Omicidio Paganelli, la Corte d'Assise respinge le eccezioni della difesa di Dassilva
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il processo per l'omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne trovata senza vita nello scantinato della sua abitazione a Rimini in un giorno di ottobre dello scorso anno, è tornato in aula per la sua seconda udienza, con l'imputato Louis Dassilva presente al fianco dei suoi legali. Il 35enne, di origini senegalesi, si è presentato dinanzi alla Corte d'Assise con un abito blu ciano e un papillon, un'apparente cura formale che stride con la gravità dell'accusa di omicidio volontario pluriaggravato che gli viene rivolta. I figli della vittima, attraverso i loro portavoce, hanno espresso senza esitazione la convinzione che sia lui il responsabile, un sentimento che aleggia nell'aula mentre i giudici sono chiamati a esaminare le intricate questioni procedurali.
Le eccezioni preliminari della difesa
In apertura di udienza, la Corte si è concentrata sulle eccezioni sollevate dagli avvocati difensori di Dassilva, Riario Fabbri e Andrea Guidi, le quali miravano a scardinare alcuni cardini dell'accusa. La prima, e forse la più significativa, ha riguardato la richiesta di nullità dell'incidente probatorio relativo a Manuela Bianchi, nuora della vittima e figura centrale nell'indagine. I legali hanno contestato la mancata videoregistrazione del suo interrogatorio, avvenuto per sola trascrizione, un passaggio fondamentale durante il quale la donna avrebbe ritrattato le sue dichiarazioni iniziali per affermare di avere incontrato l'imputato nel garage, il quale le avrebbe indicato la presenza di una donna a terra dietro una porta.
Il respingimento delle questioni e il rito abbreviato
La Corte, tuttavia, dopo avere attentamente valutato le argomentazioni, le ha respinte in blocco, confermando così la solidità procedurale dell'impianto accusatorio. Oltre alla questione sull'incidente probatorio, sono state rigettate anche le eccezioni relative alla presunta incompletezza delle intercettazioni fornite alla difesa, alla formulazione delle aggravanti e alla tempistica delle autorizzazioni per le intercettazioni ambientali raccolte nella questura di Rimini, quelle stesse che avrebbero immortalato i dialoghi tra Dassilva e Manuela Bianchi. Una strategia difensiva, quella delle eccezioni, che si è rivelata infruttuosa, lasciando il campo a un procedimento che proseguirà il suo corso ordinario, come del resto impone il rigetto della richiesta di rito abbreviato per l'imputato, inammissibile dato che l'accusa della premeditazione comporta la pena dell'ergastolo.
Il prosieguo del dibattimento
Con il superamento di questa fase preliminare, il processo entra ora nel vivo del dibattimento, con la difesa che ha già predisposto una lista di ben 149 testimoni da sentire, un numero che lascia presagire un iter giudiziario lungo e meticoloso. L'aula di Rimini, che ha già visto Dassilva pronunciare poche e circoscritte parole per confermare la sua scelta processuale, si prepara dunque ad assistere alla ricostruzione di una vicenda i cui dettagli, a partire da quelle dichiarazioni ritrattate e dalle intercettazioni, saranno ora analizzati minuziosamente, mentre la famiglia Paganelli attende di vedere confermata in sede giudiziaria la propria ricerca di verità.




