Riaperta la corsa per l'autostrada del Brennero, ma l'ombra dei cantieri tedeschi minaccia il traffico alpino
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Redazione Interno
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La decisione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di riaprire, seppur per una finestra temporale di soli cinque giorni, la gara per la concessione dell'A22 del Brennero segna una svolta decisiva in un iter, quello di un bando da dieci miliardi di investimenti, a lungo caratterizzato da incertezze e rinvii. L'operazione, fortemente voluta dal ministro Matteo Salvini, ha già raccolto il plauso di Confindustria Trentino-Alto Adige, la quale ha definito il riavvio del procedimento come un segnale positivo per la continuità di una infrastruttura vitale per gli scambi tra l'Italia e il centro Europa. D'altro canto, la brevità del nuovo termine utile per presentare le offerte, fissato alle ore 12 di mercoledì 3 dicembre, non è passata inosservata e ha sollevato perplessità in alcuni osservatori, i quali parlano di una mossa a vantaggio del gestore uscente.
I nodi infrastrutturali e l'allarme per il trasporto su gomma
Mentre si cerca di sbloccare il futuro della concessione autostradale, un problema concreto e imminente si profila all'orizzonte, minacciando di vanificare gli sforzi per una mobilità più sostenibile. La concomitanza di una quarantina di cantieri sulla rete ferroviaria tedesca, in particolare sulla tratta cruciale tra Monaco di Baviera e Rosenheim, sta per produrre effetti a catena sull'intero asse del Brennero. La chiusura parziale di quella linea, che comporterà una riduzione della capacità del 50% per il trasporto merci su rotaia, costringerà infatti un volume imponente di traffico a riversarsi sulla rete stradale. Stime affidabili prevedono un incremento di circa duecentottantamila camion aggiuntivi tra Baviera, Tirolo e Alto Adige, un flusso pari a quasi millenovecento Tir al giorno, i quali, se tradotti in equivalenti ferroviari, corrispondono a oltre sessanta treni merci in meno che non transiteranno attraverso il valico alpino.
La necessità di una strategia coordinata
Proprio di fronte a questo scenario, che rischia di congestionare in modo insostenibile le arterie viarie di una regione sensibile come quella alpina, le associazioni imprenditoriali lanciano un appello chiaro. Confindustria, nel sottolineare la gravità della situazione, invoca con urgenza l'elaborazione di una strategia transfrontaliera che coinvolga tutti gli attori istituzionali interessati, dall'Italia all'Austria alla Germania, al fine di gestire in maniera ordinata un'emergenza annunciata. Si tratta, in sostanza, di trovare soluzioni di coordinamento che possano mitigare l'impatto di quei cantieri, i quali, se da un lato sono necessari per il potenziamento delle reti, dall'altro generano distorsioni di traffico di vasta portata.
Le polemiche sul metodo della ripartenza
Sul versante procedurale, la mossa del Mit non ha convinto tutti. La riapertura lampo del bando, dopo i numerosi ritardi accumulati a seguito dei rilievi mossi dalla Commissione europea, è stata interpretata da alcune forze politiche come una manovra poco trasparente. Il Movimento 5 Stelle, in particolare, ha espresso forti critiche, tacciando l'operazione di essere un «ennesimo capolavoro da Prima Repubblica», un favore cioè al concessionario attuale in un affare che, considerando l'intero arco della futura concessione, muove interessi legati a pedaggi per un valore di circa trenta miliardi di euro. Il ministero, dal canto suo, procede lungo la strada tracciata, puntando a chiudere rapidamente la fase dell'assegnazione per garantire gli investimenti sulla infrastruttura.




