Bonus prima casa under 36, la manovra 2025 cancella le vecchie esenzioni e punta tutto sulla garanzia Consap

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Chi ha meno di 36 anni e sogna di comprare la prima casa nel 2026 dovrà fare i conti con una realtà normativa profondamente diversa rispetto a quella che molti, forse, conservano ancora nella memoria. La legge di Bilancio 2025, nel ridisegnare il perimetro del sostegno pubblico ai giovani acquirenti, ha operato una cesura netta: dal 1° gennaio di quest’anno – e lo si può leggere chiaramente tra le pieghe della manovra – il tanto pubblicizzato azzeramento delle imposte di registro, ipotecarie e catastali non è più in vigore, essendo scaduto il precedente regime il 31 dicembre 2024. Al suo posto, e con un orizzonte temporale che si spinge fino al 31 dicembre 2027, il legislatore ha scelto di rifinanziare e potenziare un meccanismo diverso, meno appariscente ma forse più strutturale: la garanzia dello Stato sui mutui, gestita attraverso il Fondo di Garanzia Consap.

Un nuovo baricentro: dal bonus fiscale alla garanzia sul credito

Non si tratta, però, di un semplice cambio di sigla o di un aggiustamento tecnico secondario. La filosofia sottostante è cambiata radicalmente: invece di alleggerire il carico fiscale al momento del rogito – un vantaggio immediato, certo, ma limitato a chi aveva già la liquidità per l’anticipo e le spese notarili – il nuovo impianto mira ad aprire le porte del credito a chi, altrimenti, resterebbe escluso. La garanzia pubblica, nella sostanza, dice alla banca: se il giovane under 36 (o la famiglia numerosa con più di tre figli, purché rispettosi di determinati limiti reddituali) non dovesse farcela a ripagare il prestito, ci penserà lo Stato a coprire una parte consistente dell’esposizione. Un meccanismo, questo, che riduce il rischio per l’istituto di credito e, di conseguenza, gli consente di erogare mutui anche a chi non può vantare un sostituto d’imposta o un contratto a tempo indeterminato da anni.

Quarant’anni di garanzia, una finestra più lunga sul futuro

La novità più rilevante, almeno per chi intende accendere un mutuo nei prossimi mesi, riguarda la durata della copertura statale. Fino a poco tempo fa – e qui occorre prestare attenzione ai dettagli che sfuggono ai più – la garanzia Consap per gli under 36 era limitata a finanziamenti della durata massima di 30 anni. Con il recente intervento normativo, questo limite è stato esteso a 40 anni. Un cambiamento, quest’ultimo, che non è affatto marginale: allungare il periodo di rimborso riduce l’importo della rata mensile, anche se – va detto – aumenta il costo complessivo del prestito per via degli interessi aggiuntivi. Per un giovane che entra nel mercato del lavoro con uno stipendio non ancora stabilizzato, poter spalmare il debito su quattro decenni fa la differenza tra un mutuo accessibile e un rifiuto secco da parte della banca.

Requisiti e procedure per chi vuole provarci nel 2026

Ma chi può ancora beneficiare di questa garanzia, oggi? Il requisito anagrafico resta fermo: meno di 36 anni al momento della richiesta. A differenza del vecchio bonus fiscale – che era sostanzialmente automatico una volta verificata l’età – qui occorre invece fare i conti con la valutazione creditizia dell’istituto di credito, anche se la presenza del fondo Consap rende la procedura più fluida. Non spetta più, ed è bene ribadirlo con chiarezza, alcuna esenzione sulle imposte di registro o catastali: chi compra casa nel 2026 dovrà quindi mettere in conto queste spese, che tornano a essere interamente a suo carico. Quello che lo Stato offre, oggi, non è un regalo sulle tasse, ma una chiave per entrare in banca a testa alta anche quando le buste paga non sono da primato. La manovra 2025 ha così trasformato l’agevolazione da “sconto immediato” a “leva finanziaria”, spostando il baricentro dell’intervento pubblico dal fisco al credito, e affidando al Fondo Consap – operativo ormai fino al 2027 – il compito di tenere aperto il canale dei mutui per i giovani under 36.

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