La notte di San Siro che spezza la Roma: solo nove intoccabili, il resto è polvere da mercato
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Redazione Sport
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Il pesante crollo di San Siro, quello che ha trasformato la Pasqua della Roma in un calvario senza attenuanti, ha finito per rappresentare molto più di una semplice sconfitta: è stato il classico spartiacque, il momento in cui una proprietà americana – dopo cinque anni di investimenti miliardari gettati nel vento senza mai vedere il traguardo della Champions League – decide di cambiare registro. E il messaggio, che Dan Friedkin ha fatto recapitare con la durezza di un ultimatum, non lascia spazio a interpretazioni morbide: la squadra intera è sotto esame, e quella che molti avevano scambiato per una pazienza strategica si sta rivelando, invece, la lunga attesa prima di una drastica epurazione tecnica.
Una “certificazione” firmata dall’Inter: il verdetto del Corriere dello Sport
A certificare l’abisso, ci ha pensato il campo. O meglio, l’ha fatto l’analisi a freddo del Corriere dello Sport, che nella sconfitta pasquale contro l’Inter non ha visto un semplice passo falso – quelli capitano a tutti – bensì una “certificazione”. Un verdetto netto, scrive il quotidiano, secondo cui questa Roma, così come è stata costruita negli ultimi anni, non è semplicemente debole: è proprio non competitiva. E allora, si legge ancora, niente più rattoppi, niente più compromessi. La stagione in corso, nelle idee dei Friedkin, era già stata etichettata come transitoria, costellata da qualche lampo positivo ma senza mai perdere di vista la cruda realtà: serviva un punto di svolta, e quel punto è arrivato nello spogliatoio di San Siro.
Solo nove sono salvi: la rosa sarà decimata, anche i big tremano
Dunque, quali sono i numeri di questa controrivoluzione? Secondo le prime ricostruzioni, che iniziano a circolare con insistenza negli ambienti vicini alla dirigenza, i giocatori considerati “sicuri” per la prossima stagione sarebbero soltanto nove. Nove su una rosa intera, a dimostrare che l’epurazione non sarà una semplice sfoltita ma una vera e propria decimazione. Tra questi nomi, si fanno quelli di Svilar – il portiere che ha convinto – e di Malen, senza che però nessun altro big possa considerarsi intoccabile. Anzi, è proprio il contrario: nemmeno i profili più altisonanti hanno il posto garantito, perché la nuova linea impone una ricostruzione ragionata dove le plusvalenze, entro la fatidica scadenza del 30 giugno, diventeranno un’esigenza di bilancio più che una semplice opportunità.
Gasperini resta al comando, ma lo spogliatoio sarà rifondato
C’è però una casella, in questo scacchiere, che i Friedkin hanno blindato prima ancora di iniziare la partita: quella dell’allenatore. Nessun dubbio, nessuna tentazione sostituzionista. Giù le mani da Gasperini, ripetono dalla presidenza, e il tecnico è stato avvisato per primo: resta saldamente al comando della squadra, anzi sarà proprio lui a gestire la fase di transizione. Piuttosto, sarà lo spogliatoio a subire l’ennesimo, definitivo crollo di rendimento – questa volta non in campo, ma sul mercato. La rifondazione del gruppo squadra è ormai un passaggio obbligato, e i Friedkin lo hanno comunicato senza peli sulla lingua ai calciatori stessi, in un faccia a faccia che non lascia spazio a ripensamenti.
Porte girevoli a giugno: tre colpi importanti e una serie infinita di addii
La sessione estiva di calciomercato, dunque, si preannuncia come un’eccezionale porta girevole: da un lato entreranno almeno tre colpi importanti, quelli che dovrebbero ridisegnare il nucleo centrale della nuova Roma; dall’altro usciranno tanti, tantissimi dei protagonisti attuali. Una serie di cessioni, scrive il Corriere dello Sport, che potrebbe cambiare il volto intero della rosa, tanto che ormai nessun big può sentirsi al riparo. La dirigenza, dopo giorni di riflessione, ha trovato una linea condivisa con Gasperini: serve un profondo rinnovamento, e nessuno – ripetono – può considerarsi certo della permanenza. Così, mentre a Trigoria si preparano a salutare molti dei volti che hanno segnato quest’ultimo ciclo, l’unica certezza è che la Roma che uscirà da questa estate non assomiglierà per niente a quella entrata a San Siro con le ossa già rotte.




