno meno risorse a basso costo da erogare per i prestiti.
Le banche senza liquidità e il debito pubblico
È di questi giorni la notizia che le banche russe starebbero soffrendo una significativa carenza di liquidità che sta impedendo loro di rifinanziare il debito pubblico mediante acquisto di titoli di Stato. La carenza ha comportato la sospensione delle aste pubbliche settimanali dei titoli di Stato russi: dinanzi alla scarsità di domanda, infatti, le banche commerciali hanno preteso tassi di rendimento superiori al 16% per assorbire il debito sovrano.
Il Ministero delle Finanze ha quindi sospeso il collocamento per evitare un irrigidimento, insostenibile, del costo del debito sul bilancio pubblico. Per ovviare al blocco ma continuare a finanziare il deficit, in gran parte generato dalle spese militari, le autorità russe stanno utilizzando strumenti alternativi: la Banca Centrale realizza operazioni di pronti contro termine a breve termine e immette liquidità nel sistema.
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