Francesco Caputo, ciclista colpito da una portiera, muore dopo 11 giorni di coma

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Redazione Interno Redazione Interno   -   MILANOFrancesco Caputo, un ingegnere biomedico di 35 anni originario di Lucugnano, una frazione di Tricase nel Salento, è deceduto ieri mattina dopo undici giorni di coma. L'incidente, avvenuto l'11 ottobre scorso in via Soperga, all'angolo con via Pietro Marocco, non lontano dalla stazione centrale di Milano, ha visto il ciclista schiantarsi contro una portiera aperta all'improvviso mentre passava in bicicletta.

Caputo, che aveva noleggiato una BikeMi, il servizio di bike sharing del comune, stava percorrendo la strada intorno alle 21 quando è stato colpito dalla portiera di una Citroen C3. Il conducente dell'auto, ascoltato dagli agenti, ha riferito di aver controllato gli specchietti e di non aver visto il ciclista arrivare. L'impatto è stato violento e ha causato gravi traumi a Caputo, che è stato immediatamente trasportato in ospedale, dove è rimasto in coma fino al decesso.

Questo tragico evento si inserisce in un contesto più ampio di incidenti stradali che coinvolgono ciclisti in Italia. Negli ultimi dodici giorni, infatti, sono stati registrati nove decessi di ciclisti, una strage silenziosa che continua a mietere vittime sulle strade italiane. La situazione è resa ancora più drammatica dal senso di impotenza che pervade chi pedala, in un paese dove il rispetto per i ciclisti sembra essere una chimera.

Parallelamente, in Francia, la morte violenta di Paul Varry, un cicloattivista di 27 anni investito e ucciso da un SUV dopo una lite stradale, ha scosso l'opinione pubblica e portato in piazza oltre 20 mila persone in più di 300 città.

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