Sciopero della Cgil per Gaza: proteste, blocchi e polemiche politiche
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Redazione Interno
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Le principali tangenziali di Milano e Bologna hanno conosciuto ieri ingorghi di proporzioni inconsuete, mentre alcuni nodi ferroviari, seppur per un lasso di tempo limitato, sono rimasti bloccati. Questi disagi, che hanno interrotto il consueto fluire della vita quotidiana di molti, sono stati voluti e organizzato dalla Cgil, la quale ha indetto uno sciopero generale di quattro ore i cui obiettivi, almeno ufficialmente, travalicano i confini nazionali per proiettarsi su uno scenario internazionale di drammatica attualità. L’iniziativa, come ha spiegato più volte il segretario Maurizio Landini, intendeva infatti sollecitare le istituzioni italiane a un ruolo più incisivo per porre fine al conflitto che sta insanguinando la Striscia di Gaza, unendo dunque le rivendicazioni di carattere sociale, storico patrimonio del sindacato, a una ferma presa di posizione di politica estera.
Oltre la protesta simbolica: scontri e danni
Non sono mancati, tuttavia, episodi che hanno oltrepassato i limiti della protesta simbolica o pacifica, spostandosi su un terreno di azione diretta e, in alcuni frangenti, di aperta contestazione. A Torino, per fare un esempio, un gruppo di manifestanti ha dato luogo a un assalto contro le Officine Grandi Riparazioni e una sede della Leonardo, realtà industriale di primario piano nel settore della difesa, con danni materiali alle strutture e momenti di tensione con le forze dell’ordine schierate a presidio.
La reazione del governo: uno sciopero "illegittimo"
Proprio in questo contesto si inseriscono le parole del ministro delle Infrastrutture, il quale ha definito l’astensione dal lavoro come “illegittima”, un giudizio che ha richiamato quello espresso in precedenza dall’autorità di garanzia, avvertendo i partecipanti che ne avrebbero pagato le conseguenze secondo le norme di legge. Quest’ultime, stando alle ricostruzioni, avevano ricevuto la precisa direttiva di garantire la funzionalità dei servizi di trasporto pubblico, un compito che in diverse situazioni si è rivelato di notevole complessità.
La polemica politica: l'attacco del Carroccio a Landini
La risposta del leader del Carroccio, giunta da Reggio Calabria dove stava concludendo un impegno elettorale, è stata netta e ha colto l’occasione per un attacco frontale alla scelta del sindacato. “Uno sciopero lo indichi per rivendicare più posti di lavoro, per chiedere più ospedali o un aumento in busta paga”, ha affermato, lasciando intendere una sostanziale estraneità delle motivazioni addotte dalla Cgil rispetto ai tradizionali terreni di lotta. L’intervento si è spinto oltre, rievocando una pagina controversa del passato con una domanda diretta e polemica: “Dov’era la Cgil quando la Fornero massacrava i lavoratori e i pensionati? Dov’era Landini? Era a Gaza”. Un’affermazione che mira a mettere in discussione la coerenza e la tempestività dell’azione sindacale di fronte a crisi di diversa natura che hanno colpito il paese.
La partecipazione e la "lezione" dei giovani
Dall’altro lato, la giornata di mobilitazione ha visto una partecipazione ampia e variegata, con cortei che hanno riempito le piazze di una umanità composita, fatta di lavoratori, di militanti di vecchia data e di un’inusitata presenza giovanile. Proprio quest’ultima componente è stata sottolineata con forza dallo stesso Landini, che in un’occasione ha voluto rimarcare il valore della loro adesione. Il segretario, incrociando in corteo una studentessa con un cartello dai toni ironici, ha poi osservato come i giovani stiano dando “una lezione” di partecipazione, chiedendo con forza “un futuro di pace e giustizia sociale”. Una presa di posizione che, al di là delle strumentalizzazioni politiche e delle reazioni contrastanti, sembra segnare un tentativo di rinnovare il linguaggio e le priorità del sindacalismo confederale, misurandosi con temi globali che sempre più spesso diventano motivo di mobilitazione collettiva.




