Manovra 2027, flat tax giovani e Irpef al 33%: il piano fiscale del Governo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il cantiere della Manovra 2027 si apre ufficialmente con l'approvazione del Documento programmatico di finanza pubblica, il passaggio formale che definisce il quadro macroeconomico entro cui prenderanno forma i principali interventi della prossima Legge di Bilancio. Il testo, licenziato dal Consiglio dei ministri, dovrà essere trasmesso alle Camere e poi a Bruxelles entro il 15 ottobre, mentre il disegno di legge di Bilancio dovrà arrivare in Parlamento entro il 20 ottobre per avviare l'iter che si concluderà entro la fine dell'anno.

Il patto tra Stato e imprese per i giovani

Il cuore della strategia fiscale ruota attorno a un meccanismo di tassazione agevolata sugli aumenti salariali destinati ai lavoratori under 35. L'idea, anticipata dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e confermata dal viceministro Maurizio Leo, prevede un'intesa tra Stato e aziende: le imprese si impegnano ad aumentare le retribuzioni dei giovani, mentre il fisco applica un'imposta sostitutiva del 5% sulla sola quota corrispondente all'incremento, invece delle normali aliquote Irpef.

Il modello ricalca l'esperienza della scorsa Legge di Bilancio, quando la flat tax al 5% era stata riconosciuta sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali nazionali. Giorgetti ha spiegato che l'obiettivo è duplice: da un lato aumentare il reddito netto dei neoassunti, dall'altro rendere più conveniente per le imprese riconoscere incrementi salariali senza sostenere l'intero peso del cuneo fiscale.

Il risparmio per l'azienda è indiretto ma significativo: nell'attuale scenario, per garantire cento euro netti in più a un dipendente, l'impresa deve spendere circa il doppio, perché la metà dell'aumento si perde in tasse. Con la flat tax al 5%, il costo per l'azienda si riduce sensibilmente, rendendo l'aumento più sostenibile. La platea dei beneficiari, però, non è ancora definita: non è stato indicato un limite anagrafico preciso, né sono stati chiariti i requisiti reddituali o la durata dell'agevolazione.

L'estensione dell'Irpef al 33% per il ceto medio

L'altro pilastro della manovra fiscale riguarda la rimodulazione dell'Irpef. L'ipotesi sul tavolo prevede di estendere fino a 60.000 euro lo scaglione attualmente tassato al 33%, che oggi si ferma a 50.000 euro. La misura interesserebbe i redditi compresi nella fascia tra 50.000 e 60.000 euro, con un'aliquota ridotta dal 43% al 33%. Il risparmio fiscale non sarebbe uniforme: si passerebbe da circa 100 euro annui per chi ha un reddito imponibile appena superiore ai 50.000 euro, fino a un massimo di 1.000 euro per chi raggiunge i 60.000 euro e oltre.

La platea dei beneficiari sarebbe quindi più ristretta rispetto agli interventi realizzati negli anni scorsi, perché la misura riguarderebbe soltanto i contribuenti che superano una soglia reddituale piuttosto alta. Il viceministro Leo ha confermato che l'estensione dello scaglione al 33% rappresenta una delle priorità della manovra, insieme alla flat tax per i giovani e all'estensione della cedolare secca agli affitti commerciali, seppure entro certi limiti e condizioni.

I nodi ancora aperti e le altre misure allo studio

Il vero ostacolo resta quello delle coperture finanziarie. Leo ha più volte sottolineato che tutte le misure allo studio dovranno trovare adeguata copertura, e il quadro di finanza pubblica rimane vincolato dalle regole europee sulla crescita della spesa netta. Il ministro Giorgetti ha parlato della necessità di negoziare con Bruxelles per superare quello che ha definito un limite astruso e ingiustificato, con riferimento alla possibilità di elevare la soglia della flat tax per le partite Iva dagli attuali 85.000 euro a 100.000 euro.

Sul tavolo della manovra figurano anche altre ipotesi, come la detassazione delle tredicesime, il taglio strutturale del bollo auto dal 2027 e un intervento sull'Ecobonus per la prima casa. Per il bollo auto si parla di un impatto sui conti pubblici di circa 2,3 miliardi, mentre la riduzione dell'Irpef sulla fascia 50.000-60.000 euro costerebbe quasi tre miliardi.

Il viceministro Leo ha precisato che le due misure non saranno alternative, perché non sussiste alcuna correlazione tra le due fattispecie, e il Mef le sosterrà entrambe come capisaldi della manovra, compatibilmente con il quadro di finanza pubblica.

La collaborazione delle imprese come condizione

Il funzionamento della flat tax sugli aumenti salariali dipende in larga misura dalla disponibilità effettiva dei datori di lavoro a riconoscere incrementi retributivi. Giorgetti ha riconosciuto che molte delle misure fiscali adottate nell'ultimo decennio hanno avuto la funzione di compensare una dinamica salariale particolarmente debole, e ha sottolineato che l'ingresso e la permanenza dei giovani nel mercato del lavoro non passano soltanto per le agevolazioni fiscali, ma richiedono prioritariamente l'adozione di adeguate politiche retributive da parte delle imprese.

Il meccanismo allo studio prevede anche la possibilità di sgravi contributivi per i datori di lavoro che riconoscono gli aumenti e stabilizzano i giovani lavoratori. La misura, ha spiegato Giorgetti, è particolarmente appetibile dal punto di vista del rapporto costi-benefici anche nell'ottica del costo per l'erario, e per questo il Mef intende sostenerla come uno degli interventi centrali della prossima Legge di Bilancio.

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