L’Iran aspetta per l’accordo, la Francia muove la “De Gaulle” e Trump stringe i tempi del suo viaggio in Cina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il tempo, per la diplomazia, scorre come la scia di una portaerei nel Canale di Suez: visibile, inesorabile e carico di potenziale distruttivo.

Mentre l’amministrazione Trump attende quella che fonti della Casa Bianca, citate da Axios, definiscono come la risposta decisiva di Teheran alla proposta per porre fine alle ostilità, è proprio il movimento di una delle più potenti navi da guerra europee a scandire il ritmo delle ultime ore.

La portaerei francese Charles de Gaulle, con il suo intero gruppo d’attacco, ha completato l’attraversamento del Canale di Suez dirigendosi verso il Mar Rosso; un dispiegamento che, sebbene Parigi inquadri come preparatorio a una futura missione di "difesa" dello Stretto di Hormuz, rappresenta di fatto un posizionamento tattico di prim’ordine in un’area dove la tensione non ha mai smesso di bruciare. mediaset +3

L’ultimatum implicito di Trump

Nel frattempo, la partita diplomatica si gioca su un tavolo che sembra essere stato imbandito per una cena che potrebbe finire in una rissa.

Il presidente americano, parlando al telefono con PBS News, ha confermato di ritenere possibile che l’intesa venga siglata prima della conclusione della sua visita in Cina, prevista ormai per la fine di questa settimana.

“Sì, è possibile”, ha dichiarato, lasciando intendere che i nodi da sciogliere – nonostante le ottimistiche dichiarazioni dei giorni scorsi – restano ancora rilevanti.

E come spesso accade nel suo stile, alla carota della pace – “abbiamo una buona possibilità di concludere un accordo” – ha immediatamente fatto seguito il bastone della minaccia: “Se non lo facciamo, torneremo alle nostre vecchie abitudini”, ha detto, riferendosi alla possibilità di ordinare una ripresa dei bombardamenti già evocata in un post su Truth Social.

Non si tratta, quindi, di una resa dei conti imminente; ma piuttosto di una leva negoziale durissima, dove il tempo del viaggio presidenziale diventa la clessidra che scandisce l’attesa per Teheran. treccani +3

La risposta di Teheran e il dossier nucleare

Secondo quanto riporta la Cnn, che cita fonti vicine ai mediatori, proprio oggi l’Iran dovrebbe consegnare la sua risposta alla bozza di memorandum proposta dagli Stati Uniti.

Una risposta che, a giudicare dalle dichiarazioni pubbliche dei vertici iraniani – i quali hanno recentemente negato il coinvolgimento nell’attacco a una nave mercantile sudcoreana nello Stretto mentre annunciavano l’inizio dei lavori per ripristinare gli impianti petroliferi danneggiati dal conflitto – non sembra arrivare da una posizione di debolezza.

L’intesa in discussione, della durata di trenta giorni, dovrebbe gettare le basi per una riapertura del canale di comunicazione sul nucleare.

Trump stesso ha cercato di placare le preoccupazioni più immediate, rivelando che l’uranio arricchito iraniano, come parte dell’eventuale patto, verrebbe esportato negli Stati Uniti “forse” e che l’Iran accetterebbe di non gestire più i propri impianti sotterranei.

Una condizione, quest’ultima, che ridisegnerebbe completamente la strategia di difesa di Teheran. euronews +3

La missione europea per lo Stretto di Hormuz

Mentre i diplomatici parlano, la forza bruta si muove, ecco perché l’occhio resta puntato sulla “De Gaulle”. Il governo francese ha diffuso un timelapse del passaggio della portaerei, una mossa che ufficialmente rientra nella "pianificazione di una potenziale missione" per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz.

Tuttavia, questa operazione, concordata da settimane con la Gran Bretagna, ha un obiettivo preciso: essere pronti a intervenire non appena la situazione si stabilizzerà, o se il cessate il fuoco dovesse collassare.

La ministro delegato alle Forze armate francesi, Alice Rufo, ha precisato che lo schieramento serve a ridurre i tempi di risposta per una missione navale internazionale, sottolineando che "la Francia è pronta ad agire per garantire la sicurezza della navigazione, senza diventare parte del conflitto".

Una linea sottile, quella tra deterrenza e intervento diretto, che l’Europa sta cercando di percorrere mentre le armi tacciono, in attesa di capire se a parlare saranno ancora i diplomatici o torneranno a farlo i cannoni. larena +3

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