Il caso Monaldi e la verità sistemica: perché la Regione ha bloccato i trapianti pediatrici
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Redazione Interno
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L’istruttoria avviata dalla Direzione generale per la Tutela della Salute della Regione Campania, e condotta nelle settimane successive al decesso del piccolo Domenico Caliendo – il bambino di due anni e mezzo venuto a mancare lo scorso 21 febbraio dopo un trapianto cardiaco eseguito con un organo irrimediabilmente danneggiato – ha restituito un quadro talmente grave da imporre un’interruzione immediata e a tempo indeterminato dell’intero programma di trapianto cardiaco pediatrico presso l’AORN Ospedali dei Colli, la struttura napoletana che comprende il nosocomio Monaldi. Non si tratta, e questo è il punto cardine attorno a cui ruota l’intera vicenda, di un errore umano isolato o di una fatale concatenazione di sfortune cliniche: la relazione tecnica parla chiaramente di una “problematicità organizzativa sistemica preesistente”, un’espressione burocratica, certo, ma che nella sua asetticità descrive un disastro annunciato. Il presidente della Regione, Roberto Fico, ha quindi disposto la riattivazione del Servizio Ispettivo Sanitario, affidandogli il compito di una verifica a tutto tondo che dovrà appurare, tra le altre cose, se quelle criticità fossero non solo presenti, ma anche conoscibili da parte dei vertici aziendali e, di conseguenza, se siano state adottate in tempo utile le misure correttive necessari per scongiurare una simile tragedia.
Dai protocolli obsoleti al ghiaccio versato: la catena di errori
Ciò che emerge dagli atti ispettivi è una sequela di mancanze che investono ogni fase del processo, dalla conservazione dell’organo alla comunicazione interna. La relazione di 295 pagine inviata dalla Regione al Ministero della Salute, e firmata dal direttore generale Anna Iervolino e dal direttore sanitario Angela Annechiarico, svela particolari agghiaccianti sulla catena logistica che ha portato al trapianto del 23 dicembre scorso. L’equipe partita per prelevare il cuore, destinato a un bambino in condizioni critiche, aveva con sé una quantità di ghiaccio rivelatasi insufficiente, una falla procedurale che ha costretto gli stessi medici, una volta giunti sul luogo dell’espianto, a richiedere ulteriore ghiaccio e a versarlo successivamente nel contenitore di trasporto, contribuendo di fatto ad alterare la temperatura e a compromettere la conservazione dell’organo. A questo si aggiunge un altro dettaglio, se possibile ancora più paradossale: nell’ospedale Monaldi erano disponibili, già dal 2023, dei dispositivi di ultima generazione per il trasporto degli organi, i cosiddetti Paragonix, contenitori tecnologicamente avanzati in grado di garantire una perfetta ischemia controllata. Ebbene, l’equipe che ha effettuato il prelievo ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’esistenza di tali dispositivi, nonostante in azienda ve ne fossero almeno tre a disposizione, di cui due nella stessa sala operatoria dedicata ai trapianti e uno in farmacia.
Un clima tossico e l’assenza di specialisti
La gravità della situazione, tuttavia, non si esaurisce nelle disfunzioni logistiche e strumentali. L’istruttoria regionale ha infatti fotografato un ambiente di lavoro caratterizzato da un “clima relazionale interno gravemente deteriorato”, una condizione preesistente all’intervento sul piccolo Domenico che ha inevitabilmente influito sulla gestione delle fasi critiche e sulla comunicazione intraoperatoria, tanto che nella relazione si parla espressamente di un “deficit comunicativo e procedurale significativo all’interno dell’equipe di sala operatoria”. Un contesto, questo, che la Regione ha ritenuto incompatibile con la prosecuzione dell’attività trapiantologica, già di per sé ad altissima complessità. A ciò si somma un ulteriore elemento di debolezza strutturale: la carenza di personale specializzato. L’Azienda Ospedaliera dei Colli, in una nota successiva ai provvedimenti regionali, ha chiarito che la sospensione dei due cardiochirurghi coinvolti – il primario e il suo assistente, sospesi in via cautelativa sin dai primi di febbraio – ha reso evidente una lacuna nell’organico. Dalle verifiche interne è emerso, con altrettanta chiarezza, che nessuno dei cardiochirurghi attualmente in servizio possiede volumi di interventi pediatrici adeguati per garantire in autonomia l’attività di primo operatore, motivo per cui l’azienda ha già attivato bandi di concorso per il reclutamento di personale con esperienza documentata.
La riorganizzazione della rete e il trasferimento del centro
Alla luce di queste evidenze, la Regione Campania ha deciso di non limitarsi a uno stop temporaneo, ma di avviare una riorganizzazione radicale della rete trapiantologica regionale. Il programma di trapianto cardiaco pediatrico al Monaldi, che l’azienda stessa aveva sospeso in via autonoma il 5 febbraio dopo aver constatato l’assenza di altri piccoli in lista d’attesa, non riprenderà finché non saranno integralmente ricostituite le condizioni di sicurezza, e la ripresa sarà subordinata alla realizzazione di interventi strutturali indifferibili. Tra questi, l’attivazione di un’area di degenza e di un blocco operatorio esclusivamente dedicati alla cardiochirurgia pediatrica, l’adozione di protocolli aggiornati per il trasporto e la conservazione degli organi, e un piano formativo per il personale. Nel frattempo, la continuità assistenziale per i pazienti in lista d’attesa è stata garantita attraverso una convenzione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, i cui professionisti sono già operativi a Napoli a supporto della struttura. Inoltre, con una mossa dal forte valore simbolico e pratico, il Centro Regionale Trapianti (Crt), finora collocato fisicamente all’interno dell’AORN dei Colli, verrà trasferito negli uffici della Regione: l’obiettivo dichiarato è quello di esercitare un monitoraggio più stretto e puntuale sull’intera rete, togliendo di fatto la supervisione a una struttura i cui deficit gestionali sono ora sotto gli occhi di tutti.




