Finge un malore per andare a Vasco Rossi, il giudice lo condanna a pagare le spese legali

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La musica, si sa, può curare l’anima, ma non sempre giustifica un’assenza dal lavoro. Almeno questo è ciò che ha stabilito il Tribunale di Trani, nella sua sezione dedicata alle controversie di lavoro, chiamato a pronunciarsi sul caso – per certi versi quasi grottesco – di un operaio cinquantaduenne di Bisceglie. L’uomo, dopo aver simulato un malore per assentarsi dal turno e aver invece trascorso quelle ore al concerto di Vasco Rossi allo stadio San Nicola di Bari, è stato licenziato per aver rotto quel vincolo fiduciario che lega ogni dipendente al proprio datore. E non solo: il ricorso presentato per contestare il provvedimento si è risolto in una débâcle giudiziaria, con il lavoratore che è stato condannato a rimborsare cinquemila euro di spese legali.

Il certificato falso e la dissenteria improvvisa

Era la mattina del 26 giugno quando il cinquantaduenne, tramite un messaggio e una mail indirizzati al proprio responsabile, aveva annunciato di non potersi presentare in fabbrica: «Sto male – aveva scritto – non posso venire a lavorare oggi e domani». Un certificato medico, peraltro regolarmente trasmesso il giorno successivo, parlava di un attacco di dissenteria, patologia che avrebbe dovuto costringerlo a letto per almeno 48 ore. Peccato che quelle quarantotto ore, invece di trascorrerle tra lenzuola e medicine, le abbia utilizzate per raggiungere con alcuni amici lo stadio San Nicola di Bari, dove Vasco Rossi teneva uno dei suoi celebri concerti. La società, venuta a conoscenza della circostanza quasi per caso – stando a quanto ricostruito negli atti giudiziari – non ha avuto alcuna esitazione: l’operaio è stato licenziato in tronco per aver “leso il vincolo fiduciario” in maniera irrimediabile.

La scoperta e l’intransigenza dell’azienda

Come sia stato beccato, a onor del vero, è il dettaglio che restituisce un senso di straniante realtà: l’azienda ha ricevuto una segnalazione – forse da un collega, forse da un conoscente, i documenti non lo specificano – secondo cui il dipendente era stato visto salire su un pullman diretto al San Nicola. Da lì è scattata una verifica sommaria, e poi la contestazione disciplinare. Nessuna possibilità di replica, nessun margine di trattativa: la lettera di licenziamento è arrivata nel corso del 2024, e l’uomo si è visto costretto a rivolgersi a un avvocato per tentare di ribaltare la decisione. La sua difesa, incentrata sulla presunta genericità delle prove e sulla legittimità del certificato medico, non ha però scalfito la posizione del tribunale.

La sentenza del giudice Labella

A firmare la pronuncia – resa nota solo nelle scorse settimane – è stato il giudice del Lavoro Eugenio Carmine Labella, il quale ha respinto il ricorso in ogni sua parte. Secondo quanto si legge nella motivazione, il comportamento del cinquantaduenne non integra un semplice abuso del diritto alla malattia, bensì un’ipotesi di “frode nella certificazione”, aggravata dalla circostanza che l’assenza simulata ha coinciso perfettamente con l’orario del concerto. Il tribunale, inoltre, ha ritenuto proporzionato il licenziamento, considerato che la fiducia alla base del rapporto di lavoro – elemento essenziale in qualsiasi contratto, a maggior ragione in un contesto operaio dove la turnazione è rigida – era stata tradita in modo volontario e consapevole. Di qui la condanna al pagamento delle spese legali, quantificate in cinquemila euro, che vanno ad aggiungersi alla perdita del posto.

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