Pixel, addio alla barra di ricerca? E Snapseed 4.0 torna a vivere su Android

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Roma — Per anni, lo si è detto con una certa rassegnazione, i possessori di un Google Pixel hanno dovuto fare i conti con un’ossessione estetica tipica del marchio: la barra di ricerca fissa ancorata nella schermata home. Un elemento, quello posizionato nella parte inferiore del display, che altre interfacce concorrenti avevano da tempo relegato a mero optional. Ma qualcosa, finalmente, potrebbe cambiare. Un’analisi condotta sulla seconda beta di Android 17 QPR1, riportata da diverse testate specializzate, ha portato alla luce alcune stringhe di codice all’interno del Pixel Launcher che suggeriscono l’arrivo di un’opzione tanto attesa quanto “semplicemente logica”: la possibilità di rimuovere quella che, per molti utenti, rappresentava soltanto un ingombro visivo. Non è la prima volta che Google prova a smantellare le rigidità della sua interfaccia proprietaria; già con l’arrivo di Android 16, era stato infatti introdotto un interruttore per silenziare il widget “A Glance” (“Uno sguardo d’insieme”), quell’area in alto che mostra meteo e notifiche, liberando così i Pixel da un altro dei suoi “dogmi” di layout. La mossa, se confermata nei rilasci stabili previsti per l’autunno del 2026, rappresenterebbe una piccola rivoluzione nella filosofia del launcher: chi vorrà potrà delegare la ricerca tattile a Gestures o ad alternative di terze parti, godendo di una home finalmente minimalista.

L’assurdo ritardo di un aggiornamento necessario

La vicenda della barra di ricerca è emblematica di un certo approccio “conservativo” di Google verso l’ecosistema Pixel. A differenza di quanto accade su Samsung o Xiaomi, dove la scelta di nascondere widget o barre è sempre stata lasciata all’utente, Mountain View ha sempre insistito per mantenere il proprio strumento di ricerca come perno assoluto della user experience. Forse per non allontanarsi troppo dal motore di ricerca che ne decreta il fatturato, fatto sta che i fan del “pure Android” hanno dovuto arrangiarsi installando launcher alternativi come Nova o Action. Le nuove stringhe trovate nella beta – una semplice voce denominata “Show search bar” (Mostra barra di ricerca) – suggeriscono che l’addio al formato fisso sia imminente. Un cambiamento, questo, che arriva quasi dieci anni dopo il lancio della prima generazione di smartphone firmati Google, segnando una parziale marcia indietro su un’imposizione che molti critici di settore definivano “ottusa”. Non è dato sapere, al momento, se la rimozione totale sarà applicabile anche al dock delle applicazioni sottostante, ma le simulazioni trapelate indicano che lo spazio vuoto verrà semplicemente colmato dallo spostamento verso il basso delle icone ancorate, senza lasciare buchi bianchi nell’interfaccia.

Snapseed 4.0: la rinascita dell’editor che sfida i giganti a pagamento

Mentre i programmatori lavorano sotto traccia per l’interfaccia di Android 17, un’altra notizia ha scaldato i motori degli appassionati di fotoritocco mobile. Dopo un silenzio tombale durato oltre due anni – l’ultima modifica sostanziale risaliva a maggio del 2024 – Google ha finalmente ricordato di possedere Snapseed, l’app di editing fotografico che un tempo faceva impazzire i professionisti per la sua leggerezza e potenza. La versione 4.0, annunciata con un accenno a sorpresa su un reel di Instagram da Giles Ochs (responsabile del prodotto), è ora in fase di rilascio graduale sul Play Store, ponendo fine a un’ingiustizia tecnologica che vedeva gli utenti iOS godere delle stesse funzionalità già da qualche mese. E l’attesa, va detto, è stata ripagata con gli interessi: l’update stravolge completamente l’applicazione, introducendo una nuova fotocamera integrata battezzata “Snapseed Camera”. Quest’ultima permette di scattare applicando in tempo reale simulazioni di pellicole cinematografiche – si parla di “look” ispirati a Kodak Portra, Fuji Superia e persino alla Polaroid – gestendo, al contempo, un avanzato controllo manuale su ISO, tempi di scatto e messa a fuoco. E c’è un aspetto fondamentale che distingue questa mossa dalla concorrenza: tutto rimane completamente gratuito. Nessun abbonamento, nessuna pubblicità, nemmeno un watermark a marchiare le foto esportate, a dispetto di un mercato ormai saturo di app a pagamento come Lightroom o le varie suite cinesi.

L’editing non distruttivo e la parità con iOS

Il cuore pulsante di Snapseed 4.0, però, non è solo la nuova fotocamera. L’app abbraccia finalmente l’editing non distruttivo su larga scala: ogni modifica, anche la più complessa, può essere annullata o rimodulata in qualsiasi momento, preservando l’originale intatto nella memoria del dispositivo. Per i fotografi che scattano in RAW, il supporto è stato ulteriormente potenziato, mentre l’introduzione del batch editing accelera i flussi di lavoro per chi deve correggere decine di scatti in pochi secondi. Lo strumento di “Healing” (la cosiddetta “cura” per rimuovere oggetti o persone indesiderate) è stato reso più intelligente grazie a una mascheratura automatica dei soggetti, e la palette dei colori ora include il controllo HSL (tonalità, saturazione, luminanza) e un filtro “Dehaze” per eliminare la foschia. Ciò che colpisce, al di là della lunga lista di funzioni che supera la trentina di strumenti, è la decisione di Google di rimettere mano a un prodotto lasciato nell’oblio per anni. A giugno del 2025, l’azienda aveva stuzzicato il pubblico annunciando un restyling completo – un annuncio che sembrava quasi un fuoco di paglia – ma la successiva esclusività per iOS aveva fatto temere il peggio. Oggi che l’aggiornamento sta raggiungendo tutti i telefoni verdi, il robottino torna a giocare un ruolo da protagonista nel panorama del photo editing mobile, offrendo una valida alternativa “etica” (senza paywall) a chiunque scatti con un dispositivo Android. Per gli utenti Pixel, si tratta di una doppia boccata d’aria fresca: da un lato, si allenta la morsa sulla personalizzazione dell’home screen; dall’altro, si riscopre un gioiellino di software che, a quanto pare, ha ancora molto da dire.

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