Padova, una persona interrogata per l’omicidio di Marco Cossi, ucciso con una quindicina di coltellate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte che avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di una nuova avventura imprenditoriale si è trasformata invece, tragicamente, nell’epilogo di una vita spezzata dalla ferocia di un'aggressione. Marco Cossi, 48 anni, è stato trovato senza vita in una zona isolata nei pressi dell’aeroporto civile Gino Allegri di Padova, tra via Isonzo e via Santi Fabiano e Sebastiano. Era domenica notte, poco prima della mezzanotte, quando una coppia di ragazzi in motorino lo ha notato in condizioni disperate: seppur già gravemente ferito, l’uomo era riuscito ad attirare la loro attenzione, sbracciandosi in un ultimo, disperato tentativo di chiedere aiuto. Per lui, tuttavia, non c’è stato nulla da fare. I soccorsi giunti sul posto non hanno potuto che constatarne il decesso, causato da almeno quindici fendenti inferti con un’arma da taglio che i sanitari hanno descritto come lesioni profonde localizzate al torace, all’addome, ai fianchi, al collo e persino al volto.

Un fermo e dieci ore di interrogatorio serrato negli uffici della Squadra mobile

Mentre la città di Padova cercava di elaborare la notizia, il lavoro silenzioso degli investigatori ha subito imboccato una pista precisa. Nella mattinata di martedì 21 aprile, gli inquirenti hanno fatto scattare un'operazione che potrebbe rivelarsi decisiva. Una persona è stata condotta negli uffici della Questura e sottoposta a un interrogatorio serrato iniziato alle otto del mattino. La seduta, condotta congiuntamente dal pubblico ministero di turno e dagli uomini della Squadra mobile padovana, si è protratta per dieci ore, un lasso di tempo che suggerisce la complessità degli elementi al vaglio o la necessità di verificare minutamente l’alibi del sospettato. Nessuna misura cautelare risulta al momento essere stata emessa nei suoi confronti, e gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sia sull’identità della persona ascoltata sia sui dettagli emersi durante il confronto.

Un delitto che esclude la rapina: il movente si cerca nella vita della vittima

Ciò che rende ancor più cupo il quadro investigativo è la sostanziale esclusione della pista della rapina, un classico movente in contesti periferici come quello di Brusegana. Quando gli agenti hanno rimosso il, hanno infatti rinvenuto addosso alla vittima il portafogli con i documenti e il telefono cellulare, elementi che sarebbero stati i primi a sparire in caso di aggressione a scopo di lucro. Poco distante dal luogo del ritrovamento, gli agenti hanno trovato la sua automobile, una Golf grigia, parcheggiata con le portiere ancora aperte e la chiave inserita nel blocchetto di accensione. Un quadro che suggerisce una conoscenza diretta tra la vittima e il suo aggressore, forse un litigio degenerato all’improvviso al termine di un incontro privato. Gli investigatori, come riportato da fonti vicine all’inchiesta, parlano di "overkilling", un accanimento che di rado si verifica in un delitto commesso da estranei.

La vita tranquilla di un operaio e il sogno di un food truck

Marco Cossi, originario di Latisana ma residente a Tencarola di Selvazzano, non era certo un volto noto alle cronache giudiziarie. La sua fedina penale era immacolata e non risultavano segnalazioni a suo carico nelle banche dati delle forze dell’ordine. Da un paio d’anni viveva con l’anziana madre dopo essersi separato dalla moglie, lavorando stabilmente come dipendente in una ditta del settore logistico. C’è un dettaglio, forse il più struggente, che lega la vittima al futuro che non ci sarà. Lunedì 20 aprile, il giorno stesso del ritrovamento, Marco avrebbe dovuto inaugurare la sua nuova attività: un food truck, un piccolo sogno imprenditoriale nel quale aveva investito energie e speranze insieme a un socio. Invece, la Scientifica continua a setacciare l’area del Bacchiglione e i campi limitrofi alla ricerca dell’arma del delitto, un coltello che probabilmente è stato gettato via dal killer durante la fuga.

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