Stellantis e l'Italia, un legame da rafforzare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La settimana scorsa è stata decisiva per il futuro di Stellantis in Italia. Il Parlamento, con mozioni accolte favorevolmente, e il sindacato, con uno sciopero dopo trent'anni, hanno chiesto a gran voce che Stellantis investa nel Paese dove è nata l'auto europea, mantenendo l'occupazione. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato che convocherà il tavolo Stellantis, insediato lo scorso anno e riunitosi più volte, per discutere di questi temi cruciali.

Durante l'assemblea di Assolombarda, Urso ha affrontato diversi argomenti, tra cui il tetto agli stipendi nella Pubblica Amministrazione, previsto nella manovra finanziaria, e la richiesta a Stellantis di maggiori investimenti in Italia. Il ministro ha sottolineato che la misura del tetto agli stipendi è ragionevole per enti e fondazioni che ricevono contributi dallo Stato, paragonandola al tetto stabilito per lo stipendio del Presidente del Consiglio.

Urso ha ribadito l'importanza di mantenere l'unità tra sindacato, forza politica e filiera dell'auto per confrontarsi con Stellantis e farle capire che l'auto è nata in Italia e in Italia deve restare. Questa unità è vista come un bene prezioso per il Paese, necessario per affrontare le sfide poste dalla multinazionale.

La manifestazione di venerdì scorso contro le politiche di Stellantis ha riportato alla memoria l'antica saggezza operaia. Sebbene ci siano differenze rispetto alla vecchia FIAT degli Agnelli, è evidente che esiste un capitalismo attento al profitto ma anche, almeno in parte, alla vita delle persone.

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